Le nostre interviste: sei domande a Simone Bernini

Le nostre interviste continuano e questa volta andiamo a scomodare Simone Bernini, ideatore e gestore del blog calcistico, ma non solo, Wiatutti. Simone attraverso il suo spazio web si pone in maniera critica su molti aspetti della vita pubblica cittadina, ma si è fatto promotore anche di alcune proposte interessanti che approfondiremo nell’intervista. Personaggio televisivo, con la sua rubrica all’interno della trasmissione Teste di Calcio in onda su Canale Tre, spicca per il suo sarcasmo tagliente e per i suoi giudizi universali. Buona lettura.

Siena si sta dimostrando tra le città più conservatrici sotto l’aspetto politico. Cosa pensi della maturità e della consapevolezza dei nostri concittadini sotto questo profilo?

Concordo anzitutto sul termine “conservatore” riferito al borgo polveroso. Di per sé la parola non ha per forza una connotazione negativa, ma nel nostro caso evidentemente sì. Per “conservatrice” si intende difatti una città che sceglie di non cambiare, pur consapevole di andare verso il baratro. Scuso gli strulli (e ce ne sono un po’), scuso i profittatori (e ce ne sono parecchi), ma non scuso chi decide di procedere verso l’abisso perché lo deve fare di necessità. A Siena, piaccia o non piaccia, esiste ancora oggi (2017) una gigantesca sacca di persone che DEVONO votare per il Partito Demolitore, che sono LEGATE a doppio filo alla sorte del Partito Demolitore, che si dicono (e ci dicono) incapaci di cambiare, inventando scuse che ormai non reggono davvero più. Questa è cioè gente che non è ancora oggi (2017) libera di decidere il proprio destino. Un po’ come nelle roccaforti più retrograde della mafia del Sud. D’altra parte – finalmente – chi libero lo è (e lo è SOLO chi non ha avuto stretti contatti col Sistema) pare abbia acquisito una maggiore consapevolezza, quasi come se si fosse davanti ad una Guerra di Liberazione Popolare. L’utilizzo dei termini non è a caso, anzi. Per essere appunto Liberi, bisogna oggi passare attraverso una Guerra (che ha già ahimè procurato dei morti), riponendo forte attenzione sul Popolo, quello fino ad ora rimasto silente e supino alle scelte della Siena da bere. Non penso che questo processo sia dovuto ad una tendenza all’impoverimento (che ancora non esiste, se non per gli strati sociali più a rischio), ma proprio perché il Popolo si è rotto i coglioni. Detto questo, io sono molto fiducioso per il futuro.

Siamo stati alle “Leopoldelle”, un incontro pubblico da te organizzato su Siena, il Siena e i suoi meandri, che ha visto molta partecipazione. Un esempio di come si dovrebbero svolgere le pubbliche discussioni a Siena. Su quali temi specifici intendi organizzare una nuova “Leopoldella”, a parte quella che prossimamente verrà fatta per onorare il ricordo del Presidentissimo Paolo De Luca?

Contestualizzo la tematiche delle “Leopoldelle”. Sono state un esperimento, ad oggi posso rivelare calcolato e riuscito. Le Leopoldelle hanno dimostrato che, con buona volontà ed un pizzichino di giramento di scatole, si può organizzare un confronto franco e diretto su tematiche importanti da un punto di vista politico, sociale e filosofico. Con una comunicazione libera, senza filtri, ma soprattutto senza nessuno che ci potesse dire cosa dovevamo dire o cosa dovevamo fare. La dimostrazione è stata che un gruppo di persone normodotato ha saputo discutere in maniera profonda ma piacevole su argomenti spesso ritenuti off-limits, troppo difficili, perigliosi e di privilegio di pochi Eletti. L’esperimento si ripete fra poco, in occasione di una serata di discussione sulla figura di Paolo De Luca: occhio, chè si tratterà a mio avviso della diretta conseguenza delle prime Leopoldelle. Mi piacerebbe poi ripetere, entro la fine dell’anno, l’evento. Gli argomenti su cui discutere sono molti, ma un mio pallino sarebbe affrontarne uno che mi pare incredibilmente taboo a Siena: la politica culturale. Che questa Amministrazione non ha neppure pensato, sia chiaro, ma che resta una delle risorse più importanti sulle quali partire per una ripartenza del borgo polveroso. Oppure fare una Leopoldella a scazzo, dove si potrebbe premiare, con tanto di motivazione, la misura più smart intrapresa negli ultimi tempi. Le cose sicure sono due, comunque: che le Leopoldelle saranno un marchio per dare continuità ad un dibattito che proviene dal basso e che le prossime le condurrò ignudo.

