Caro Padoan, non voglio il tuo Profumo!

di Hattori Hanzo
Ci vuole tanta fantasia per giustificare certe scelte e anche tanta faccia tosta. Per giustificare la nomina di Alessandro Profumo al vertice di Leonardo (Finmeccanica) Padoan, Gentiloni e Renzi, si dovranno sforzare più del dovuto. Vi spiego il perchè.
All’indomani della decisione di varare il decreto di venti (20) miliardi di euro per intervenire sul sistema bancario, soprattutto per la questione di Banca Monte dei Paschi, nei vertici europei tra i ministri economici – Padoan presente – i responsabili della commissione europea e quelli delle autorità bancarie, concordarono la linea da seguire: velocizzare gli incontri tecnici tra le banche e le autorità e mandare un messaggio politico chiaro. Le riunioni tecniche sono ancora in corso e quindi per dare una valutazione bisogna attendere le conclusioni; per quanto riguarda il messaggio politico, avevano concordato, vista la crisi economica e il crescente malumore dei cittadini verso le banche, di intervenire per tutelare i risparmiatori e per mettere un freno a quelli che chiamano “populismi” e “nazionalismi” occorreva far capire che i governi stavano dalla parte dei risparmiatori e non dei banchieri, che avevano avuto ruoli gestionali nelle banche coinvolte. Il ministro Padoan,  il governo Gentiloni e il PD che esprime questo governo lo hanno capito talmente bene questo messaggio, che alla prima occasione, chi nominano in una delle più importanti aziende strategiche del paese? Alessandro Profumo, ex amministratore di Unicredit e soprattutto ex presidente di Banca Monte dei Paschi! In Europa avevano concordato una linea di buon senso, nemmeno rivoluzionaria, ma la “necessità” di collocare il banchiere di fiducia del PD ha superato qualsiasi genere di fantasia. A questo punto, la nomina di Profumo se la prendono in carico sia Padoan, che soprattutto il PD.
Ma chi è Profumo e perchè lo hanno nominato, ben sapendo che non ha nessun titolo e nemmeno esperienze nel capo aereospaziale?
Profumo, come Mussari, avevano  in comune la stessa appartenenza politica ed entrambi godevano del sostegno dell’allora ministro Tremonti, anche se quest’ultimo era un ministro del centrodestra. Non a caso, fu proprio Tremonti che scese in difesa di Profumo quando gli azionisti decisero di mandarlo via da Unicredit e sempre Tremonti, non fece mancare il proprio sostegno a Mussari,  quando l’allora governatore di Bankitalia Mario Draghi, sollevò alcuni dubbi sulla gestione di quest’ultimo.  Poi per una sorta di coincidenza, Profumo viene nominato successore di Mussari alla guida di Banca Monte dei Paschi. Anche in questo caso sono gli stessi sponsor politici di Mussari, che decidono di portare Profumo alla guida della banca: Mussari arriva in banca con il sostegno di Franco Ceccuzzi (ex sindaco di Siena e parlamentare PD) e stessa sponsorizzazione avviene anche per la nomina di Profumo. Fabrizio Viola arriva in banca sotto la presidenza di Mussari e poi ci rimane per tutta la presidenza di Alessandro Profumo: il famoso tandem Profumo-Viola. Quando Profumo arriva al Monte dei Paschi, il PD era guidato da Bersani e non a caso fu lo stesso Bersani che a un certo punto, quando iniziarono a venire a galla le prime falle della gestione bancaria, che lancia l’idea di commissariare la banca e di nominare Profumo e Viola commissari. Del resto, fu lo stesso sindaco Ceccuzzi, durante l’interrogatorio dei magistrati senesi, a dichiarare testualmente: ”Con D’Alema parlai della nomina del presidente e siccome sapevo che lo conosceva, gli chiesi di parlare con Profumo per convincerlo ad accettare l’incarico. L’incontro avvenne presso la Fondazione Italianieuropei, ma mentre tornavo a Siena D’Alema mi chiamò e mi disse che Profumo era perplesso. Lo incontrai di nuovo con Pieri (ex direttore generale della Fondazione MPS) e lui alla fine si convinse….”
Dopo l’insediamento in banca gli equilibri nel PD cambiano e il partito diventa renziano, e anche l’ex sindaco Ceccuzzi prende armi e bagagli e si schiera con Renzi. Lo stesso avviene per Profumo e Viola, il primo più agile nei rapporti con il partito renziano, il secondo invece instaura un buon rapporto con l’amico di Renzi, il solito Marco Carrai, fino al famoso incontro -segnalato da Dagospia- tra Lotti, Profumo e Viola.
Nel 2015, ed esattamente nel mese di luglio, presidente del consiglio Renzi e ministro Padoan, il tandem Profumo e Viola, con somma gioia del governo renziano, decide di rimborsare anticipatamente l’ultima rata dei Monti bond, pur sapendo che la scadenza era fissata per il 2017. Per il governo significa un bella somma in entrata, per la Banca invece, l’uscita di una consistente cifra che va a intaccare la liquidità. Già in quella fase, dalle autorità europee, furono sollevate perplessità per questa decisione e le stesse perplessità sono state ribadite in questi ultimi giorni: perchè avete anticipato quel rimborso? Perchè caro ministro Padoan sono stati rimborsati anticipatamente? Cosa sarebbe cambiato(in meglio) per la banca, se fosse stata rispettata la scadenza naturale?
Da quel momento, con il rimborso anticipato si consolida il rapporto tra il tandem Viola-Profumo e il governo Renzi. Morale della storia: dopo tutti gli aumenti di capitale decisi da Profumo e Viola, la Banca non ha cambiato rotta, anzi, oggi ci ritroviamo con il decreto del governo, anche se allora il sig. Profumo dichiarava a più riprese “ora siamo una banca normale” o frasi del tipo “torneremo al dividendo”. In conclusione: gli unici che stanno pagando le gestioni fallimentari sono i dipendenti e i cittadini-contribuenti, considerato che il governo interviene con il decreto. Il sig. Profumo, invece, è stato premiato con la nomina al vertice di Leonardo. Stessa cosa per il sig. Viola, liquidazione da Banca Monte dei Paschi e nuovo incarico alla Popolare di Vicenza, anch’essa in procinto di ricvere l’intervento del governo. Tutti bravi a fare i banchieri con l’aiuto del governo! Tutto si tiene.
Che cosa accade nei giorni che precedono la nomina di Profumo al vertice di Leonardo?
Il sig. Matteo Renzi si precipita in televisione e chiede con “forza” la commissione d’inchiesta sulle banche, richiesta che formula dalle pagine del Sole 24 Ore, gentilmente ospitato dal suo “caro” direttore Roberto Napoletano. Questo avviene prima della tre giorni al Lingotto. Al Lingotto, Renzi evita di rimarcare la proposta della commissione e quando si accorgono che non è producente istituire una commissione d’inchiesta, proprio mentre decidono di nominare l’ex presidente di Monte dei Paschi al vertice di Leonardo, mandano il capogruppo al senato del PD, il renziano Luigi Zanda, ad annunciare che non è opportuno istituire la commissione d’inchiesta con una campagna elettorale alle porte. In pratica, in questa legislatura, non ci sarà nessuna commissione d’inchiesta e come avevo affermato in un precedente articolo, si tratta di una farsa e delle solite frasi ad effetto del solito Matteo Renzi.

Padoan e il governo sono ancora in tempo per ritornare sulla loro decisione di nominare Alessandro Profumo. Meglio posticipare che anticipare certe scelte e in questo caso, meglio rinunciare del tutto. Non tutti i “profumi” annunciano una primavera.

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