Sei domande a Roberto Guiggiani

Per quanto riguarda le nostre interviste, è il turno di Roberto Guiggiani, probabilmente il massimo esperto di turismo che abbiamo a Siena. Roberto Guiggiani ha una interessante storia politica alle sue spalle, per molto tempo spesa tra le file dei sostenitori dell’attuale amministrazione. Guiggiani però, a differenza di molti suoi ex compagni di partito (il Pd), ha saputo nel tempo distinguersi e ha dato seguito a questo suo modo di fare, prendendo  decisioni abbastanza anomale per lo stile stagnante, omologato e restio a qualsiasi autocritica,  del classico politico senese facente parte della maggioranza. Andiamo a leggerci le sei domande e le sei risposte.

Lei Guiggiani è un esperto di turismo, ci dice quale sarebbe il primo atto che compirebbe se venisse investito di una tale responsabilità per il comune di Siena? 

Voglio tranquillizzare tutti: non mi affideranno mai una responsabilità del genere. Ho più volte scritto e suggerito agli assessori comunali al turismo di puntare risorse ed intelligenze su una rete di servizi di accoglienza – alcuni già ci sono: visite guidate, biglietti cumulativi, ingressi gratuiti, aperture straordinarie – perché sono quelli che rendono piacevole, gradevole o anche entusiasmante la visita di una città d’arte. E generano recensioni positive, che sono più efficaci di ogni promozione istituzionale.

Qual è il suo giudizio sulla gestione culturale-turistica della giunta Valentini? 

Turismo e cultura, a mio parere, sono due mondi diversi e spesso in contrasto fra di loro, quindi distinguerei le due cose. In campo turistico, l’assessore Pallai ha introdotto molte novità: c’è un sito e canali social di destinazione turistica (Enjoy Siena, di cui sono il caporedattore), c’è un cartellone di eventi che si ripete di anno in anno, ha fatto parlare di Siena in modo nuovo grazie a Francigena, SienaforKids, le possibilità di fare matrimoni. Adesso vanno fatti crescere, conoscere, capire quale capacità di attrazione possono avere, o non avere, e quali modifiche e sviluppi sono necessari. In campo culturale, ho visto qualche iniziativa qua e là, ma senza un programma organico.

Parliamo di politica. La sua esperienza a Siena Cambia (poi Siena Attiva), si concluse prima del tempo, ci ricorda i motivi principali che la spinsero a fare quella scelta? 

Mi sono trovato da solo a sostenere la linea per cui Siena Cambia era nata: cambiare le logiche malate che hanno rovinato questa città e valorizzare le energie e le intelligenze fino ad oggi emarginate. Il gruppo consiliare ha scelto un’altra linea, che era quella di abbandonare ogni proposito di cambiamento (tanto è vero che hanno tolto anche la parola “cambia” dal nome) e piegarsi invece alle vecchie logiche malate del Pd. E si è condannato così alla inutilità politica. Non faceva per me.

Siena sembra non essere immune alla malattia, molto diffusa in Italia, del conflitto d’interessi, qual è la sua opinione al riguardo? 

Il conflitto di interesse è inevitabile, in qualsiasi città, in qualsiasi paese ed in qualsiasi epoca, perché fa parte delle logiche stesse del potere. In più mettiamoci il cosiddetto “familismo amorale”, così tanto italiano… Non vedo a Siena una situazione particolare, siamo nella media.

Sulla questione Mps-Antonveneta, se la sente di darci una sua opinione dei fatti? E’ d’accordo con chi pensa che le principali responsabilità, siano fuori dai confini cittadini? 

La mia personale opinione è che sia partito un ordine da Roma: Monte dei Paschi deve mettere 20 miliardi per salvare Antonveneta dal fallimento. Punto. E chiunque si fosse opposto a quell’ordine – condiviso da Governo, Banca d’Italia, Consob e partiti politici – sarebbe stato sostituito dopo pochi minuti. Poiché nessuno è stato sostituito, vuol dire che a Siena nessuno si è opposto.

Nelle prossime elezioni amministrative, la vedremo ancora come attivo protagonista in una parte politica o lista civica? 

La testa mi dice di lasciar perdere: ho già dato e ne sono uscito con le ossa rotte, dal Pd e da Siena Cambia. Ma poi la passione per la politica è tanta e dunque potrei di nuovo cadere in tentazione, però non con una posizione di prima fila. Ho 53 anni, l’età giusta per fare il “consigliere anziano”.

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