Elezioni e finzioni

Il caldo di questi giorni, con temperature sopra la media stagionale, oltre ad arrecare danno all’agricoltura, per la pioggia che non arriva, sta irrompendo nella politica e nel giornalismo con evidenti colpi di sole. L’abuso di succo d’uva e l’esposizione esagerata ai raggi uva, producono lo stesso effetto: perdita della cognizione del reale. Ci sono dirigenti di partito e analisti che sui giornali stanno cambiando linea, analisi e postura, a intervalli di tre, quattro ore. Il risultato di questa tornata di elezioni amministrative non regista nessuna novità, in termini di grandi spostamenti numerici: si registra solo la sconfitta delle forzature dei due strateghi del “giovanilismo senza costrutto” Matteo Renzi e Luigi Di Maio.

PARTIAMO DAL DATO POLITICO DELLA TOSCANA

Un tempo la Toscana, per varie ragioni, rappresentava la regione con una delle più alte percentuali di affluenza alle urne, soprattutto per le elezioni amministrative. I giornali, sia quelli pro-Renzi,  sia quelli contro, vi hanno raccontato che la Toscana era il centro del potere del renzismo: una narrazione falsata e smentita più volte! Da quando i fedelissimi di Renzi, su tutti il Parrini e il Bruzzesi -rispettivamente segretario e responsabile enti locali del PD toscano- hanno preso in mano il partito, i dati dell’affluenza sono calati, il loro partito è dilaniato in tutti i circoli della regione e le sconfitte alle amministrative si sommano di volta in volta: soprattutto quando nel territorio mandano il Lotti e la Boschi a sponsorizzare i candidati. Si presuppone che nel 2018 sarà ancora peggiore il dato. A Rignano, patria dello stratega “maggiore”, il clima pre-elettorale, era un po’ “consippe e un po’ consippe”: è finita “consippe”, con la sconfitta dello stratega ” maggiore”.

DI MAIO E Il LAZZARO BIS

Di Maio, altro stratega ma “minore”, pur di prendere il ruolo da protagonista – in quel teatro degli orrori costituzionali che era il Lazzarobis (il patto a 4 sulla legge elettorale)- ha sacrificato il suo movimento in vista della tornata amministrativa e per una sorta di pax con il PD ha preferito far infilzare mediaticamente Chiara Appendino. La prova sta nel fatto che i grillini hanno permesso lo sciacallaggio verso un loro sindaco, pur di non mettere in discussione il ruolo del prefetto di Torino. Una debacle totale per Di Maio: niente #Lazzarobis e palese inconsistenza nelle dinamiche politiche sul territorio. In Toscana lo avevamo  intuito con la gestione della commissione su Monte Dei Paschi, dove i grillini  hanno assecondato il  PD nella scelta di censurare chi voleva raccontare le vicende interne alla Fondazione MPS. La conferma è arrivata quando i grillini senesi hanno dato il sostegno politico -attaccando la libera informazione locale- a chi aveva chiesto l’assoluzione per Mussari e Vigni, e alcuni hanno scritto e detto che il blogger  l’Eretico raccontava falsità.

 

LE PROSSIME ELEZIONI AMMINISTRATIVE DI SIENA

 

In attesa delle candidature ufficiali previste per fine settembre, ci preme sottolineare il fatto che qualcuno non ha ancora capito le lezioni del passato. Prima c’era il Monte dei Paschi e le elezioni si giocavano con rapporti di forza diversi: nel 2018 sarà il candidato, e il modo in cui viene presentato,  ad incidere.  I riti del passato e le manovre “inquinanti” arrecano solo danno alla città. Il PD forse ha già messo nel conto una possibile batosta  elettorale, ma tenterà fino in fondo, con l’auspicio di trovare chi porterà nuovamente un po’ di elettori al mare, la carta della “novità” del “civico mascherato”. Continuare a pescare nelle solite e “imperiture strategie” del Mazzoni Della Stella non è segno di maturità politica, cosi come le candidature in solitaria. La storia a volte dovrebbe insegnare qualcosa. Forse.

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