Il ruolo della politica per le nomine di Mancini e Mussari; il ruolo di Patuelli per Mussari all’Abi e l’emendamento di Corrado Passera

(Foto di ImagoEconomica)

In questi giorni di frenesia totale intorno al caso Mps, tra chi cerca una redenzione per gli errori del passato e chi, per mero calcolo politico, sposta l’attenzione sugli effetti e non sulle cause, si corre il rischio di dimenticare il “sistema” che ha portato MPS nelle condizioni attuali, permettendo così agli attori politici di allora di confondersi nel calderone mediatico. Spostare l’attenzione sui debitori di MPS, non serve ad aiutare la ricerca di una verità obbiettiva, anzi, favorisce l’opposto. E su questo tema dei debitori siamo già intervenuti nei giorni scorsi con questo articolo: Cosa non torna in questa caccia ossessiva ai crediti di Banca MPS?
Perché Banca MPS è stata ridotta nelle condizioni che tutti conosciamo? La risposta non va cercata nei meandri della grande finanza internazionale, ma nel ruolo della politica locale e nazionale,  nell’utilizzo che è stato fatto della Banca per favorire le carriere personali, in vari ambiti, di pochi soggetti. Tradotto: hanno distrutto il patrimonio di una Banca e di una Fondazione, per assecondare un circuito politico e le pretese carrieristiche di pochi soggetti.
Un aiutino che conferma questo “sistema” era arrivato anche dall’ex presidente della Fondazione MPS Gabriello Mancini, durante l’interrogatorio reso ai magistrati di Siena, il 24 luglio del 2012. Gabriello Mancini: la mia nomina e quella di Mussari fu decisa “dai maggiorenti della politica locale e regionale e condivisa dai vertici della politica nazionale”

Nel 2006 dovevano decidere le nomine della Banca e della Fondazione MPS: Mancini (esponente della Margherita) fu indicato per la presidenza della Fondazione e Mussari (esponente dei DS), fu indicato alla presidenza della Banca. Mancini, sponsorizzato dall’allora esponente della Margherita Alberto Monaci e Mussari dall’onorevole Ceccuzzi, con la federazione dei DS che in quel momento era filo-veltroniana. Mancini durante l’interrogatorio disse che alle riunioni per decidere quelle nomine  “partecipavano l’onorevole Franco Ceccuzzi, il segretario provinciale della Margherita, Graziano Battisti, il sindaco e il presidente della Provincia di Siena” .
Siglato l’accordo a Siena, Mancini riferisce ai magistrati che quell’accordo venne poi convalidato dai vertici nazionali della Margherita e dei DS: “l’onorevole Ceccuzzi mi riferì che anche per i Ds vi fu un assenso a livello nazionale e che poi, lo stesso Mussari, mi confermò di avere il sostegno del partito a livello nazionale” .
Per quanto riguarda la Margherita, Gabriello Mancini, riferisce che l’assenso ci fu nelle riunione a Roma della stessa Margherita, presenti Rutelli, Alberto Monaci e Antonello Giacomelli (attuale sottosegretario nel governo Gentiloni). In seguito dalla fusione Margherita-DS nacque il PD.
Per quanto riguarda il centrodestra, lo stesso Mancini riferisce ai magistrati che ci fu l’assenso di Gianni Letta per le nomine nel cda di Querci e Pisaneschi, e in Toscana il capo del centrodestra era Denis Verdini.
Dentro questo “sistema” politico si sono sviluppati i grovigli tra Banca e informazione e Banca e sport.
Sempre Mancini, riferisce ai magistrati che Mussari aveva “come punto di riferimento nel Pdl l’onorevole Verdini” .
Ci sono alcuni intercettazioni tra alcuni politici e Mussari che rendono il quadro molto chiaro.

Il 24 febbraio del 2010, Piero Fassino chiama Mussari per sapere quando lo potrà incontrare a Roma. Ma Mussari è una settimana in ferie. E Fassino: ”Ricontattami quando rientri per fissare un incontro. Così facciamo un po’ il punto totale”.
Il 25 marzo Daniela Santanché gli chiede di fissare un appuntamento a Roma per il suo socio, Giampaolo Angelucci del gruppo Tosinvest (che è già cliente Mps). Il presidente Mussari le risponde che la ricontatterà il prossimo lunedì . (fonte Huffington post)
Il 17 marzo arriva la telefonata del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta: «E’ possibile concedere al Teatro Biondo di Palermo un extrafido di 1.5 milioni di euro garantito da finanziamenti assicurati dalla Regione e dal Comune». Mussari risponde che se ne occuperà «immediatamente». (fonte Huffington post)
E Mancini sempre ai magistrati:”Alla Fondazione Mps arrivavano continuamente “sollecitazioni politiche” sui progetti in ordine alla concessione degli stessi. Mancini non ricorda “richieste esplicite” di Franco Ceccuzzi (ex deputato Pd ed ex sindaco di Siena), “richieste potevano venire, eventualmente, dagli uomini di riferimento di Ceccuzzi che indico in Luca Bonechi e Alessandro Piazzi“. La Fondazione Mps “ha avuto in Ceccuzzi”, allora componente della Commissione Finanze della Camera, “un interlocutore privilegiato”: era deputato dei Ds, tra il 2006 e il 2007, quando era in discussione una modifica sul voto delle Fondazioni nelle assemblee dei soci delle banche, (con un limite al 30%), “si batté per il suo ritiro”. “L’emendamento danneggiava la nostra Fondazione – aggiunge Mancini -, oltre alle Fondazioni Carige e CariFirenze. All’epoca il presidente della Commissione finanze era l’onorevole Paolo De Mese, che, per quanto mi consta, era in ottimi rapporti con Ceccuzzi”. (fonte Repubblica).
La rielezione di Mussari all’Abi: Patuelli il mediatore e l’emendamento di Corrado Passera.

(Photo by Pier Marco Tacca/Getty Images)

Sempre in questi giorni, troviamo banchieri come Patuelli e Passera che fanno la morale a tutti e dimenticano il ruolo che hanno avuto per la riconferma di Mussari al vertice dell’ABI.
Rifacciamo un po’ di storia. Sia Mussari (presidente), che Antonio Vigni (direttore generale), non sono stati mandati via da MPS: Vigni si dimette e al suo posto, sotto la presidenza Mussari, arriva Fabrizio Viola. E Mussari oltre che presidente di Banca MPS era il presidente dell’ABI. Concluso il mandato di presidente di MPS, si pone in seno all’ABI il problema di eleggere un nuovo presidente, in quanto le regole di allora prevedevano che il presidente dell’ABI doveva essere un banchiere in carica. Per Mussari, quindi, la rielezione ai vertici dell’ABI si allontana. Invece, pur con alcuni mal di pancia, l’assemblea dell’Abi approva un emendamento scritto da Corrado Passera, che permette anche ai banchieri senza incarico nelle banche di essere nominati al vertice dell’Abi. Per Mussari, grazie all’emendamento Passera, la strada per la rielezione si riapre. Ma c’era il problema dell’indagine in corso, che vedeva Mussari tra gli indagati e all’interno dell’Abi serpeggiavano perplessità per la rielezione. Tutto venne  superato e grazie alla mediazione di Antonio Patuelli, anche quelli perplessi si convinsero a rieleggere Mussari.
Sulla carriera di Mussari ai vertici dell’Abi, merita ricordare un’altra intercettazione telefonica, quella tra Giuliano Amato (attuale giudice costituzionale) e Giuseppe Mussari.
Il 14 febbraio del 2010 (anno della prima elezione di Mussari all’Abi), Giuliano Amato chiama Mussari:“se è vera la voce circa la sua candidatura all’Abi in modo tale da fare qualcosa per sostenerlo”, annota la Guardia di Finanza nel brogliaccio riportato dal Corriere. “Mussari glielo conferma”. (fonte Fatto Quotidiano)
Poi la conversazione tra Amato e Mussari, per la sponsorizzazione del circolo del tennis di Orbetello:
Amato: “Mi vergogno a chiedertelo, ma per il nostro torneo a Orbetello è importante perché noi siano ormai sull’osso, che rimanga immutata la cifra della sponsorizzazione. Ciullini ha fatto sapere che il Monte vorrebbe scendere da 150 a 125“.
Mussari: “Va bene, ma la compensiamo in un altro modo“.
Amato: “Guarda un po’ se riesci, sennò io non saprei come fare… Trova, ce l’hai un gruppo? La trovi?”
Mussari: “La trovo, contaci“.

Vi serve una commissione d’inchiesta, per capire quello che è successo dentro e intorno alla Banca e alla Fondazione MPS?

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