La chiarezza e le manine maligne

Elezioni Comunali Siena

Bisogna dare atto a due giornalisti, il direttore della Nazione di Siena Francesco Meucci e Daniele Magrini, per aver scritto senza giri di parole e con franchezza, che serve chiarezza in vista dell’imminente campagna elettorale. Serviva questo richiamo e serve ancor di più – per colmare la distanza abissale tra cittadini e politici (cit. Daniele Magrini) – una trasparenza sui fatti e non sul processo alle intenzioni.

Ed è per questo che stride con la realtà (si capisce benissimo che dietro c’è una manina maligna) la campagna denigratoria e il fuoco di fila contro le uniche due persone, Luigi De Mossi e Eugenio Neri che, non solo non hanno partecipato alla distruzione delle ricchezze patrimoniali e istituzionali della città, ma hanno marcato anche in tempi non sospetti, la distanza da quel groviglio armonioso che piaceva tanto al Bisi e al gruppo dirigente del PD. Una manina maligna che non vuole il bene della città e il benessere dei cittadini, ma solo e soltanto mantenere tutto in perenne stato di crisi e di confusione, per garantire a pochi soggetti nomine e pavoneggiamenti alle spalle dei senesi. Come la tragica storia del Monte dei Paschi: hanno affossato una banca per garantire la carriera fuori Siena a due massimo tre persone e in città hanno lasciato le macerie. Lo scettro lo hanno consegnato al Valentini Bruno, ben sapendo che all’ex sindaco di Monteriggioni piaceva sopratutto autopromuoversi e che non era in grado di risollevare e rilanciare seriamente la città.

Ora che ci avviciniamo alla campagna elettorale con l’ufficializzazione delle candidature (quelle vere con a sostegno le coalizioni, da non confondersi con le semplificazioni romanzate dal termine “listone”), la manina ha fatto la sua mossa: far saltare il lavoro di Eugenio Neri, attraverso la rottura con il gruppo di Laura Vigni. Mossa poco intelligente, perché il 90% dei voti del raggruppamento li porta il Neri. Però serviva una mossa per destabilizzare il quadro: non sappiamo se la scelta della Vigni sia stata presa in buona fede o con malignità – noi guardiamo l’effetto e non la causa – ma di fatto più che affossare il Neri, ha conclamato il suicidio politico del gruppo che insieme al Campanini avevano costruito. La mano di coppale, come si suol dire, è arrivata con immediatezza con gli apprezzamenti alla Vigni e al Campanini da parte di Valentini e Mancuso. Subito dopo, quasi di concerto alla mossa contro il Neri, una vecchia conoscenza del groviglio armonioso, che in questi ultimi tre anni ha cercato di rifarsi una verginità ripresentandosi come puro, tal Michele Taddei, ha utilizzato il suo profilo Facebook per lanciare la sua campagna contro la candidatura del De Mossi, e non a caso, i nostalgici del groviglio che piaceva al Bisi, sono apparsi per apprezzare le parole dell’ex portavoce di Fabio Ceccherini, tal Michele Taddei appunto. In questo momento non sappiamo come si muoverà e cosa deciderà l’avvocato De Mossi – grazie al cielo e alla terra ci sono persone serie che non rispondono agli epigoni e ai giornalisti del groviglio armonioso avendo una propria autonomia decisionale – anche perché un candidato e una coalizione, devono rapportarsi con la cittadinanza e non con il nostro blog e nemmeno con i profili Facebook dei soliti furbetti del groviglio.

Certi nostalgici del groviglio, non portano voti e cercano solo un palcoscenico, come l’attuale vice-sindaco Fulvio Mancuso, sempre alla ricerca di poltrone pur non avendo voti. E poi parliamoci chiaramente: ai soliti manovratori interni al PD senese, in sinergia con il groviglio storico, interessa avere un candidato gestibile e una campagna elettorale con candidati che non hanno possibilità di vincere, come la candidatura dell’ex sindaco Piccini o quella del centrodestra senese condizionato da Lorenzo Rosso, o quella dei  grillini senza strategia. Uno schema di antica memoria che non serve alla città e non aiuta la ricomposizione per rilanciare Siena. A Siena serve un candidato di vera discontinuità e una coalizione ampia per ricucire gli strappi tra i cittadini che negli anni del groviglio sono stati divisi dai distruttori di Banca e Fondazione. Tutto il resto sono chiacchiere, moralismi ipocriti e pratiche di onanismo politico.

Dopo le considerazioni fatte sul blog del Santo e su quello dell’Eretico, ci sembrava giusto, con molta chiarezza, esprimere le nostre.

Non perdetevi l’articolo di domani su Sei Toscana e l’urbanistica dell’imputato Valentino (uomo di punta del PD senese).

3 comments

  • Forse perché il Taddei voleva fare il candidato a sindaco.

  • È uno schifo generale . Un Piccini che ha il coraggio di candidarsi ! Elemento di disturbo e di supporto per il Valentini Bruno ( detto ronda di notte) ma anche molti altri tipo Laura Vigni ed i grillini che cosa vogliono fare ? Dare una mano alla solita maggioranza di sinistra perché il ladrocinio continui. Auguri a tutti i senesoti.

    • Cari amici,
      togliamoci dalla nevrosi del nome a Sindaco, del ‘nuovo Papa’; rovesciamo il ragionamento e pensiamo alle caratteristiche che debba avere una nuova
      Classe Dirigente che garantisca trasparenza ed efficacia al proprio agire.
      La costruzione sui personaggi e non il contrario, caratteristiche e vissuti che
      costruiscono le personalità, è stato il vero ‘vulnus’ di questa città. Ha consentito
      che il Mussari si facesse re, per esempio, che s’inventassero tante competenze
      fittizie, che scorressero tanti soldi impropriamente.
      Il gioco del totosindaco ha ormai fatto il suo tempo, abbiamo il coraggio di cambiare passo e fantasia, cerchiamo una classe dirigente giovane, competente, con delle conoscenze informatiche tali da poter avviare un gestione moderna dell’amministrazione, libera dai fil rouge del passato.
      Una volta puntualizzate le criticità e le autentiche proposte di cambiamento
      di un gruppo, non di un singolo, il nome del Sindaco verrà da sè e c’impedirà di rinnamorarsi del nulla, come è successo negli ultimi 20 anni.
      Antonella Eleonora Buscalferri
      ,

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