I “turborenziani”, le nomine della Fondazione e la linea editoriale degli Angelucci su Siena

Il maggiore esponente dei “turborenziani” toscani è il consigliere regionale del PD Stefano Scaramelli: il politico che da Chiusi, sull’onda dell’entrata in scena di Renzi nell’agone nazionale, ha conquistato consensi promettendo rotture col passato e novità nella politica senese. Nulla di tutto questo si è verificato, anzi, lo Scaramelli per non smentire i rituali del groviglio armonioso, dopo mesi di belle parole ha pensato bene di rinvigorire il modus operandi di quella classe dirigente che ha portato la città, Banca e Fondazione,  nel più grosso disastro gestionale della storia repubblicana.In vista delle elezioni amministrative del 2018 ricominciano i riposizionamenti e le “strategie” aggroviglianti: da una parte un PD locale praticamente azzerato nella sua attività politica e dall’altra il plateale tentativo del giornale locale, il Corriere di Siena (di proprietà degli Angelucci storici amici di Verdini), che ha  la pretesa assurda di voler “condizionare” il dibattito politico e le candidature degli schieramenti. Da una parte e dall’altra, non si sono accorti che siamo nel 2017 e più che “condizionare” nuovamente la vita politica cittadina, dovrebbero guardare il numero degli iscritti e il numero dei lettori rimasti. Tutto questo caos, creato ad arte per tentare di bloccare nuove soluzioni per il governo della città. Tanto per essere  essere chiari, alla città serve una nuova visione e una nuova strategia,  che non passa né dal groviglio interno al PD e nemmeno da quello editoriale degli Angelucci.
Le dimissioni dall’esecutivo e l’uscita dal PD di Silvia Sestini, testimoniano proprio questo: il PD senese nel tentativo di rimuovere le proprie responsabilità, non è in grado di esprimere una linea politica e un salto di qualità per la città. Non a caso, proprio ieri, altri iscritti del PD (tutte brave persone), hanno lanciato l’allarme partendo proprio dalle riflessioni della Sestini, da notare poi,  che alcuni dei firmatari del documento critici verso il segretario Masi, si erano impegnati per supportare il turborenziano Scaramelli. A questo punto proprio Scaramelli, dovrebbe chiarire alcune cosette, visto che avrebbe la fantasiosa idea di candidarsi al parlamento (per fare cosa?). Scaramelli non avrà difficoltà a rispondere ad alcune domande, non solo di interesse generale, visto che  le risposte, considerate le domande, interessano anche a chi lo ha supportato.

  1. E’ vero, caro Scaramelli, che hai fatto delle riunioni “riservate” con coloro che erano (lo sono sempre) ceccuzziani, per discutere sul come far fuori Clarich dalla Fondazione, in modo da rimettere alla presidenza un uomo fidato del PD senese? Che sempre in queste riunioni avete ipotizzato, per non ricandidarlo a sindaco, di proporre Valentini al tuo posto in regione, visto che ti vorresti prendere un seggio in parlamento?
  2. Caro Scaramelli, che cosa pensi della scelta di Silvia Sestini?
  3. Caro Scaramelli, cosa pensi della notizia relativa al tuo compagno di partito Fabrizio Nepi (vedi articolo allegato della Nazione)?
  4. Caro Scaramelli, ti ricordi chi c’era in quella famosa riunione di partito, con la presenza di Grabriello Mancini, quando avete discusso e messo a votazione,  se la Fondazione doveva o meno, partecipare all’aumento di capitale della Banca sotto la presidenza Mussari?
  5. Caro Scaramelli, è vero che il tuo candidato a sindaco è quel Massimo Bianchi ex assessore di Siena?

Con molta probabilità lo Scaramelli non risponderà a queste domande, sperando che il tutto pasi inosservato. Ma niente passa inosservato, soprattutto nell’era digitale.

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