Sanità e università in Toscana: il caso delle scuole di specializzazione e la gestione Rossi-Saccardi (Scaramelli- Valentini)

Il peggiore amministratore o rappresentante istituzionale è quello che rilascia dichiarazioni dopo il danno e non ci spiega mai cosa ha fatto prima che il danno si palesasse. Troppo comodo arrivare sempre dopo la musica! Che noia leggere sempre le solite frasi di circostanza tipo: “ci impegneremo per trovare una soluzione”,  quando sono stati eletti e nominati  proprio per trovarne di  soluzioni e per presentarsi negli uffici titolati con quella autorevolezza necessaria  a portare risultati positivi, sia  per i cittadini, che per il sistema universitario e sanitario della Toscana, e per quanto riguarda il nostro microcosmo, anche per Siena.
Vi ricordate le sfilate dei mesi scorsi di Rossi Enrico, Luigi Dallai, del selfista Scaramelli, del sindaco Valentini e di quei rappresentanti del PD? Vi ricordate  che, tra un convegno e un articolo -nel caso dello Scaramelli tra un selfie e l’altro- vi hanno raccontato che stavano lavorando per potenziare la sanità e l’università a Siena e più in generale in tutta la Toscana? Noi si, e proprio mentre loro si pavoneggiavano con frasi da mera propaganda, su questo blog, vi avevamo avvertiti che c’era in corso una decisione politica per depotenziare Siena e per riorganizzare in maniera confusa il sistema sanitario e universitario della Toscana.
Detto fatto, così Repubblica e Corriere della Sera pubblicano una notizia, che i vertici istituzionali conoscevano prima dello scoop dei giornali (i politicanti erano troppo impegnati in selfie in piscina come lo Scaramelli, o in “rivoluzioni estive” vedi Rossi Enrico, oppure per studiare da candidata alla presidenza della regione, vedi la Saccardi), inerente i  problemi  delle scuole di specializzazione per i medici: si sono limitati a rilasciare dichiarazioni ai giornali con la notizia già pubblicata, una cosa da far cascare le braccia (eufemismo).

Che cosa hanno pubblicato i giornali?
“Tredici scuole di specializzazione per medici bocciate”! In pratica, l’osservatorio nazionale della formazione medica specialistica -organo che lavora per il ministero della salute e per il ministero dell’istruzione- ha esplicitato che tredici scuole specialistiche non hanno i numeri richiesti dal ministero e “rischiano di non essere accreditate”: sette per l’università di Pisa, cinque per Siena e una per Firenze. Bisogna precisare che questa valutazione dell’osservatorio non è vincolante, ma il problema c’è ed è serio: sia nel caso -e sarebbe ancor più serio- che questa valutazione diventi definitiva, sia che i criteri e le valutazioni dell’osservatorio risultassero errati o da ricalibrare. L’assessore regionale alla sanità Saccardi, non può limitarsi a dire che  -dopo che la notizia è diventata di dominio pubblico-  “stiamo stringendo accordi con le aziende territoriali affinché una parte delle specializzazioni possa essere fatta anche al di fuori dell’università”. Questa frase dell’assessore del PD toscano, ci fa capire che erano a conoscenza del problema e quel “stiamo” ci conferma che invece di aver lavorato per rafforzare il sistema universitario, la soluzione provano a trovarla all’esterno: il massimo della disorganizzazione, con palese mancanza di autorevolezza e visione politica. Per quanto riguarda l’Università di Siena, le specializzazioni a rischio sono: Medicina Legale, Chirurgia Toracica, Allergologia e Immunologia Clinica, Audiologia e Foniatria,  Medicina del Lavoro. Per Pisa: Neurochirurgia, Malattie Infettive e Tropicali, Medicina del Lavoro, Medicina dello Sport, Nefrologia, Audiologia e Foniatria, Medicina Legale. Per Firenze: Audiologia e Foniatria.
Meno male che i politici del PD toscano e senese stavano lavorando per potenziare il sistema universitario e sanitario….!!! Il delegato alla sanità del rettore dell’Università di Siena, il prof. Ranuccio Nuti, cosi come riportano i giornali, si dichiara “perplesso”. Anche noi e molto, perché  ci rendiamo conto che siamo davanti a un palese cortocircuito tra vertici degli atenei e gli organi dei ministeri -organi composti da docenti- ma non solo: gli errori gestionali e la politicizzazione delle università per scopi elettorali locali, hanno indebolito gli atenei e privato di autorevolezza e forza i propri rappresentanti negli uffici romani. Hanno pensato più a favorire la carriera fuori Siena di qualche ex rettore, che il prestigio dell’Università e della sanità. Questa delle scuole di specializzazione arriva subito dopo la gran confusione generata nella riorganizzazione del servizio del 118.

Il presidente della commissione regionale sanità del consiglio regionale della Toscana, Stefano Scaramelli, non ha -stranamente- rilasciato dichiarazioni, forse perché  impegnato a pubblicare le foto delle sue visite alla festa del PD e anche il sindaco Valentini, troppo preso a forzare la mano sul piano operativo, non ha ancora trovato le parole e forse è meglio cosi. Più passa il tempo, più la classe dirigente del PD senese e toscano si conferma inadeguata a gestire la cosa pubblica, e quando erano “adeguati” hanno provocato il disastro di Banca e Fondazione Monte dei Paschi…della serie siamo a posto…

(l’immagine di copertina è tratta dal sito del Corriere della Sera)

One comment

  • Il problema dell’accreditamento delle scuole di specializzazione non è solo senese nè tantomeno toscano ma drammaticamente nazionale. I numeri riportati, che vedono Siena e Pisa alla pari come non accreditate (per ora, vedremo infatti una rapida e affannosa rincorsa al raggiungimento dei parametri ministeriali che come sempre riporterà tutti alla pari), sembrerebbero anzi confutare il depotenziento senese ed i dati toscani su scala nazionale sono discreti se non buoni.
    Il problema “drammatico” è un altro, non si puó da un lato basare la selezione dei professori universitari di medicina (quelli che insegnano a fare i medici) solo sulla ricerca e poi pretendere che le scuole di specializzazione raggiungano i parametri dì attività clinica per formare nuovi specialisti. I docenti non hanno nè tempo, nè capacità e ancor meno motivazioni per insegnare qualcosa che non sanno fare. Negli ultimi anni sono cresciute nelle università generazioni di pseudomedici che non fanno clinica ma passano il tempo a produrre in batteria articoli “scientifici” con il solo scopo di fare carriera universitaria, docenti che sfornano decine di pubblicazioni l’anno (e chiunque abbia fatto contemporaneamente il medico ed il ricercatore ha coscienza dell’impossibilità manifesta di raggiungere questi numeri senza abbassare oltre il minimo la soglia dell’onestà intellettuale). Incidentalmente purtroppo questi geni della ricerca, insegnanti a tutti gli effetti, non sanno fare i medici o almeno hanno un campo talmente settoriale e specifico di competenza da risultare inutili ai fini dell’insegnamento.
    Una soluzione per Siena, che tanto non sarà mai in grado di attrarre fondi di ricerca significativi, potrebbe essere di orientare i dipartimenti di area medica verso la teaching university, selezionando professori veri (cosa che qualche volta ha fatto a dire il vero) e non ricercatori finti, per attrarre studenti che non ambiscano al Nobel, ma solo a diventare medici competenti ed onesti.

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