La situazione è grave ma non seria


di D’Ivano Letto

L’interessante disputa aperta dal primo (sob!) cittadino (!) sul rispondere o meno ad alcuni cittadini e consiglieri comunali in merito a questioni amministrative del Santa Maria della Scala, sollecita ulteriori riflessioni e domande. Scomodando l’Enciclopedia Treccani (l’edizione consultata dal sindaco è quella on-line, quindi secondo lui – non può considerarsi un media), il sindaco (sigh!) cerca di riportare la definizione di “blog anonimo”: “una pagina internet personale, aperta ai commenti dei lettori, di norma organizzata in ordine cronologico e arricchita con link ad altri siti, articoli, immagini, video disponibili in rete”. Sarà stupefacente (per il sindaco) scoprire che la definizione da lui parzialmente ripresa non è riferita alla voce “blog anonimo”, bensì a quella di “blog”, senza anonimo (prima domanda: il sindaco sa come documentarsi?).

Proseguendo nell’analisi della risposta del sindaco, terminando la lettura delle otto righe che la Treccani on-line dedica alla voce blog si trova: “Alcuni blogger con il tempo sono diventati opinion maker in vari ambiti (politica, economia, giornalismo), costituendo una fonte analoga alle testate giornalistiche (con le quali talvolta collaborano, mantenendo però il carattere dialogico con i lettori)”. Quindi, al contrario di quanto afferma il sindaco, i blog sono media! (seconda domanda: nel consultare, se lo sa fare, il sindaco si stanca? E se si – terza domanda – quante righe consecutive riesce a reggere?). Appurato che nella Treccani consultata dal sindaco non esistono i “blog anonimi” e che, sempre per la Treccani consultata dal sindaco, analogamente alle testate giornalistiche, i blog sono media, resta da capire cosa voleva dire la Suprema Corte tirata in ballo dal suddetto: “I messaggi lasciati su un forum di discussione (ma anche newsletter, blog, forum, newsgroup, mailing list, chat, messaggi istantanei, e così via) sono equiparabili ai messaggi che potevano e possono essere lasciati in una bacheca (sita in un luogo pubblico, o aperto al pubblico, o privato) e, così come quest’ultimi, anche i primi sono mezzi di comunicazione del proprio pensiero o anche mezzi di comunicazione di informazioni, ma non entrano (solo in quanto tali) nel concetto di stampa (neppure nel significato più largo ricavabile dall’art. 1 l. n. 62/2001, che ha esteso l’applicabilità delle disposizioni di cui all’art. 2 l. n. 47/1948), sia pure in senso ampio, e quindi ad essi non si applicano le limitazioni in tema di sequestro previste dall’art. 21, comma 3, Cost.”.(cfr. Penale.it).

Quindi, al pari della stampa, i blog assolvono alla funzione di comunicare pensieri o informazioni. Non solo: gli scrittori dei blog sono persone che, comunicando e informando, rispondono in prima persona – sia civilmente che penalmente – se quanto da loro espresso viola diritti di terzi (più obbligati di così, cosa pretende il sindaco?). Un consiglio non richiesto: sindaco, non consulti più le enciclopedie, soprattutto quelle on-line; rischia di leggere cose che non sono scritte da giornalisti, tipo i blogger, gente da cui lei non ha niente da imparare e che non ha nulla da insegnare (anche perché, nel suo caso, sembra essere tempo sprecato). Di fronte a tale incresciosa situazione, cosa fare per stabilire chi ha ragione? Una sola proposta viene in mente: L’ORDALIA! (per il sindaco: non si tratta di una prostituta di nome Lia). Il tempo è propizio! Siamo nella settimana Santa! Allestiamo immantinente il sacro braciere (in piazza del Duomo andrebbe benissimo, per vari motivi). Per primo, scalzo, passerà – lento pede (senza correre!) – il sindaco.

Amen.

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