Sul tuo blog Wiatutti vengono redatte le migliori pagelle calcistiche nel panorama dell’informazione. Vorremmo chiederti le pagelle con relativo voto sui seguenti personaggi politici: Stefano Scaramelli, Bruno Valentini, Fulvio Mancuso, Enrico Rossi.

Grazie del bel complimento, che mi riempie d’orgoglio. Coinvolgo anche il fido Davout, autore con me di tante pagelle psichedeliche. Allora… Anzitutto con questi personaggi il titolo potrebbe essere “Le scusarelle”. Partiamo con i voti. SCARAMELLI: Onnipresente, attacca e difende allo stesso tempo. Lo si è visto, nella stessa azione, colpire di testa nella propria area di rigore e tirare al volo in quella avversaria. Stremato dai falli avversari, alla fine si incazza e aspetta tutti fuori. 1 (naso rotto se poi alla fine fuori ci trova davvero qualcuno). VALENTINI: Cambia il match al 30’ della ripresa quando, conquistato un pallone sulla trequarti, scarta tutti a ritroso e fa rete nella propria porta, nel silenzio attonito dei compagni. Qualcuno gli dica che non c’ha capito un cazzo nemmeno stavolta e che bisogna fare goal nella porta avversa. 8 perché ci fa sempre stianta’ da ride’. MANCUSO: Giuoca un football di fino, in punta di piedi e con la evve moscia, da fermo dando continuamente ordini ai sottoposti (vedi VALENTINI). Eiacula quando sa che la Robur nasce da una costola di baldi ciclisti. Elettrizzante una sua (ri)carica sul portiere avversario. 10 di prepotenza. ROSSI: disputa una partita tutta sua, alla ricerca di nomi sulle maglie dei compagni (di merenda), che incredibilmente gli sono negati. Esasperato da cotanta inquietudine, un avversario gli ribadisce nel muso una secchiata di merda, che gli sta un po’ come il bastio ai ciuchi. 0, forse il peggiore in campo.

Anna Durio, presidentessa del Siena, verrà ricordata, oltre che per una stagione disastrosa sotto molteplici aspetti, per dirne due, quello societario e  lo “svuotamento” del Rastrello, anche e soprattutto per lo sfogo in sala stampa, che è diventato virale sul web e le è valso l’ospitata da Chiambretti a Canale 5. Secondo te, basta davvero che qualcuno metta i soldi per poter dire e ribadire giudizi così negativi su Siena e una parte dei suoi tifosi?

