La commissione d’inchiesta sulle banche è come l’opera teatrale di Samuel Beckett, Aspettando Godot

di Hattori Hanzo

Nella famosa opera teatrale di Samuel Beckett -opera di drammaturgia del teatro dell’assurdo- Aspettando Godot, per gli economisti(ci) anglofoni nostrani Waiting for Godot, i due protagonisti Didi e Gogo, aspettano il sig. Godot, che mai arriverà.
La vicenda della commissione d’inchiesta parlamentare sulle banche -vicenda tragicomica- rientra a pieno titolo in quel circo dell’assurdo, a cui la classe politica e i consessi istituzionali ci stanno abituando da diversi anni.
Il PD -che ha concluso la transizione dalla scuola delle Frattocchie all’accademia dei “padri” costituenti di Rignano- per bocca del suo segretario, o meglio per bocca del profilo twitter del segretario, chiedeva con urgenza l’avvio della commissione, salvo poi tirare il freno a mano. Dall’altra parte, il Movimento di Grillo, i Cinque Stelle, accusano il PD di non voler fare chiarezza sulle banche.
Non ora, ma in tempi non sospetti, in questo blog, abbiamo sostenuto che non ci sarebbe mai stata una vera commissione d’inchiesta. Eravamo,  e lo siamo sempre più del parere, che non serviva e non serve nessuna commissione d’inchiesta per capire quello che è successo dentro e intorno alle banche e per definire con chiarezza le responsabilità. E’ capitato, abitando per pochi istanti i luoghi del teatro dell’assurdo -Aspettando Godot insieme a Didi e Gogo- di ragionare sul fatto che bisognava e bisognerebbe fare una commissione d’inchiesta su alcuni personaggi che, da una parte o dall’altra, chiedono di fare la commissione d’inchiesta sulle banche: non sarebbe poi, tanto assurdo come ragionamento.
Il PD, o quel che resta nella sua versione accademica di Rignano, ha utilizzato l’argomento della commissione d’inchiesta per tentare di ricrearsi una verginità politica rispetto alle gestioni precedenti, prima di DS e Margherita e successivamente con la fusione in PD, sapendo benissimo che la commissione non sarebbe mai diventata operativa, ma fino alle elezioni del 2018 possono passare come gli “eroi” che hanno chiesto con forza(farsa) la commissione.
Dall’altro versante politico, i Cinque Stelle -sempre in funzione elettorale- hanno chiesto e chiedono questa commissione. Il terzo versante, il centrodestra -con un Gianni Letta di nuovo in prima linea- non si sbilancia più di tanto.
Lasciando perdere, per ora, il versante di quelli che non si sbilanciano, cerchiamo di comprendere l’attivismo del PD e dei Cinque Stelle.
Il PD che chiede con forza(farsa) la commissione per salvare i suoi uomini e ci sono nomi e cognomi, dalle responsabilità politiche sulle vicende bancarie, punta il dito sul mancato ruolo delle autorità di vigilanza. Del resto, anche quelli del groviglio senese hanno tentato di giustificarsi addossando la colpa a Draghi e alle altre autorità di vigilanza, cosi come lo stesso Verdini (condannato in primo grado a 9 anni) per il crac della sua banca, ha tentato di spostare l’attenzione sul ruolo di Bankitalia, e non ultimi anche quelli che furono commissariati a Spoleto.
I Cinque Stelle, per ingenuità o perché  consigliati da soggetti in malafede sulle vicende bancarie, continuano a puntare il dito sulla correlazione grande finanza-partiti, e non giocano mai la carta che da anni è sul tavolo: il ruolo invasivo della politica locale e dei grovigli trasversali. Forse è più accattivante fare una battaglia contro il “grande disegno finanziario mondiale”, sicuramente lo è, ma non porta a nessun risultato e soprattutto non aiuta a stabilire le responsabilità di coloro che sono già stati identificati come responsabili (almeno politici): non aiuta a stabilire, anzi, a ristabilire la verità, semmai a creare qualche cortina fumogena.
Prendiamo come esempio su tutte, la madre degli scandali bancari: l’operazione MPS-ANTONVENETA e le gestioni di Monte dei Paschi di Mussari e Vigni, con la Fondazione azionista di riferimento e controllata dai partiti locali, dai DS e Margherita poi PD e il rapporto trasversale col centrodestra a trazione Verdini.
Sulle vicende delle gestioni MPS ci sono state inchieste giudiziarie, alcune già chiuse, con le condanne nel processo senese, e altri processi sono in corso a Milano. Sotto il profilo giudiziario, non sono emerse responsabilità penali delle autorità di vigilanza e le stesse si sono costituite parte civile nei processi. A chi può venire in mente di tirare in ballo le autorità di vigilanza come responsabili e quindi far saltare i processi? Alla difesa degli imputati, anche legittimamente potrebbe venire in mente, ma se tale scenario viene prefigurato da chi ha il compito, a processi avviati, di rappresentare la parte civile, qualcosa non torna e non torna se a spingere sono anche delle forze politiche.
Quello che non torna, ma non torna più di altre cose: come mai non puntano il faro sulla Fondazione Monte dei Paschi? Mussari e Vigni, per le loro gestioni e l’acquisto di Antonveneta, hanno le loro colpe, ma chi ha autorizzato in assemblea e non solo e supportati nei loro ruoli di Presidente e di Direttore Generale della Banca, è stata la Fondazione Monte dei Paschi guidata da Gabriello Mancini. Se la Fondazione si fosse rifiutata di assecondare e deliberare le scelte di Mussari e Vigni, oggi non ci sarebbe la questione MPS al centro degli scandali bancari. E da chi era condizionata la Fondazione Monte dei Paschi? Dalla politica, soprattutto da chi guidava il comune e la provincia di Siena.
Perché allora tentano di spostare l’attenzione sui massimi sistemi, quando la verità è già emersa? Perché  esiste una sorta di invasività di ritorno, da parte del vecchio groviglio, non solo sul PD ma anche verso i Cinque Stelle di Siena. Tutto questo poi va a incidere sul ruolo del PD e dei Cinque Stelle a livello regionale e nazionale.
La prova di quanto asseriamo? La prova, a proposito di commissioni d’inchiesta, sta nella gestione della commissione d’inchiesta regionale su MPS istituita dal consiglio regionale della Toscana. Commissione presieduta dal consigliere regionale dei Cinque Stelle e di fatto condizionata dal PD, con i Cinque Stelle e quelli della Lega Nord, sicuramente indirizzati dai loro referenti senesi, che non hanno forzato, come era auspicabile, per puntare il faro sulle responsabilità dei vertici della Fondazione Monte dei Paschi e quindi sul vero groviglio politico.
La conferma del fallimento di questa commissione regionale la trovate nelle parole scritte di suo pugno dalla Dott.ssa Antonella Buscalferri, ex membro della deputazione generale della Fondazione Monte dei Paschi. Vi riproponiamo le parole della Buscalferri, per farvi capire che mai e poi mai il PD ha avuto la volontà di fare chiarezza, figuriamoci in parlamento, sulle vicende bancarie, e per evidenziare che alla prova dei fatti anche i Cinque Stelle non hanno voluto approfondire.
Scrive la Buscalferri: “All’inizio dell’insediamento della citata Commissione, fui preallertata per una convocazione.
La notizia mi fu confermata da Tommaso Fattori consigliere di opposizione a cui avevo fatto pervenire alcuni articoli da me scritti : fu lui medesimo a dirmi che c’era stato il veto di tutto il
PD sulla deposizione della mia persona. Correva il mese di Novembre 2015, da allora nessuno mi ha più né  contattato né  cercato.
Antonella Eleonora Buscalferri “
Una commissione che mette veti e accetta i veti, non cerca la verità, ma resta in terra desolata come Didi e Gogo: Aspettando Godot!

