Monte dei Paschi: li avete chiusi i conti con il passato prima di parlare di futuro?

La strategia del ritardare i conti con il passato, fatta di formule desuete e tattiche da dilettanti che vivono la politica alla giornata, è il pesante fardello che blocca qualsiasi slancio costruttivo, al di là del ruolo istituzionale ricoperto e dello schieramento politico di appartenenza. Ed è una strategia -il ritardare- che ha contagiato oltre al mondo politico -già infettato strutturalmente- anche i diversi settori che condizionano la vita pubblica, direttamente o indirettamente. Ci sono degli esempi tangibili che confermano questa regola.

Se Morelli non è in grado di imporsi, o se non vuole farlo, è bene pensare alla sua sostituzione prima del ritorno in borsa della Banca.
Ci siamo quasi annoiati nel ripetere le stesse cose appartenenti agli stessi riti del passato che oltre ad annoiare, non aiutano a superare i problemi.
La commissione parlamentare d’inchiesta sulle Banche è stata istituita, agli atti degli interrogatori della magistratura e in quelli della commissione finanze del senato ci trovate la conferma che, Fondazione e Banca Monte dei Paschi, sono state spianate -questo termine forte è appropriato- nel loro patrimonio e credibilità, dalla commistione tra politica (soprattutto locale) e gestioni dell’ente e della Banca.
C’era solo una cosa da fare, prima di pensare al rilancio e agli aumenti di capitale: sostituire radicalmente i responsabili interni che ancora oggi occupano ruoli e posti, fin dalle gestioni Mussari-Vigni. Solo questa scelta avrebbe ridato respiro alla Banca, riportando fiducia nel mercato e creando un rapporto virtuoso e nuovo anche con i dipendenti. Niente di tutto questo è stato fatto, si è preferito far passare il messaggio che bastava l’uscita di scena di Mussari e di Vigni. Ma la Banca, Mussari e Vigni, non la gestivano con i capi area, i responsabili dei settori e con il responsabile dei crediti? Alla storiella che quei due comandavano come dittatori non ci crede nessuno: la Banca era condizionata dalla politica, non solo attraverso le nomine del cda. Vi volete bere la storiella che l’enorme peso dei crediti deteriorati è frutto delle esclusive direttive di Mussari e Vigni? Allora sogni d’oro.
Morelli se non è in grado di fare queste scelte radicali, o se non vuole, considerato che il tappo al buco creato da quelle gestioni, ce lo mette lo Stato (i contribuenti), meglio sostituirlo prima del ritorno della Banca in borsa. Morelli non si può limitare ad enunciare buoni propositi, senza praticare un taglio netto con le vecchie gestioni e accettando passivamente una nuova pressione mediatica della politica locale sulla Banca, come quella che sta facendo da giorni il sindaco di Siena Valentini Bruno. Inviare due righe ai giornali, per rivendicare l’autonomia della Banca dalle pressioni della politica, costa troppo?
Il problema non è se Morelli parla con il sindaco di Siena, uno scambio istituzionale e un dialogo trasparente accade ovunque tra banchieri e sindaci. Non è un problema nemmeno se il sindaco Valentini -noto ciclista con e senza la pedalata assistita- ha instaurato un buon rapporto con il direttore delle relazioni esterne della Banca, Marco Palocci. Il problema diventa tale -come ai tempi passati- quando il sindaco interviene di continuo in merito alla gestione della Banca -soprattutto con ragionamenti surreali- e la Banca non trova il tempo di frenare queste continue interferenze.
Non contento di aver sfiorato il limite nei mesi e giorni precedenti, il ciclista Valentini -sindaco in scadenza di Siena- ha voluto strafare nella sua ennesima conferenza stampa. Per fortuna la Banca in questo momento non è quotata in borsa, e le autorità di vigilanza hanno altro a cui pensare che leggere le performance mediatiche di Valentini. Ma Morelli le ha lette e non ha niente da dire?