Per larghi strati della tifoseria, ciò basta. “Ha messo 2 milioni” è diventata una frase-cult, come “Allora fallo te il Presidente”, “Se lo dice Marco, un motivo ci sarà”, “Ma te ce l’hai il patentino di allenatore”, “Manuuuuu”, che segnalano l’assenza totale di ragionamento, il blackout della lucidità. La Durio ha messo 2 milioni di euro (strapagando una scatola semi-vuota) per scelta e per convenienza. Ripeto: per scelta e per convenienza. Personalmente, non ho mai ringraziato e mai ringrazierò la Durio per aver preso il Siena, dato che la storia narrata racconta di altre potenziali cordate predisposte all’acquisizione della maggioranza di Ponte. Al tempo del suo avvento, mi posi in posizione asettica e non pregiudizievole verso la Signora Durio, nonostante la presenza al suo fianco di persone che con il Siena non avevano avuto fortuna e che pertanto non andavano riproposte, con la speranza che facesse benissimo per una mia passione. Penso che questo sia l’atteggiamento più vantaggioso, sia per il tifoso, che può verificare in modo aperto ciò che gli viene proposto, sia per la società stessa, lasciata libera di agire ma anche sottoposta, come ognuno di noi che lavora, ad una critica dal basso. Io, insomma, senza la Durio non avrei mai pianto. Lo sfogo della Presidentessa a mio avviso è stato di cattivo gusto, ma ancor di più le successive comparsate in tv, con il punto più basso toccato dal suor Chiambretti. Ma il mio ragionamento è anomalo, vista la posizione della tifoseria bianconera, sempre più votata ad un consenso filo-governativo.

Ritieni sempre attuale e perseguibile l’azionariato popolare da mettere al fianco, come supporto e vigilanza,  di chi si troverà a guidare le sorti societarie della Robur?

Certo che sì! Le forme di azionariato popolare (meglio “trust”) sono molteplici, basterebbe che si aprisse un dialogo fra società e tifoseria. Con una proposta che provenga dalla tifoseria stessa, dato che dall’alto non arriverà mai. L’occasione colossale a mio avviso l’abbiamo avuta al momento della ripartenza dalla Serie D, quando, con 4.000 abbonati, con solo qualche euro in più messo sull’abbonamento, avremmo potuto iniziare a dire la nostra, acquisendo diritti societari. Sarebbe ad esempio meraviglioso poter avere un accesso alle cariche che contano, fosse solo per controllare i movimenti interni alla società. Oppure avere riservata una quota, financo minima ma garantita, di azioni della stessa. Ciò che mi sconvolse fu la motivazione secondo la quale questa mia proposta pressante non fu presa in considerazione: “A Siena non funzionerebbe”. Ma che vuol dire??? Ma è una motivazione logica? Ma vogliamo argomentare? Riposta: no. E allora ciucciamoci chi viene… Senza nemmeno chiedere un obiettivo dell’annata. Mah…

Secondo noi, in maniera più o meno marcata, la politica senese figlia e continuazione del famoso groviglio armonioso, sta ancora tentando di insinuarsi nello sport cittadino, ritenendolo ancora un veicolo di accaparramento del consenso popolare. Qual è il tuo pensiero su questo vecchio vizio, che senza andare indietro di troppi anni, ha fatto disastri radendo al suolo le due principali società cittadine, l’A.C Siena e la Mensana Basket?

A me pare che ci sia un’evidenza spaventosa in ciò che dici. Il focus si è evidentemente spostato, dopo aver “spolpettato” calcio e basket, sul volley chiusino, importato d’ordinanza a Siena per questioni politiche. All’inizio a mio avviso c’era stato anche un tentativo bello tosto di unificare in una polisportiva di gusto minucciano i tre sport maggiori, tentativo al momento rintuzzato dallo scarso gradimento delle tifoserie ma per me non tramontato nella testa degli ideatori. Lo sport è stato una allegoria del Sistema, una maniera di autorappresentarsi, barando sui numeri, gonfiando l’immagine, in pieno stile foloso. Oggi a mio avviso le dinamiche non cambiano, sebbene gli interpreti siano di minore caratura, come le categorie di appartenenza: lo sport (il volley, soprattutto oggi) serve a dimostrare, come in epoca nazista, la forza del Potere. Ma siccome oggi il Potere non è fortissimo, di default anche la rappresentazione sportiva stenta un po’. E quindi ci si deve accontentare di mezzi favori, di do ut des de noantri, di pagare 160.000 euro per una concessione di una scarpata improduttiva. Questa, in fondo, è la Siena del 2017, un po’ crepuscolare.
Grazie tante e scusate della lungagnata.

 

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