ChiantiBanca: apertura di credito per Bini Smaghi

di Hattori Hanzo

In questa fase di transizione, tra gli anni dei disastri e l’auspicio di un futuro di rinnovamento, per una diversa e aggiornata gestione della situazione economica e del rapporto tra istituzioni politiche e cittadini, non possiamo sprecare le occasioni, soprattutto a livello locale, per dare un segnale di concreta discontinuità. La discontinuità del concreto e non dei proclami. Per il territorio senese e per quello toscano in generale, dopo le vicende disastrose delle gestioni di Monte dei Paschi e di Banca Etruria e i ritardi per risanare i danni compiuti dai grovigli locali, merita un incoraggiamento, la decisa presa di posizione annunciata da Lorenzo Bini Smaghi per ChiantiBanca:  dare stabilità e imprimere una netta discontinuità dal passato nella gestione dell’istituto di credito, il tutto coadiuvato  dalla necessaria attenzione da parte degli attori economici e istituzionali.
L’impatto dei crediti deteriorati per ChiantiBanca è gestibile e l’intervento degli ispettori di Bankitalia è stato decisivo per chiarire in tempo la reale situazione dell’Istituto di Credito, precisando che l’ispezione ha riguardato operazioni precedenti all’insediamento di Bini Smaghi.
A questo punto spetta ai soci decidere se seguire la strada tracciata da Bini Smaghi per una concreta discontinuità e per portare la competenza nella gestione del consiglio di amministrazione, oppure ritornare nel selciato del passato, ed è chiaro, proprio dopo l’intervento dell’autorità di vigilanza, che la stabilità e il rilancio di ChiantiBanca passa da un progetto gestionale di piena discontinuità: stabilità e rilancio, per garantire e accrescere il rapporto con la clientela e per dare fiducia anche ai dipendenti. Perdere questo treno significa fare un salto nel passato e per la situazione attuale, un salto nel passato equivale a un salto nel vuoto. La politica locale vi aveva promesso, con l’arrivo di Profumo e Viola, una discontinuità per Monte dei Paschi. Questa discontinuità non c’è mai stata e oggi solo con l’intervento dello Stato è possibile dare stabilità al Monte dei Paschi di Siena. Dopo la responsabilità della politica per la gestione Mussari-Vigni, sempre sulla stessa classe politica, pesa la responsabilità della manca discontinuità annunciata in pompa magna con la venuta  di Profumo e Viola. E la domanda è sempre la stessa: perché  Profumo e Viola non hanno mai fatto una rettifica totale dei crediti deteriorati, invece di procedere con aumenti di capitale?
La mole dei crediti deteriorati è il vero problema attuale degli istituti di credito e non è vero che la colpa è della crisi internazionale, come vi hanno raccontato certi politici locali: l’80% dei crediti deteriorati sono il risultato di gestioni condizionate da grovigli e dall’invasività della politica e in parte anche dall’incompetenza di chi gestiva le operazioni.
L’economia del territorio, gli attori economici e le famiglie, non possono più sopportare i disastri gestionali e i ritardi nel risolverli: serve un concreto esempio di discontinuità!
Se Bini Smaghi, non solo lui -e nello specifico la presenza nella lista per il cda della professoressa Elisabetta Montanaro è un valore aggiunto- propone questa inversione concreta di rotta, perché  stopparla per mantenere in piedi i soliti grovigli?
Siamo in tema di credito e un’apertura di credito per Bini Smaghi è meritevole di incoraggiamento.

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