Alchimisti al Galluzzo e il patto tra i seguaci di Lazzaro: ascesa e declino di politici selfisti

Al Galluzzo, tutti al Galluzzo: Valentini, Delrio e le precedenze! Dopo oltre 20 anni di attesa hanno inaugurato 4 chilometri di asfalto, realizzando il bypass del Galluzzo: un’opera stradale utile per la riduzione del traffico nell’area metropolitana fiorentina.
C’erano tutti all’inaugurazione, dal ministro dello sport Luca Lotti, il ministro Delrio, il presidente del consiglio regionale della Toscana Eugenio Giani, i vertici di Autostrade e i sindaci dell’area fiorentina: c’erano più politici che chilometri, come ai tempi delle inaugurazioni pre-elettorali della DC di Gava. Il tutto per soli per soli quattro chilometri, se i chilometri fossero stati 400 sarebbero arrivati anche gli europarlamentari. Un vero e proprio corteo di alchimisti della politica: trasformare il nulla in propaganda.
A un certo punto, proprio al momento degli scatti fotogenici delle foto d’ordinanza, chi è spuntato? Lui, il mitico Valentini Bruno, sindaco di Siena e selfista renziano della prima ora. Non aveva la fascia da sindaco, ma si è subito posizionato accanto al sindaco di Firenze Dario Nardella (lui invece era fasciato). In fin dei conti, Valentini, Nardella e i sindaci dell’area metropolitana fiorentina, qualcosa in comune ce l’hanno,  e non sono i chilometri inaugurati, ma un direttore generale (dell’area fiorentina) nominato da Valentini nella deputazione della Fondazione Monte dei Paschi.
Ma il Valentini, e non è una novità, ha colto l’occasione per la solita propaganda fuori luogo e basata sul nulla. Senza perdere tempo ha vergato il suo solito post su facebook e ha scritto, sfidando il coraggio e la realtà: ”Da oggi Siena e Firenze sono più vicine”.
Ma che film ha visto? E soprattutto che chilometri segna la sua auto nel cruscotto? Innanzitutto, quando si dice la sfiga, chi ha disegnato quel bypass ha fatto una bella confusione con le precedenze, nello specifico proprio all’uscita dall’Autopalio per chi viene da Siena. Guardatevi questo video e fatelo guardare al Valentini (guarda qui).
Per quanto riguarda la distanza tra Siena e Firenze, il bypass del Galluzzo non modifica di un metro i chilometri tra le due città. Perché caro Valentini invece di fare il contachilometri improvvisato, non ti occupi del traffico nella città che amministri e non la smetti di raccontare favole?
Eri al Galluzzo, solo ed esclusivamente per scrivere il tuo solito post propagandistico, per far capire ai tuoi fedelissimi che sei inserito nelle foto delle inaugurazioni, per millantare modifiche alla viabilità tra Siena e Firenze e per raccontare a tutti che il ministro Delrio ti ha citato nel suo discorso, come hai riportato testualmente: “Garantisco al sindaco di Siena il nostro impegno per accelerare il completamento dei lavori sulla Siena-Firenze” .
Prima scrivi che Siena e Firenze sono più vicine e poi scrivi che Delrio ha preso l’impegno per completare i lavori. Quindi, i lavori non sono stati completati e il bypass del Galluzzo non c’entra un bel nulla con il tracciato dell’Autopalio. Speriamo che gli impegni di Delrio non siano gli stessi dei politici che un anno fa, due anni fa, tre anni fa, etc, ci avevano detto che “vi garantiamo il completamento dei lavori”. Hanno talmente garantito, che più che completare i lavori, i cantieri sono aumentati e i disagi pure.
La prossima volta, il bypass devi farlo ai tuo post, e dividere la realtà dalla finzione, per poi  definire la differenza tra metri e chilometri.
Chiudiamo con la domanda delle domande: come mai, invece, non c’è la cantierizzazione del tratto stradale della Siena-Grosseto, dal bivio di Orgia fino a Ponte Macereto?
Queste inaugurazioni scenografiche, come quella del Galluzzo, ci ricordano questa guarda qui:

Lotta alla mafia :Valentini dalla Rosy Bindi.

Il 29 maggio a Siena, Rosaria Bindi da Sinalunga, per gli amici Rosy, in qualità di presidente della commissione antimafia insieme al procuratore della repubblica Nicola Gratteri, sono passati da Siena per parlare della lotta contro le mafie.
La discussione è stata molto partecipata e non sono mancate dichiarazioni molto forti, soprattutto quelle della Bindi su Bisi Stefano, rispondendo alla domanda del presidente di Libera in merito alla vicenda degli elenchi della massoneria. La Rosy ha detto, riferendosi al Bisi: “Ad uno a cui si chiede perché ha abbattuto le colonne dei templi in Calabria e ti risponde che lo ha fatto perché i fratelli non mettevano bene i grembiuli, mi pare il minimo chiedergli gli elenchi”. Di queste cose ne discuteranno i due, in altre sedi, noi riportiamo un fatto di cronaca. Poi la Bindi ha chiosato sulla riforma della giustizia del governo: ”troppo impegnativo quel titolo per i suoi contenuti”, per poi aggiungere : ”qualcuno dice che il problema delle riforme è il bicameralismo. Io dico che il problema è la creazione di certe maggioranze”.
Poteva finire il convegno senza l’intervento di Valentini Bruno? Alla prima occasione ha preso il microfono e ha detto la sua massima della serata: ”ho spiegato cosa ha già fatto il Comune sulla trasparenza degli appalti ed ho precisato che faremo tutto quello che possiamo per rivendicare giustizia e sentenze sulle vicende MPS e Fondazione compresa la richiesta di una apposita indagine parlamentare”.
Dimenticandosi di dire che è rinviato a giudizio per falso in atto pubblico e omettendo di dire che si è rifiutato di rispondere a un’interrogazione di alcuni consiglieri comunali proprio in merito a un appalto: il massimo della trasparenza eh!?! Guarda qui  e leggi qui.
Una notizia che gira da una settimana: Rosy Bindi candidata a sindaco di Siena?
Archiviata la ricandidatura di Valentini e avendo capito che nessuna soluzione locale è in grado di resuscitare il PD senese, hanno preparato la soluzione Rosy Bindi. Anche se la Rosy non è nella maggioranza del partito nazionale, gode comunque di solidi rapporti regionali per tentare di evitare la sconfitta senese nel 2018. Il vecchio Alberto Monaci, insieme al suo braccio destro Graziano Battisti, si sono già recati per far capire alla Bindi che superando vecchie frizioni, sul suo nome si troverebbero d’accordo.

Dal Nazareno al “Lazzaro bis”

L’avventura politica di Matteo Renzi e dei suoi amici è iniziata con un grande selfie e con il famoso patto del Nazareno tra il PD e Berlusconi. Nelle aspettative dei “padri” e dei “pargoli” costituenti di Rignano, il patto del Nazareno avrebbe stravolto in positivo (per loro) la vita politica e istituzionale del paese.
Così non è stato, vuoi per un problema di fondo, vuoi perché  con tutte le stranezze che vive il nostro paese, ci sono ancora anticorpi nelle istituzioni e nel voto popolare. Il problema rimane  di fondo: Renzi era e resta un provincialotto, insieme al suo gruppetto di fedelissimi, catapultati troppo presto, per avidità dei loro mentori, nel reale mondo della politica e delle istituzioni.
Il patto del Nazareno poi, alla prima occasione importante, si è frantumato: Renzi e Verdini avevano convinto Berlusconi a sostenere Giuliano Amato per la presidenza della repubblica, ma al Quirinale è stato eletto Sergio Mattarella, anche se lo stesso Renzi ha forzato fino in fondo il partito sulla posizione di Amato. Con un Nazareno archiviato, ecco che si mettono in testa un nuovo patto: il “Lazzaro 1”, ovvero, il patto tra Renzi e Verdini. E anche il “Lazzaro 1” con il voto del 4 dicembre sul referendum costituzionale, viene spazzato via dal voto popolare.Vi ricorderete che Verdini (poi condannato a nove anni in primo grado), veniva indicato come un politico infrequentabile, come un Lazzaro qualsiasi, e nessuno voleva farci accordi. Era tutta una finta e infatti i soliti grovigli nazionali avevano riposto tutte le speranze nel patto per la riforma costituzionale tra Renzi e Verdini (Lazzaro).
Oggi ci risiamo con un nuovo patto e con la prospettiva di una nuova agonia di mesi per il paese: il Lazzaro bis. Stavolta, il ruolo di Lazzaro è interpretato da Renzi: lo considerano non attendibile ma manovrano per farci un accordo e per tenerlo in piedi, con i soliti riti da repubblica delle banane, ma non per farlo governare, ma per galleggiare tutti insieme appassionatamente e per non assumersi responsabilità.
I primi soccorritori e co-fondatori del “Lazzaro bis” sono i grillini, con in testa Di Maio (che passa da una presentazione di un libro, insieme a Gianni Letta e Maria Elena Boschi, alla crociata contro le Ong) e lo stesso Grillo. C’è anche Berlusconi, ma lui più vispo di altri, gioca una sua partita, e il cavaliere sa benissimo che Matteo Renzi non ci ritornerà più a Palazzo Chigi. Il “Lazzaro bis” senza i grillini non resterebbe in piedi, e qui ci dobbiamo chiedere il perchè del soccorso grillino al nuovo Lazzaro, con la novità fresca di ieri, della benedizione del primo Lazzaro dell’accordo tra Renzi e grillini. Di Maio e il suo gruppo, sono passati dal rovesciare il sistema per finire benedetti da Verdini. E fate attenzione, sono mesi che si preparano a questo “Lazzaro bis”: hanno fretta solo perché sia Renzi che Di Maio si stanno logorando e hanno il preciso sentore di eclissarsi nell’arco di un anno, quindi forzano e sperano di votare in autunno per sopravvire.
Perché hanno una fretta così esagerata per ritornare al voto, sia Renzi che i grillini? Anticipare col voto altri scandali per entrambi gli schieramenti?
Di sicuro non è per il bene del paese, e soltanto a una classe politica di improvvisati, può venire in mente di pretendere il voto in autunno, con l’estate nel mezzo, la riapertura delle scuole a settembre e un nuovo scossone economico alle porte. E poi siamo sicuri che un Lazzaro può resuscitare due volte?
L’ascesa era iniziata con un grande selfie, sia a livello locale che nazionale, per il declino forse nemmeno una foto ricordo.
Nelle foto, l’inaugurazione del bypass del Galluzzo e la resurrezione di Lazzaro.

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