Valentini Bruno dovrebbe ritirare la sua candidatura, nel Pd lo sanno ma fanno finta di niente

di Carlo Regina

Dopo aver lanciato la propria candidatura a sindaco di Siena per le comunali del 2018, dal sidecar nazista, il prode Valentini Bruno si trova ora in una situazione davvero imbarazzante (tanto per cambiare), dopo il suo rinvio a giudizio per falso in atto pubblico. Si dà il caso che il partito a cui appartiene Valentini Bruno, il Pd, sia dotato di uno statuto e di un codice etico e che cosa dicono questi, chiaro e lampante, quando ci sono casi di rinvio a giudizio come quelli di Valentini Bruno? Dicono che Valentini Bruno non può candidarsi, anzi, addirittura dovrebbe dimettersi da qualsiasi incarico. Ecco un piccolo stralcio del codice etico del Partito Democratico, articolo 5 e del comma 5, che sancisce quanto suddetto:

5. Condizioni ostative alla candidatura e obbligo di dimissioni

1. Le donne e gli uomini del Partito Democratico si impegnano a non candidare, ad ogni tipo di elezione ­ anche di carattere interno al partito­ coloro nei cui confronti, alla data di pubblicazione della convocazione dei comizi elettorali, sia stato:

a) emesso decreto che dispone il giudizio;……

Comma 5: Ove sopravvengano le condizioni di cui ai commi precedenti, gli eletti, i titolari di incarichi all’interno del partito, ovvero il personale di nomina politica, rassegnano le dimissioni dal relativo incarico.

Ecco l’articolo 1 comma 9, dello statuto del Partito Democratico, che richiama proprio il codice etico per le candidature:

Il Partito Democratico promuove la trasparenza e il ricambio nelle cariche politiche e istituzionali. Le candidature e gli incarichi sono regolate dal Codice etico del partito e dalle norme statutarie che, ad ogni livello organizzativo e per ogni ambito istituzionale, rendono gli incarichi contendibili, oltre a fissare un limite al cumulo e al rinnovo dei mandati. Devono attenersi al medesimo Codice etico gli eletti nelle istituzioni iscritti al Partito Democratico in occasione delle nomine o proposte di designazione che ad essi competono, ispirandosi ai criteri del merito e della competenza, rigorosamente accertati.

Mi pare sia chiaro quanto scritto e mi pare sia altrettanto chiaro quanto a quelli del Pd -soprattutto renziani- gli piaccia passare da gnorri, specialmente quando la situazione desta un qualche imbarazzo. Ora le possibilità di Valentini Bruno, per continuare nella sua prossima candidatura possono essere molteplici, una tra queste è dimettersi dal Pd e seguire le orme del suo vice Mancuso, oppure fondare una propria lista civica insieme ai tanti estimatori che gli sono rimasti. Ma di tutto ciò cosa ne pensa il turbo(furbo)renziano Stefano Scaramelli? Niente, semplicemente tace, come è nel suo stile per le cose che contano. Ovviamente questa storia è l’ennesima riprova che nel Partito Democratico si firmano codici etici, si sottoscrivono codici comportamentali, si articola uno statuto, per poi disattendere il tutto, della serie abbiamo scherzato, in puro stile renziano quando si annunciano passi indietro o ritirate politiche in base a certi risultati negativi, per poi rimangiarsi tutto alla prima occasione. Su quest’ultimo argomento gli va riconosciuta ai renziani una certa coerenza nel tempo. Probabilmente l’unica cosa che seguono veramente è il verbo del loro leader, bisogna comprendere che per loro essere renziani è uno stile di vita fondato sull’imitazione. Detto ciò, fino ad ulteriori risvolti giudiziari, anche in positivo, il Valentini scenda dal sidecar (nazista) e ritiri la sua candidatura, oppure si consulti con il suo mentore Renzi con un messaggino, visto che il suo guru ha recentemente dichiarato: “per noi parla la nostra fedina penale”. Ai posteri….

 

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