MPS e gli estremi rimedi

 

Nell’articolo precedente (leggi qui), abbiamo fatto una ricognizione delle responsabilità della politica e c’eravamo fermati al cambio di amministratore delegato: da Viola a Morelli. Ci sono inoltre alcuni passaggi storici fondamentali, che merita ricordare, per riallacciarsi agli accadimenti attuali. La politica locale senese, con il suo groviglio, ha la pesante responsabilità del disastro bancario e non solo,  in alcuni passaggi storici riguardanti  la Banca il groviglio ha trovato sponde fuori Siena, come per esempio nell’occasione della  mancata operazione BNL-MPS: operazione saltata per ben due volte. La prima volta è stata quando a Siena i politici erano schierati con Veltroni e dissero no alla BNL perché era caldeggiata da D’Alema. La seconda volta, quando il gruppo dirigente senese si schierò con le cooperative toscane guidate da Turiddu Campaini, per ostacolare quelle emiliane che appoggiavano Consorte. Per ben due volte hanno detto no alla BNL e quei due no sono stati i due tragici errori storici.  Nel frattempo, il groviglio devastava il patrimonio della Banca e della Fondazione e con centinaia di milioni di euro di sponsorizzazioni e pubblicità, avevano a loro favore la quasi totalità dell’informazione. Con Antonveneta arriva il colpo mortale. La politica senese in quel momento, per mantenere sempre saldo il groviglio locale, decide di schierarsi con la finanza cattolica spagnola, che in quegli anni aveva tentato, con Botin alla guida, di scalzare la finanza cattolica italiana guidata da Giovanni Bazoli. Botin perde la guerra con Bazoli e ritirandosi dall’Italia vende Antonveneta a quei geni che controllavano Banca MPS. Il mondo finanziario laico, sottovaluta la portata di quella operazione e avalla il “capolavoro” di Mussari e del groviglio, con Mediobanca schierata con Mussari. E non solo: anche Confindustria di Marcegaglia e Montezemolo, sposa la causa mussariana (periodo in cui  il Santander di  Botin diventa lo sponsor della Ferrari con a capo Montezemolo). Finisce tragicamente l’era Mussari, la politica porta a Siena prima Viola e poi Profumo, e gli ultimi due confermano il rapporto di collaborazione con Mediobanca lasciato in eredità da Mussari. Non a caso è proprio Viola che avvia con Mediobanca una parte dell’operazione per la cessione degli NPL ed è Viola che lascia il piano dell’aumento di 5 miliardi che Morelli lancia sul mercato, con  Mediobanca sempre presente. Ancora oggi ci sono due domande alle quali Profumo e Viola prima o poi dovranno rispondere:

  1.  Perché vi siete opposti, quando era possibile farlo, alla nazionalizzazione della Banca?
  2.  Perché, invece di fare a più riprese aumenti di capitale, non avete fatto fin da subito una svalutazione totale di tutte le sofferenze e passività, in modo da fare un unico e definitivo aumento di capitale?

Altri due errori, durante la gestione Profumo-Viola, sono stati fatti dalla Fondazione guidata da Antonella Mansi. Il primo è non aver sostituito, quando era opportuno farlo, Profumo e Viola ai vertici della Banca.  Pur con i ritardi accumulati, un cambio dei vertici e una svalutazione totale era sempre possibile. Il secondo errore, quando la Fondazione per assecondare le pressioni della politica locale, non ha forzato per la sostituzione dei membri del CDA nominati dalla stessa Fondazione, per far entrare i rappresentanti dei soci stranieri.  Cattiva gestione, grovigli continui, errori e ritardi, che sommati, ci consegnano la situazione attuale della Banca. Perché siamo arrivati agli estremi rimedi della BCE che oggi chiede un aumento di capitale più corposo? In primo luogo perché la politica ha devastato la Banca; poi nel 2013 la stessa politica ha impedito la nazionalizzazione. Ma ciò che ha pesato nel fallimento della soluzione di mercato, oltre all’errore di portare MPS nella palude del referendum, è stato lo scontro tra Mediobanca e JP Morgan da una parte e il fondo Atlante dall’altra, di contorno dobbiamo registrare la pessima  gestione riguardo il  prezzo della cessione  degli NPL, e le barricate della politica per impedire un’aggregazione di Mps con altre banche. Da una parte la città, che non  ha voluto fare i conti con il groviglio una volta per tutte, dall’altra la cronica   stupidità della politica locale, hanno permesso che si consumasse questa farsa socio-politico-finanziaria, e ora la Bce giustamente presenta il suo conto salato. Del resto ancora oggi, il sindaco di Siena, il renziano Valentini Bruno, invece di osservare un doveroso silenzio, continua ad attaccare la BCE. Le prese in giro non possono durare all’infinito.

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