Dalla Consip alle fondazioni bancarie: il metodo sbagliato!

di Hattori Hanzo

Il tema caldo di questi ultimi giorni è la vicenda degli appalti Consip. Non mi voglio addentrare nel merito degli esiti giudiziari attuali e di quelli possibili, non sono documentato e non è di questo che mi interessa scrivere. Le cronache ci riferiscono che intorno agli appalti Consip si erano creati dei grovigli, che vengono da lontano e si stanno proiettando in avanti, e sempre  dalle dichiarazioni di alcuni soggetti, leggiamo che  avrebbero giocato un ruolo il babbo di Renzi e il ministro dello sport, Luca Lotti. Uno di quelli che ha riferito di alcune pressioni, è proprio l’amministratore di Consip, Luigi Marroni, personaggio che ha giocato un ruolo, prima di approdare alla Consip, nello scacchiere del groviglio politico tra Siena e Firenze. Marroni diventa assessore regionale della sanità della Toscana, sponsorizzato da quel PD senese avvolto nel più grosso groviglio della storia recente: il groviglio armonioso. Marroni, un personaggio unificante per tutte le anime del PD toscano: dagli ex democristiani guidati da Antonello Giacomelli, passando per l’attuale scissionista Enrico Rossi, fino al “giglio evaporato” dei renziani. Da questo percorso politico unificante, la strada per la Consip era spianata. Non sappiamo come finirà, dal punto di vista processuale la vicenda Consip, quello che mi sembra utile scrivere, invece, è sul  metodo che è sbagliato. Ciascuno dei protagonisti chiarirà il proprio ruolo, ma nel frattempo, il buon senso dovrebbe indicare al ministro Padoan l’urgenza di cambiare i vertici di Consip. Finchè non cambierà il metodo in questo nostro paese, ci ritroveremo sempre con la “Giulietta” della polizia a bussare alle porte della gestione della cosa pubblica. Lo stesso concetto vale per il ministro dello sport, che si dichiara estraneo da questa vicenda, e me lo auguro per lui, così avrà modo di inaugurare i prossimi tornei di calcetto.
Sul versante banche e fondazioni ci sarebbero tante cose da dire, troppe, ma il tempo è tiranno e le “lenzuolate” sono noiose da leggere sul blog. Lo stimolo per riprendere in mano alcune riflessioni, è arrivato dalle ultime interviste rilasciate dall’ex presidente di Banca Monte dei Paschi, l’ex banchiere di Unicredit Alessandro Profumo. Ma prima di sviscerare e assecondare questi stimoli, occorre fare una riflessione importante sulle vicende processuali degli scandali bancari. Da quando sono scoppiati gli scandali delle gestioni di Monte dei Paschi, Carige, del Credito Cooperativo Fiorentino di Verdini, Banca Etruria..etc…etc., di acqua sotto i ponti ne è passata molta,  nel suo scorrere il colore dell’acqua è diventato sempre più torbido, fino a far emergere pesanti danni patrimoniali per gli istituti di credito con altrettante ricadute pesanti per le finanze pubbliche e per quelle dei risparmiatori e degli azionisti. Non ci dobbiamo stupire se le condanne ultime, da Berneschi per Carige e quella di ieri per Verdini, sono state pesanti. Prima o poi un messaggio forte per i disastri compiuti doveva arrivare. Vedremo come finirà il processo milanese per la vicenda di Banca Monte dei Paschi, oltre a capire a che punto sono le azioni di responsabilità nei confronti degli ex membri delle deputazioni della Fondazione Monte dei Paschi. Ora ritorniamo agli stimoli procurati dall’intervista del sig. Profumo.
Ricordiamo innanzitutto che il sig. Profumo, arriva alla presidenza di Banca Monte dei Paschi, con la sponsorizzazione del PD (vedi le dichiarazioni dell’ex sindaco di Siena Franco Ceccuzzi), per sostituire Mussari, il quale ha lasciato la Banca a scadenza naturale del suo mandato. Tra i primi atti che Profumo compie, da presidente di MPS, ci sono la riconferma degli uomini vicini a Mussari e il voto favorevole per eleggere Mussari alla presidenza dell’Abi. Per non parlare delle presenze alla festa del PD senese, come oratore in alcuni dibattiti e del sostegno a lui riservato dalla nomenclatura piddina senese, a partire dalla capogruppo in consiglio comunale Carolina Persi. A Siena queste cose ce le ricordiamo tutti (anche quelli che fanno finta di niente), e per una corretta informazione, queste stesse cose dovrebbero assimilarle anche coloro che intervistano il sig. Profumo, per evitarci la lettura e l’ascolto di certe dichiarazioni. Pochi giorni fa, intervistato da Minoli, il vostro Profumo, ha detto testualmente, che la Banca “è stata assassinata dalla cattiva gestione del passato”. Noi l’avevamo capito prima dell’arrivo di questo illustre banchiere, con la differenza che l’illustre banchiere Alessandro Profumo, non solo si è tenuto ben stretto gli uomini che facevano riferimento a Mussari, ma addirittura, ha eletto con il suo voto lo stesso Mussari alla presidenza dell’Abi, per poi sentir dire, sempre nella trasmissione di Minoli, che lui si “sente corresponsabile ma non in colpa”, per l’elezione di Mussari. L’acqua continua a scorrere (sotto e “sopra” i ponti), e possiamo fare a meno delle interviste di Profumo e del suo ruolo di commentatore in merito alla situazione attuale di Banca Monte dei Paschi. Se dipendeva da noi (non aggrovigliati), lo stesso Profumo, non sarebbe mai diventato presidente di Banca Monte dei Paschi. A proposito, ci sono due domande ben precise, alle quali potrebbe rispondere il sig. Profumo: perché, quando era possibile farla, si è opposto alla nazionalizzazione della Banca? Successivamente, perché  non ha chiesto al Cda di procedere a una svalutazione totale, per procedere a un unico aumento di capitale?