La verità sulle responsabilità c’è già, basta solo non mistificarla. E come canta De Gregori nella sua Adelante Adelante!: c’è chi confonde il diritto col carnevale.

One comment

  • .E’ impossibile per me tacere di fronte ad un episodio che, malgrado la sua apparente futilità, nasconde tra le sue pieghe la malafede collettiva e trasversale che contrassegna tutta la vicenda Fondazione-MPS, fino ad oggi.
    Il veto sulla mia persona a contribuire alla ricostruzione della verità, non solo ha umiliato la mia volontà civica, ma ha acuito quel sentimento di amarezza e di fallimento che, essendo all’epoca dei fatti membro della Deputazione Generale della Fondazione, è stato molto presente nella mia coscienza.
    Eppure sono stata nel mio ruolo voce critica in quell’organismo, come si può evincere dai contributi scritti e dai continui attacchi pubblici da parte del PD, M5stelle e Lega, dalle mie continue, quanto inutili puntualizzazioni, sui diversi ruoli tra la Deputazione Generale e quella Amministratrice. Si è, però, preferito
    ascoltare l’amico Roberto Barzanti, nella Commissione regionale, anzichè chi
    era impegnato in prima persona come la sottoscritta.
    Il vero rischio per la nostra comunità è che ‘ le mezze verità’ diventino la Storia in quella sorta di gioco di materassi che ha ceduto il passo alla saggezza incisiva della Politica Toscana del dopoguerra.
    La vicenda MPS è diventata una sorta di Nashville locale che, nella commistione tra crimini(il fallimento di una Banca secolare), fatti gravi(le responsabilità personali e collettive), fattarelli(il Mussari a cavallo), rischia
    di divorare se stessa e non di far maturare quella voglia di Coscienza collettiva
    la cui consapevolezza può elevare le aspettative di una Comunità.
    Sono convinta che sta maturando, in città, una nuova, quanto dimenticata, diffusa voglia di verità e la certezza che da noi, più che altrove, la corruzione e il malaffare si sono nascosti dietro i ‘veli’ del modello toscano.
    Avanti, senza temere, nuovi uomini, donne ed idee.siamo qui che aspettiamo!!!

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