Il patto riservato tra Rossi Enrico e il PD: fuori Eugenio Giani. E le manovre da basso groviglio su Siena

Rossi Enrico, l’attuale presidente della regione è dal 2004, prima nelle vesti di  rappresentante veltroniano in Toscana, poi negli anni successivi come referente dei grovigli per il PD, che cerca di galleggiare e  proporsi come quello che la vede lunga. Nonostante ciò  poteva risparmiarci a tutti il teatrino politico della sua scissione dallo stesso PD: in televisione si presenta come il novello “Che Guevara di Bientina” ma poi di ritorno in Toscana, continua a governare con gli stessi metodi e personaggi di sempre. Prima ha contribuito all’ascesa di Renzi, non a caso l’uomo di fiducia di Rossi nella sanità, ovvero Luigi Marroni, con il ragazzo di Rignano viene promosso alla Consip. Poi, sempre con gli uomini di Renzi, per la precisione Carrai, Lotti e Nardella, concorda tutto: dall’ampliamento della pista aereoportuale di Peretola, fino alle nomine di competenza della regione. E quando decise di ricandidarsi per il secondo mandato da presidente della regione, il Rossi, preoccupato dalle primarie per la scelta del candidato e sapendo che dalle stesse il vincitore sarebbe risultato Federico Gelli, strinse l’accordo con Renzi, tanto che le primarie  non furono mai realizzate. Questa è storia, come ci ricorda la nostra amica di Pisa.
Di recente Rossi Enrico, quando ha capito che con il PD non c’erano posti liberi per la candidatura in parlamento, ha preso la palla al balzo e si è scisso dal partito, per farsi poi candidare in parlamento dagli scissionisti. In questi ultimi giorni, in pieno agosto, come ci segnala la stessa fonte che ci aveva fatto anticipare la nomina di Bassilichi a Firenze Fiera, si sarebbe svolto un incontro riservato tra Rossi e Renzi per stringere un patto ben preciso: Rossi si impegnerebbe per far dare l’appoggio di Mdp alla legge elettorale proposta da Renzi e per un’alleanza futura di governo (Rossi ambirebbe a diventare il prossimo ministro della Sanità) e nel contempo, sempre Rossi,  si impegnerebbe ad assecondare in qualità di presidente della regione -come ha fatto con il sostegno alla nomina di Bassilichi in Firenze Fiera- le nomine e le scelte degli uomini di Renzi in Toscana. Ma il piatto forte dell’accordo riservato tra Rossi e Renzi è questo: io(Rossi) mi prendo questi impegni se tu(Renzi) stoppi la corsa di Eugenio Giani alla presidenza della regione, come a suo tempo abbiamo fatto per la candidatura a sindaco di Firenze, e io (Rossi) mi prendo l’impegno di sostenere la candidatura della renziana Stefania Saccardi. Sempre  Rossi, iperattivo,  si è preso l’impegno di convincere gli orlandiani del PD toscano ad appoggiare questo patto. In questo accordo in cantiere, il Rossi, ha chiesto a Renzi di confermare come candidato a sindaco di Siena, Valentini Bruno, con l’appoggio di Mdp e degli orlandiani. E anche su Pisa, il solito Rossi, ha detto a Renzi che l’alleanza PD-Mdp per il comune si può fare, ma ha posto il veto su candidature del PD come quella di Federico Gelli, tra l’altro, il “Che Guevara di Bientina”,  non vuole nemmeno Paolo Fontanelli, pur essendo un esponente di Mdp di Pisa. Renzi invece, pur trovandosi d’accordo su quasi tutti i punti del patto, gli avrebbe detto che ci sarebbero difficoltà a far digerire la candidatura della Saccardi per la regione e la riconferma di Valentini a Siena. Ci verrebbe da dire, nemmeno rossi di vergogna a pensarle!

E su Siena infatti, è ripartito il solito giochino da basso groviglio. Non a caso, uno degli ospiti di grido della festa del PD senese, sarà proprio lo scissionista Rossi Enrico. Toh, che strano! E gli orlandiani senesi, rappresentati da Simone Bezzini (quello che voleva far nominare Antonio Vigni, ex direttore generale della Banca, come consulente della Fondazione Monte dei Paschi) e da Paolo Mazzini (quello che sosteneva in deputazione generale la gestione di Gabriello Mancini e oggi fa l’assessore con Valentini Bruno), hanno già fatto circolare un documento per riconfermare il sostegno alla ricandidatura di Valentini Bruno a sindaco di Siena. Ma nei giorni scorsi, a far da sponda a Valentini Bruno, era sceso in campo dalle pagine del Corriere Fiorentino, uno degli estimatori storici del groviglio armonioso senese, il direttore Paolo Ermini. Il direttore Ermini, forse convinto dal solito Barzanti e dopo il dibattito a Seggiano, ha preso posizione sostenendo Valentini e attaccando Scaramelli. In pratica: quella parte del groviglio armonioso che ha distrutto il patrimonio della Banca e della Fondazione Monte dei Paschi, che oggi vedono come interlocutori “culturali” sia Barzanti che Ermini, ha deciso di sostenere Valentini. L’altra parte del groviglio armonioso invece, sostiene le posizioni di Scaramelli. Una scissione momentanea tra i reduci e i nostalgici del groviglio!
Vediamo quanto dura questo teatrino.

(La foto è tratta dal sito Essere Sinistra)

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