Entrambe le soluzioni avrebbero evitato alla Banca di ritrovarsi nella situazione attuale, così per la storia e per il rispetto di chi in Banca ci lavora, ha un conto corrente e per la comunità, che sta ancora pagando le colpe di chi gestiva Banca e Fondazione (che casualmente facevano e fanno parte di quel PD che ha voluto Profumo alla presidenza).
Della situazione attuale di Banca Monte dei Paschi, è prematuro aprire una riflessione, ci sarà modo di farla compiutamente tra un paio di mesi.
Per concludere l’articolo di oggi, dedichiamo le riflessioni finali alla Fondazione MPS e a Banca D’Italia.
Come avrete notato, irresponsabilmente e non sazi dei danni del passato, è ricominciato l’assedio alla Fondazione Monte dei Paschi. E guarda caso, sono sempre gli stessi ambienti e i loro esecutori politici, i promotori dell’assedio. Perché  irresponsabilmente? Perché  non si rendono conto, qualcuno si e ci marcia, che rispetto ai tempi del Mancini la Fondazione MPS è costantemente monitorata dal ministero e anche dall’associazione della fondazioni bancarie (Acri). Il messaggio è chiaro: mai più quello che è successo nel passato. Nella Commissione Finanze del Senato, hanno messo agli atti, che il disastro gestionale passato della Fondazione Mps, si è verificato per il “ruolo invasivo di comune e provincia”. A questo va aggiunto che dopo la firma del protocollo Acri-Mef, le fondazioni sono monitorate costantemente, anche su sollecitazione del Fondo Monetario Internazionale. Al sindaco Valentini e alla capogruppo del PD Carolina Persi queste cose, considerate le loro recenti dichiarazioni e deliberazioni, gli devono essere sfuggite. A parte che Valentini, la Persi e il PD senese, per il bene stesso della Fondazione, della città e del territorio di rifermento, dovrebbero esimersi dall’occuparsene, è la risposta alla domanda di merito che è sbagliata: a chi deve rispondere la Fondazione MPS? La Fondazione, come tutte le altre fondazioni bancarie, risponde alla legge e opera a favore del proprio territorio di riferimento e dovrebbe gestire il patrimonio con una diligente diversificazione degli investimenti. A Milano, la Fondazione Cariplo, interviene per combattere situazioni di povertà, qui a Siena il PD e i loro rappresentanti hanno portato la Fondazione sullo stato di quasi povertà. Non ci giriamo intorno, la Fondazione non può non avere il territorio e le sue istituzioni, come punto di riferimento e oltre alla gestione della partecipazione in Banca, deve operare per stimolare con forme di compartecipazione, interventi per settori ben precisi. Nel contempo, la stessa Fondazione, non deve rispondere a questa o a quella corrente di partito. Per farla  breve, per avere una Fondazione che opera a favore del territorio, è sufficiente lasciarla operare come tutte le altre fondazione bancarie italiane, che  in quei territori dove operano, non hanno un sindaco, un capogruppo consiliare e un partito, sempre dietro l’angolo per occupare poltrone e dissipare le risorse della fondazione stessa. Come non hanno un sindaco che vuole sostituire membri della deputazione generale come Sergio Betti, e tentare di nominare soggetti che rispondono alle direttive del partito. Che colpa ha Sergio Betti, in base ai ragionamenti del sindaco e di alcune correnti del PD? In primis, di essere andato in una trasmissione televisiva, per dire apertamente perché  è stato distrutto il patrimonio storico della Fondazione e di chi erano le responsabilità. Poi perché (giustamente e questo gli fa onore), Sergio Betti così come anche altri membri della deputazione, non hanno assecondato il sindaco, quando voleva metter bocca sulla gestione delle erogazioni della Fondazione. Oggi il problema per il territorio non è dentro la Fondazione, il problema per il territorio, si annida nella giunta e nel consiglio comunale. E siamo sempre al solito metodo sbagliato,  che impedisce un corretto funzionamento delle istituzioni (poi si lamentano se arrivano le “Giuliette”).

Fra non molto ci sarà il rinnovo del governatore di Bankitalia, e ovviamente la politica non perde occasione per tentare di piazzare un governatore gradito. Si formano le varie correnti di pensiero e si organizzano gli schieramenti. Ad esempio, quando Renzi era ancora al governo, con la prospettiva di concludere la legislatura, nel suo giglio magico avevano pensato a Luigi Abete e al sig. Alessandro Profumo, come papabili per sostituire Ignazio Visco. Renzi non è più al governo e il ministro Padoan sa benissimo, che dopo il pandemonio sulle vicende bancarie, non si possono permettere un passo falso sul nuovo governatore di Bankitalia, quindi o riconfermano Ignazio Visco o, sempre come soluzione interna, potrebbe spuntarla Salvatore Rossi, attuale direttore generale di Bankitalia, che rispetto ad altre candidature, è quella più autorevole. Una cosa è certa, per superare il metodo sbagliato, il prossimo governatore deve incidere con più autorevolezza e sgombrare il campo dalla confusione, che spesso e volentieri, regna sovrana.

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