Sanremo, le “banchette”, il gel e il disordine politico

Per la questione, si potrebbero scomodare le tesi sociologiche sul rapporto “musica e società” di T.W.Adorno, o addirittura le riflessioni dei tre pionieri, Weber, Simmel e Schutz, della “sociologia della musica”. Invece, per sviluppare la nostra riflessione sul recente ruolo della musica nella società, e nello specifico tra la musica e la direzione nazionale ultima del PD, sposiamo in pieno il pensiero di un semplice pensionato che stava seguendo la kermesse dal portatile in uso al circolo della bocciofila: ”la scimmia però non stava ballando accanto a Renzi!”.
Una riflessione giusta, appropriata. Anche qualche delegato presente alla direzione, appena è partita la canzone di Gabbani per dare l’avvio dei lavori, si aspettava che qualcuno, tipo Orfini, indossasse il costume della scimmia sanremese, per ballare accanto al segretario. Il ballo non c’è stato: delusione tra i delegati.
Chiusa la riflessione, ci sarebbe da chiedere a Renzi e ai dirigenti del PD, il senso di voler inserire nel contesto del partito, quasi a volerci mettere il cappello, il brano vincente di Sanremo. E’ pur vero, che il dibattito politico sia scarso e le argomentazioni, fin dalla campagna referendaria, richiamino a certe  suggestioni più che alla realtà, ma non si può passare dal centralismo democratico al karaoke: il paese attende delle risposte e non regge più il peso del disordine politico. E poi, lasciate a Gabbani la soddisfazione della vittoria senza inserirlo nelle agende del dibattito politico: perché Sanremo è Sanremo e i partiti dovrebbero essere altro. Se poi Renzi e il suo team, non possono fare a meno della musicologia, chiedano  a Gentiloni di creare una delega specifica sulla musica da affidare, oltre a quella del fantacalcio, al ministro dello sport, potrebbero aprire un dibattito sul perché Mietta non cavalca più le scene musicali o come si inserisce la famosa canzone presentata a Sanremo nel 1984 da Giampiero Artegiani, nel dibattito sulle opere pubbliche (guarda e ascolta qui).

Restando sempre sulla direzione del PD e passando dal karaoke alle banche, ci ha stupito e leggendo capirete il perché, l’affermazione di Renzi su “qualche banchetta toscana”. Chissà se il consigliere regionale, il turborenziano Stefano Scaramelli, eletto a Siena, era presente alla direzione e se ha applaudito sentendo parlare di “banchetta” con riferimento al Monte dei Paschi. E se era presente, perché non ha contestato Renzi dicendogli “come ti permetti di additare MPS con il termine di banchetta”? Quando vuole il turborenziano Scaramelli ci può scrivere per chiarirci questi nostri interrogativi. Magari potrebbe spiegare, insieme al renziano sindaco Valentini, ai dipendenti di MPS e ai cittadini di Siena, che il PD dopo aver gestito con i suoi uomini Banca e Fondazione con i risultati che conosciamo, per bocca del segretario Renzi oggi la considera Mps una “banchetta”.
Chissà se era una “banchetta” quando MPS, con Mussari presidente, indicava nel cda di Firenze parcheggi, l’amico di Renzi, Marco Carrai.
Chissà se era una banchetta quando MPS, con Mussari presidente, indicava nel cda di una sua partecipata, l’attuale responsabile degli enti locali del PD toscano, il renziano Stefano Bruzzesi.
Ci sarebbero tanti “chissà”!
Questa delle “banchette” esprime lo stesso concetto di alcuni dirigenti politici locali, che davanti a una gestione politica “spettinata”, pensano di risolvere i problemi riempiendosi i capelli di gel o di lacca. Poi quando finisce l’effetto del gel…

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