Lo Stato, attraverso la ricapitalizzazione precauzionale, sposta in Banca Monte dei Paschi miliardi e non monete virtuali e al sindaco Valentini -renziano del PD e soggetto che nomina i membri della Fondazione MPS- cosa decide di esternare? Riportiamo fedelmente quanto esternato dal ciclista: “Per  Mps e Siena quello che chiediamo allo Stato, che sarà il principale azionista, è di trovare persone capaci, oneste, e che sappiano rappresentare le istanze del nostro territorio, facendo in modo che cio’ che perdiamo in termini di dipendenti ci venga restituito in termini di investimenti. E che si torni a fare Cda qua e che la sede di Widiba, la banca on line, sia riportata a Siena”.
Se la situazione non fosse complessa e seria, ci sarebbero tutti gli elementi per l’ironia e il disincanto. Il Valentini, per riaffermare la sua immagine di sindaco in scadenza “disponibile a ricandidarsi” -avendo capito che non lo ricandidano- gioca mediaticamente con il solito politichese applicato alle vicende bancarie, dimenticandosi di diverse scelte.
Sig. Morelli, le sembra normale che il sindaco chieda dove e come si devono svolgere i cda della Banca e dove e come spostare le sedi delle società della Banca? Ci piacerebbe conoscere la posizione ufficiale di Mps e sentire dalla voce dei vertici la presa di distanza da queste interferenze.
Valentini se voleva risorse per il territorio, invece di pavoneggiarsi con i post su facebook e con annunci continui, doveva attivarsi con delle chiare scelte amministrative, per valorizzare la città e per creare delle vere e solide sinergie con altri enti e privati e non come ha proceduto sul modello (sbagliato) delle scelte fatte per la gestione del Santa Maria della Scala, abdicando come sindaco e concedendo tutto in gestione.
Ora che la commissione d’inchiesta è stata varata, prima di ritornare sulle orme del passato, i parlamentari dovrebbere convocare sia Morelli che Valentini: il primo per chiedergli se i responsabili delle aree e delle strutture interne di Mps, che gestivano la Banca insieme a Mussari e Vigni, sono sempre in lì al loro posto con ruoli di responsabilità, o se sono stati nominati nelle società del gruppo, o di altre partecipate della Banca. Al secondo -che si erge a paladino della “discontinuità”- gli dovrebbero chiedere come mai inviò un sms a Matteo Renzi -durante le nomine della Fondazione MPS- di questa portata: “Matteo, allora vado a dritto sulle nomine, okay?”
Una volta chiarite queste cose,Valentini con lo stesso Morelli o con il direttore delle relazioni esterne della Banca, possono tranquillamente ritrovarsi in versione ciclisti sulla Francigena, una bella pedalata defaticante rinfrancherà gli spiriti.
Il prezzo degli errori di pochi, non deve più ricadere sulla comunità e prima o poi, gli esuberi, andranno applicati a certi banchieri e non ai dipendenti, se davvero vogliamo render giustizia.

Per concludere: ma Marcello Clarich, presidente della Fondazione MPS, ha sollevato la questione (in base allo statuto dell’ente) della nomina di Vincenzo Del Regno?

One comment

  • Condivido ogni parola. In particolare la verifica sui personaggi che decidono le sorti della banca ovvero i cd capi area che per quanto riferito ancora diversi di questi che erano pappa e ciccia sia con mussari che con vigni ricoprino incarichi di spessore. Questi capi area dovrebbero essere allontanati sia per quanto sopra sia per il cattivo andamento della banca e questo dovrebbe essere fatto prima del ritorno del titolo in borsa. Certo e’ che lo stesso am morelli faceva parte della precedente gestione e difficilmente saranno prese iniziative del caso.
    Basta solo sottolineare che il capo area dei crediti attuale a quel tempo dirigeva l’ispettorato, come si puo’ pensare che cambi qualcosa.
    E che la fine abbia inizio.

Unisciti alla conversazione

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *