Chi ha portato al punto di rottura MPS? La politica! Quella riunione del 3 novembre 2014

 

I responsabili della distruzione del patrimonio della Banca e della Fondazione MPS sono noti: i protagonisti di quel groviglio armonioso che avevano avvolto la città di Siena, la Banca, la Fondazione e le altre istituzioni, in un vortice di disastri gestionali. Erano gli anni in cui il partito (DS-Margherita-PD), decideva nomine e scelte gestionali della Banca e della Fondazione. I nomi del partito sono quelli di sempre: Ceccuzzi, Cenni, Ceccherini, Mussari, Mancini, Rossi Enrico, Bezzini. Egemonia totale su  Banca, Fondazione, comune e provincia. Addirittura Ceccuzzi (PD) e Bezzini (PD), auspicavano un ruolo di consulente nella Fondazione MPS per Antonio Vigni, ex DG della Banca Mps. E qui siamo nella fase in cui hanno distrutto la Banca e la Fondazione. Poi uscito di scena Mussari, la politica porta a Siena Alessandro Profumo e nel 2013 fu lo stesso Profumo, insieme al PD senese e regionale, a opporsi alla nazionalizzazione di Mps, poi il governo di Enrico Letta assecondò il PD e perse la vera occasione per nazionalizzare.

In quel momento soltanto l’ex ministro Vincenzo Visco prese posizione chiedendo la nazionalizzazione. Con il no alla nazionalizzazione inizia il lungo calvario per la Banca, dopo aver subito il dissesto nel periodo Mussari-Mancini. In quel momento ad assecondare Profumo c’era il governatore della Toscana Rossi Enrico,  lo stesso che a suo tempo, aveva assecondato Mussari e la classe politica senese. In questi giorni Rossi parla di continuo e nessun giornalista che si trova ad intervistarlo, ricorda il ruolo di Rossi, che come presidente della Regione, era a capo di uno degli enti nominati della Fondazione MPS. Ma c’è una riunione, che rappresenta più di tutti un passaggio delicato che ha compromesso il risanamento della Banca: la riunione del 3 novembre 2014. Alla riunione erano presenti il sindaco di Siena Valentini, il governatore della Toscana Rossi, Luca Lotti, il segretario regionale del PD Dario Parrini e il segretario del PD di Siena Guicciardini.

Durante quella riunione,  questi signori hanno discusso di aspetti strettamente legati a Mps: dalla questione della restituzione dei Monti-bond fino alle strategie per la Banca, e infatti in quella riunione questi signori (tutti del PD), presero posizione contro la possibile aggregazione di Banca MPS con altre banche. Avete capito chi ha messo le mani nelle questioni del Monte dei Paschi di Siena? Non solo il PD, con il sostegno di Profumo, si era opposto alla nazionalizzazione, ma ha ostacolato il possibile processo di aggregazione: due soluzioni, diverse, ma che avrebbero messo in sicurezza la Banca già tre anni fa.  Bisogna ritornare indietro nel 2013 e nel 2014,  per spiegare meglio il perché Mps è arrivata al punto di rottura e queste cose vanno spiegate bene ai risparmiatori e ai dipendenti della Banca.  Oggi, politici come Valentini e Rossi, hanno anche il coraggio di parlare di ritardi nell’intervento dello Stato. Per ora ci fermiamo alla riunione del 3 novembre 2014, nel prossimo articolo daremo un nostro giudizio sul passaggio dalla gestione Viola a quella di Morelli e al mancato successo dell’operazione di mercato. Nel frattempo, visto che lo Stato con i soldi dei cittadini interviene per garantire il futuro di Mps, auspichiamo il massimo della trasparenza e una forte operazione verità sulle responsabilità, con nomi e cognomi, ritornando indietro alla gestione Mussari, a quel 2013, e a quella riunione del 2014.

Unisciti alla conversazione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *