Il PD di cencio contro quello di straccio, la nuova (vecchia) mossa degli “alisti” toscani e il laboratorio senese

Forse, ma anche senza forse, chi ha lanciato Renzi ai vertici del partito, portando subito dopo alle dimissioni di Letta dal governo e poi alla formazione del governo Renzi, sapeva, o almeno aveva elementi per ipotizzarlo, che il PD non poteva sopravvivere, e quindi ha (hanno) deciso di sacrificare il finto rottamatore di Rignano sull’altare del populismo,  per additarlo come responsabile della fine del progetto del PD. Il ragazzo di Rignano ci ha messo anche del suo per completare l’opera, grazie anche alla mossa “astuta” di Napolitano, che lo ha convinto a lanciare la battaglia sul referendum costituzionale. La mano di coppale su un partito moribondo, e più in generale, su un sistema politico che non ha mai elaborato la fine della prima repubblica. La fotografia della fine del renzismo d’apparato (quello mediatico era già finito), o meglio, del “partito assistito dal renzismo verso la fine”,  ce la danno il segretario del PD toscano Dario Parrini e il governatore della Toscana, Enrico Rossi. Praticamente, il PD di straccio contro il PD di cencio.
Prima interviene Rossi e accusa Renzi di essere “un pokerista disperato”, nell’arco di poche ore parte la replica renziana affidata alle mani di Dario Parrini che attacca Rossi, come un qualsiasi blogger di provincia, e gli dice “spenda meno in comunicazione e più nel sociale”. Nervi tesi, tensione oltre le stelle: un partito in attesa di liquidazione. Ma lo scontro “mal gestito”, tra i due sodali, Parrini e Rossi, non riguarda soltanto la crisi del partito nazionale; i nervi sono tesi anche per motivi che riguardano le prossime elezioni regionali in Toscana e gli assetti di potere intorno alla sanità della Toscana. Rossi, pensando di più alla sua carriera nazionale, non ha trovato un successore per la presidenza della regione, consegnando di fatto al Parrini la possibilità di individuare il futuro candidato. Questo era l’accordo prima del referendum, quando il renzismo appariva duraturo e forte. Poi il risultato del referendum ha cancellato i sogni di gloria. Con un quadro politico così incerto e con un PD praticamente al capolinea, i giochi di potere in Toscana ripartono dagli schemi di un tempo. Il Parrini con la sua componente renziana, sta stringendo un patto con Antonello Giacomelli (ex democristiano vicino ad  Alberto Monaci), in modo da neutralizzare l’altra componente renziana vicina a Federico Gelli. Per fare cosa? Decidere il prossimo candidato per la presidenza della Regione, la Saccardi o lo stesso Giacomelli, e per condizionare la riorganizzazione e le  future nomine della sanità Toscana. Dentro questo schema si inserisce la battaglia in vista delle prossime elezioni amministrative di Siena, con l’uomo del Parrini, il turbo-renziano Stefano Scaramelli,  che ha fatto l’accordo dentro il PD con Alberto Monaci, e il sostegno di Giacomelli. Regione, sanità e comune di Siena: la guerra dei mondi in Toscana. Per non farci mancare nulla, in questo vasto laboratorio politico toscano, anche gli “alisti” toscani, cioè quelli di Ala (il gruppo di Verdini), fiutando il ritorno di possibili grovigli, tentano di riposizionarsi, e consapevoli che l’ingresso nel PD non è praticabile, sondano il terreno per rientrare in Forza Italia, almeno qui in Toscana. Per ora il capogruppo di Forza Italia, ha respinto questi tentativi, ma gli alisti non demordono, e per non irritare gli ex colleghi di Forza Italia, il prossimo tentativo sarà gestito, non dal braccio destro di Verdini, Massimo Parisi, ma dall’alista Riccardo Mazzoni. Gli alisti toscani, sperano nella mediazione del parlamentare di Forza Italia, Angelucci, non solo per rientrare nel partito, ma anche per giocare con il sostegno editoriale la partita per le prossime elezioni di Siena.
Nessun dorma…..

Unisciti alla conversazione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *