Monte dei Paschi: tra leggende metropolitane e fatti. E il conformismo dell’informazione come ai tempi del groviglio armonioso.

Monte dei Paschi, Palazzo Salimbeni

di Hattori Hanzo

Tra leggende metropolitane e fatti.

Le autorità europee, dopo un lungo e meticoloso confronto con le autorità italiane (Bankitalia e dirigenti del MEF) hanno dato il via libera al piano di ristrutturazione per la Banca Monte dei Paschi. Al netto dell’enfasi mediatica e al netto delle sparate, per un verso o per un altro, dei soliti politicanti in cerca di un microfono per rilasciare dichiarazioni, il via libera è solo la conferma di una decisione annunciata fin dal momento in cui è fallito l’aumento di capitale. Il salvataggio della banca con il via libera delle autorità europee non è mai stato messo in discussione: è stato formalizzato non appena si è conclusa la trattativa per la gestione degli NPL. In questi ultimi tre mesi abbiamo letto di “braccio di ferro tra UE e Italia su MPS”, “La UE chiede licenziamenti”, ”Morelli si è ribellato alla UE sui licenziamenti”! Titoli di giornale e racconti degni delle classiche leggende metropolitane.
La UE nella trattativa (se non vi torna smentite la nostra ricostruzione!) ha chiesto una decisione chiara per quanto riguarda le richieste, già avanzate fin dal 2014, in merito agli esuberi e assicurazioni su un eventuale piano, con il soggetto titolato alla gestione per lo smaltimento dei crediti deteriorati.Tutto il resto, lo ribadiamo, sono solo leggende metropolitane, compresa la famosa scena eroica di Morelli contro la UE.
Partiamo dai dati reali e dai numeri del piano approvato dalle autorità europee. Per quanto riguarda gli esuberi, piu’ o meno viene confermata l’ipotesi circolata nei piani predisposti fin dal 2014. Anche i vertici dei sindacati bancari, dovrebbero parlare di più con i loro iscritti che con i giornali: in pochi mesi sono passati da un eccessivo allarmismo agli annunci trionfali delle ultime ore.
Per quanto riguarda la cessione di MPS France e Belgio, la richiesta era già stata avanzata fin dal 2014, compresa la cessione di asset non strategici e degli immobili.
Sempre fin dal 2014, fu proprio la BCE, a richiamare la Banca ad osservare una gestione oculata e rigida per ridurre i costi: dal divieto di distribuire dividendi fino alle sponsorizzazioni.
Vi starete chiedendo perchè non le hanno fatte prima? La risposta, pur essendo la vicenda molto complessa, è semplice: i vertici delle banche italiane richiamate all’ordine dalla BCE e dalla UE hanno traccheggiato e invece di intervenire subito per curare il “malato”,  hanno preferito ritardare la cura con onerosi aumenti di capitale. Tutto questo per potersi garantire la guida delle banche e per assecondare le solite logiche politiche, la stessa politica che (nell’esempio senese), fino a un anno fa,  sperava di ritornare a gestire la Banca come ai tempi del groviglio armonioso. Quando il mercato non ha più digerito l’ennesimo aumento di capitale, sono subentrate le autorità europee e senza l’intervento dello stato con la ricapitalizzazione precauzionale, la Banca non si sarebbe salvata. Non voglio entrare nelle vicende giudiziare, ma la gestione Profumo e Viola della Banca -soggetti voluti dal PD- è stata la mano di coppale: più che risollevare la Banca dai disastri gestionali di Mussari e Vigni, hanno trascinato la Banca verso la situazione attuale. Non è una opinione: è un dato di fatto! Probabilmente Viola è accerchiato dalla sfortuna: uscito dal Monte è stato chiamato come salvatore della patria in Veneto, e anche in questo caso senza l’intervento dello stato, ci sarebbe stato il disastro. A un certo punto, qualcuno dovrebbe smetterla con la carriera del banchiere e dedicarsi ad altri mestieri. Nei paesi anglossassoni funziona così e negli Stati Uniti i responsabili dei disastri bancari, oltre a finire in galera, non rimettono piede in banca nemmeno come correntisti.
Per concludere questo capitolo: il piano approvato dalle autorità europee è un ordine senza replica, rispetto alle prescrizioni e alle indicazioni degli anni precedenti. La differenza sostanziale è tutta qui: i numeri e le indicazioni del piano, ricalcano quanto già ipotizzato prima del fallimento dell’ultimo aumento di capitale.

A cosa sono dovute le turbolenze che durano da un anno nel sistema bancario italiano?

Se ci liberiamo delle nostre opinioni personali e guardiamo i dati e gli eventi all’interno del perimetro delle regole europee -sapendo benissimo che il nostro paese non poteva permettersi una crisi sistemica con MPS e le banche venete- non c’erano altre strade rispetto a quelle intraprese. Per mesi, i favorevoli e i contrari al bail-in, ci hanno riempito la testa con ragionamenti da bar e con argomentazioni da studi economici, senza minimamente ragionare sulla specificità del sistema bancario italiano e sulla reale applicazione delle direttive europee. Anche lo stesso presidente della BCE Mario Draghi, a fine giugno, ha detto chiaramente che il bail-in non è stato ben collaudato e che “ci sono episodi di crisi bancarie che si sono sviluppati in un modo che la direttiva europea sul bail-in non aveva previsto”.
A cosa sono dovute le turbolenze? Il nodo delle crisi irrisolta ruotava e ruota sulla gestione degli NPL. Senza lo smaltimento dei crediti deteriorati, con il mercato o con l’intervento pubblico, non ci sarà la parola fine alla crisi delle banche italiane ed europee. I più lungimiranti, per la tempistica e la modalità d’intervento, sono stati gli spagnoli con la costituzione di una bad bank. Nel 2012, la Spagna, dopo i richiami dell’Europa e per ottenere i finanziamenti del fondo salva-stati, ha istituito la società veicolo SAREB (bad bank) per smaltire i crediti deteriorati della banche. La Spagna è pur sempre la patria della famiglia Botin, e sono sempre stati più vispi di altri, sopratutto per la “tempistica” in materia di banche.
In Italia, quando era possibile farla, i nostri politici si sono girati dall’altra parte e oggi piangono sul latte versato. Era il 2013 e Romano Prodi propose di istituire una bad bank: il governo e il parlamento risposero picche. Oggi ci ritroviamo il solito problema dei crediti deteriorati e rispetto agli spagnoli viviamo delle vere e proprie emergenze gestionali. I nostri politici son dovuti andare dalle autorità europee per farsi indicare le soluzioni percorribili per risolvere le vicende di MPS e delle banche venete. Altro che “miracoli” (cit. del rinviato a giudizio Valentini), o gesta eroiche di Morelli.
Il ministro Padoan, molto abile con le conferenze stampa e in ritardo su tutto per dar retta al quello di Rignano, senza il supporto di IntesaSanpaolo e il ritorno sulla scena di Atlante, non avrebbe risolto il problema delle banche venete e nemmeno la questione di MPS. Senza il ruolo di due dirigenti del MEF che hanno lavorato con i tecnici europei e il ruolo di mediazione del sottosegretario Baretta (presente a Siena, per una strana coincidenza, sia il giorno dell’annuncio del fallito aumento di capitale, sia due giorni prima il via libera formale al piano delle autorità europee), se si aspettava Padoan oggi ci sarebbero le macerie.Vorrei ricordare a tutti che all’indomani del fallimento dell’ultimo aumento di capitale di MPS, il ministro Padoan in maniera categorica disse che “Atlante non si sarebbe più occupato di MPS”. Come è finita invece? Atlante si occuperà della gestione degli NPL di MPS!

Il conformismo dell’informazione e le imbarazzanti dichiarazioni della politica locale.

Dopo tutto quello che è successo durante le gestioni della Banca e della Fondazione da parte di Mussari e Mancini, e con la situazione complessa che vive la Banca, mai e poi mai a un giornalista sarebbe venuto in mente di chiedere un parere al sindaco Valentini e riempire gli articoli con le sue dichiarazioni surreali. Per giunta, il rinvito a giudizio sindaco di Siena Valentini Bruno, è dello stesso partito -il PD- responsabile dei disastri che oggi tocca gestire con risorse pubbliche. Al massimo chiamate il presidente della Fondazione, non il sindaco. Invece, il Corriere Fiorentino, diretto da un grande estimatore del groviglio senese, Paolo Ermini, è sceso nuovamente in campo per predisporre il cordone sanitario intorno a  Valentini, con i suoi “brillanti” editoriali per far sapere agli aggrovigliati storici, che lui c’è, ed è pronto come nel passato a difendere il fortino del groviglio. Avvertite Ermini che è fuori tempo massimo e quel genere di “giornalismo brillante” può mandarlo in pensione. Compresi gli articoli del cantore del groviglio, Roberto Barzanti, che non perde occasione per pontificare, dimenticandosi che lui ha grosse responsabilità per aver sostenuto la gestione che ha generato disastri a Siena. Ma il Barzanti e il Parisi sono ospiti fissi sul giornale diretto dall’Ermini: mai privarsi di due nostalgici del groviglio toscano. Il 2 luglio, il rinviato a giudizio (particolare che Ermini ha omesso di scrivere nel suo “brillante” editoriale”), si è presentato in una conferenza stampa e ha rilasciato queste frasi -riferendosi a MPS- che citiamo letteralmente per farvi capire quanto in basso è finita la politica locale: “Vicini a un miracolo come quello di San Gennaro”, “ci sarà il mantenimento della direzione a Siena”,etc. Non contento, grazie allo spazio che il giornale di Ermini gli ha concesso, il giorno dopo l’annuncio formale dell’approvazione del piano, si è lasciato andare ad altre esilaranti dichiarazioni: “una campagna di comunicazione per far sapere a tutti che la situazione è cambiata”, “vorrei ringraziare i vertici della banca che hanno condotto una dura trattativa con la UE, minacciando di riconsegnare le chiavi della banca alla vigilanza”.
Partiamo dalle ultime frasi. Il sindaco si occupa della comunicazione della banca? Vi sembra normale dare spazio a queste assurde dichiarazioni! A questo punto vogliamo sapere dal Valentini e dal giornalista che ha riportato senza alcun dubbio le frasi del Valentini, in quale occasione o riunione i vertici della banca hanno minacciato di restituire le chiavi di Mps alla vigilanza.Vi facciamo questa domanda perchè alla vigilanza questa minaccia non risulta e nemmeno alle autorità europee. Ci sembra alquanto surreale che il sindaco si presenti dai giornalisti in qualità di portavoce improvvisato dei vertici di Mps. Questi sono ancora fermi a quel conformismo dell’ informazione che imperava quando la banca era gestita da groviglio locale! Ma dopo tutto quello che è successo e con i sacrifici richiesti, ci vuole una bella faccia tosta a parlare di miracolo. Poi, avvertite Valentini, che nelle trattative europee, la questione della direzione della Banca non è mai stata oggetto di discussione. Come al solito, il sindaco-selfista, si fa le domande e si risponde da solo!
Ma il massimo, il Valentini e i suoi referenti dell’informazione, lo hanno raggiunto quando vogliono passare come innovatori e discontinui. Fortunatamente, Valentini Bruno, con il 2018 smetterà di fare il sindaco, magari vista l’esperienza sul campo, l’Ermini potrebbe chiamarlo come vice-direttore al giornale, con il compito di contare le battute degli articoli: di sicuro fino a 12.000 ci arriva con scioltezza.

Tutto risolto e Morelli lavora per una svolta radicale?

Non è tutto risolto: per ora siamo nella fase della ricapitalizzazione precauzionale, con l’ingresso dello stato come azionista al 70% circa. In questa la fase la Banca, in base al piano approvato, verrà ristrutturata in attesa della futura uscita dello stato del capitale. La seconda fase, e qui avvertite i politici di andarci piano con le dichiarazioni improvvisate, ci sarà con il ritorno sul mercato e a quel punto il futuro della Banca lo decideranno i nuovi azionisti. Lo stesso Morelli è stato costretto a dire in conferenza stampa che, per future aggregazioni e fusioni decideranno i soci. Ergo traducendo: ora occupatevi di realizzare il piano approvato e di tenere fuori dalla porta l’ingerenza della politica. E’ alquanto strano che ad oggi, né Morelli né Falciani, abbiano avuto il tempo di dire pubblicamente al Valentini di non interferire con le vicende della Banca. IntesaSanpaolo e Unicredit sono due grandi banche, perché i banchieri ne hanno tenuto fuori la bassa politica locale e nelle città di riferimento delle due banche, i sindaci non sono mai intervenuti per interferire con le vicende della gestione delle banche stesse, tantomeno con paginate sui giornali.
Ora tocca a Morelli dimostrare la discontinuità con il passato, non solo nella gestione del piano approvato, ma anche nel rapporto con la politica locale, e siccome con l’ingresso dello stato ci possiamo permettere di fare delle valutazioni maggiori sul ruolo dei banchieri che guidano la banca, ci sarebbe una domanda non secondaria per Morelli: perché non cambiate tutti i capi-area della banca, considerato che alcuni sono gli stessi dei tempi di Mussari e Vigni?E ancora un’altra domanda: considerati i sacrifici richiesti ai dipendenti, perchè Morelli e Padoan non rendono pubblico il numero delle consulenze esterne affidate dalla banca?Interessante sarebbe sapere se ci sono incarichi a società esterne e se ci sono sponsorizzazioni e pubblicità date a giornali, riviste o associazioni. Non è difficile pubblicare l’elenco e le somme impegnate, per saperlo basterebbe un’interrogazione parlamentare al ministro Padoan. Poi, è possibile sapere chi decideva e chi ha autorizzato tutti quei crediti deteriorati che la Banca ha in pancia: non c’era un vertice a gestire i crediti? Nei giornali, se non erro, c’era la notizia che lo storico capo dei crediti di MPS, il Pompei, è andato in pensione, quindi dall’interno della Banca nessuno gli può piu chiedere lumi sulla gestione dei crediti. Peccato, poteva essere un’occasione per agevolare un percorso di chiarimenti. Nei mesi scorsi, anche dopo la pensione, alcuni turisti spagnoli, erano convinti di aver visto ritornare verso la Rocca proprio lo stesso Pompei, ma sicuramente si sono sbagliati. I turisti si sa, girano molto e fanno confusione con la fisiognomica.
Morelli non ha più alibi ovviamente se,  dopo l’ingresso dello stato, sarà riconfermato alla guida della Banca. Nel frattempo, turisti permettendo, ci possiamo godere i concerti al Lucca Summer Festival. Il 3 luglio la Banca Monte dei Paschi, sulla pagina facebook, ha annunciato “l’official partneship con il Lucca Summer Festival”.

Unisciti alla conversazione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *