I “virtuosi”: una lunga catena di affetti (assetti) dal sistema dei trasporti alla gestione dei rifiuti, per arrivare al peggior sindaco dell’era moderna. Parte seconda

ATO Sud

Nella puntata precedente ci siamo occupati del “virtuosismo” urbanistico del renziano Valentini Bruno – ex sindaco di Monteriggioni e attuale sindaco in scadenza di Siena – focalizzando l’attenzione sulle vicende urbanistiche di Monteriggioni, oggetto di una corposa inchiesta giudiziaria. Per non farci mancare nulla, il “virtuoso” amministratore Valentini – quando Piero Fassino imperava – è stato nominato delegato dell’Anci (associazione dei comuni) per la protezione civile: sicuramente, Fassino e gli altri dell’Anci, prima di affidare la delega della protezione civile, avranno apprezzato la grande gestione dell’urbanistica della giunta di Monteriggioni guidata dal Valentini! (leggi qui)

Quella che stiamo per raccontarvi, riassumendo articoli e notizie precedenti, è una lunga catena di affetti (citazione presa dal grande film “Amici miei, per ricordare anche l’attore Gastone Moschin), o se preferite di assetti: una volta che un partito entra nel giro dei grovigli, non prende solo una cosa, ma tutto il sistema delle poltrone utili; per l’appunto una catena “che nè io e nè lei possiamo spezzare”. Insomma, chi si prendeva in carico il groviglio (Donatella), si doveva “per forza prendersi tutto il blocco”.
Le vicende che stiamo per riassumervi, grazie anche al nostro collaboratore di Arezzo, ci fanno capire che il modus operandi utilizzato dalla politica (nello specifico, prima DS e Margerita poi diventati PD) per la gestione di Fondazione e Banca Monte dei Paschi, era lo stesso applicato alla gestione dei trasporti e a quello dei rifiuti. Finita quella gestione sul Monte dei Paschi, oggi continuano nel settore dei trasporti e del ciclo dei rifiuti. La parte corposa del riassunto è occupata dal ciclo dei rifiuti; prima di addentrarci nei cassonetti e nelle discariche -anche per farvi capire chi sono e come si muovono questi “virtuosi” – facciamo una fotografia sul settore dei trasporti pubblici.

La lunga gestione del piddino Roncucci e l’apicoltore aretino

Massimo Roncucci, esponente del PD senese, è un altro dei protagonisti politici che ha sostenuto il gruppo dirigente degli ultimi 20 ANNI e non a caso è stato al vertice dell’azienda che gestiva il trasporto pubblico senese per poi diventare presidente dell’azienda Tiemme Spa (nata dall’aggregazione delle aziende del traporto pubblico di Siena, Grosseto, Arezzo e Piombino). Un uomo di partito, fedele al partito e grato al partito per questo lungo incarico che, in questi giorni ha lasciato per passare il testimone a un altro esponente del PD di Arezzo: l’apicoltore Massimo Dindalini. Non comprendiamo il nesso tra il mondo dell’apicoltura e il delicato settore del trasporto pubblico e questo forse è un nostro limite, però comprendiamo il nesso tra la carica del segretario del PD di Arezzo con la carica del nuovo presidente di Tiemme Spa. Perché l’apicoltore Massimo Dindalini, nominato pochi giorni fa presidente di Tiemme Spa, ricopre nel contempo la carica di segretario di un partito (il PD) che opera nello stesso territorio dove gestisce il trasporto pubblico la Tiemme. Vi sembra normale una cosa del genere? Certi politici hanno il rapporto con le poltrone come le mosche con il miele! Tutti zitti, anche i sindaci dei comuni interessati? Forse i consiglieri comunali, per rispetto dei cittadini che pagano il biglietto, dovrebbero chiedere lumi su questa nomina di Dindalini e farsi spiegare con quali criteri vengono scelti i vertici di un’azienda che gestisce il trasporto pubblico. Ma la catena dei rapporti, che sta riaffiorando in questi giorni, tra i politici aretini e quelli senesi, in funzione anche nazionale – non a caso il segretario nazionale del PD Matteo Renzi ha scelto Arezzo per candidarsi al senato – ci riporta alla gestione del ciclo dei rifiuti.

Il rifiuto per non far chiarezza e la gestione dei Rifiuti

Dopo le conclusioni della mega-inchiesta della procura di Firenze, sulla gara di appalto affidata dall’Ato Sud Toscana (Siena-Arezzo-Grosseto) a Sei Toscana, le associazioni di categorie hanno sollevato dubbi sulla funzionalità e l’economicità del servizio e questo non è tema che riguarda solo i costi per le imprese. La ricaduta dei costi grava sulle bollette di tutti i cittadini. Su questo aspetto si registra il grande rifiuto da parte dei sindaci, soprattutto quelli del PD con Valentini in testa che difendeva e difende questo sistema, di fare la dovuta chiarezza in maniera trasparente. La domanda è precisa: il sistema del ciclo dei rifiuti è economico e funzionale?
Qualcosa non torna, anzi più di una e le manovre politiche dentro l’Ato, dopo le misure cautelari che hanno colpito l’ex direttore dello stesso Ato Andrea Corti, lo confermano. Seguite attentamente.

  • Nel novembre del 2016 e precisamente il giorno 9, il direttore dell’Ato sud Toscana Andrea Corti viene condotto agli arresti domiciliari con le accuse di turbativa d’asta e corruzione. Nel contempo la Guardia di Finanza notifica l’interdizione dai pubblici uffici all’amministratore delegato di Sei Toscana Eros Organni, all’amministratore di Sienambiente Marco Buzzichelli e all’avvocato Valerio Menaldi, accusato di aver predisposto il bando di gara poi vinta da Sei Toscana. Il procuratore di Firenze Giuseppe Creazzo riferendosi a questa inchiesta ha detto senza giri di parole: “Questa è un’altra tappa del tentativo di combattere la corruzione in ambito pubblico, fenomeno da cui pare che nemmeno in Toscana si sia immuni”, aggiungendo nello specifico della posizione dell’indagato Andrea Corti (ex direttore dell’Ato): “Il direttore generale dell’Ato Toscana Sud ha fatto mercimonio delle proprie funzioni pubbliche al fine di favorire un intreccio di intese davvero sconcertante a vantaggio dell’aggiudicatario dell’appalto e traendone vantaggi personali. Ha agito nonostante le incompatibilità funzionali. Controllati e controllori agivano insieme per raggiungere il risultato comune di far ottenere l’appalto ad un preciso raggruppamento di imprese”.
    Parole molto chiare: uno scossone per la politica e le istituzioni della Toscana. Come hanno reagito i sindaci che fanno parte dell’Ato, con Valentini in prima fila? Molto semplicemente, come se niente fosse successo, hanno deliberato per la continutà con gli uomini vicini all’ex direttore Andrea Corti!
  • Il giorno 11 novembre 2016, i sindaci riuniti nell’assemblea dell’Ato, nominano al posto lasciato vacante da Corti, tal Enzo Tacconi. I sindaci nel nominarlo hanno detto che Tacconi “sarà il traghettatore giusto per portare la nave fuori dalle secche”. Il “virtuoso” Valentini rientra a Siena tutto soddisfatto con in testa “il traghettatore”. Ora attenzione alle date e al “traghettatore giusto”.
  • Prima della nomina di Tacconi, alcuni osservatori avevano segnalato ai sindaci dell’Ato una circostanza ben precisa. Guardate che la nomina di Tacconi è inopportuna e anche se oggi non risulta indagato, viene inserito dal GIP (giudice indagini preliminari) nel contesto in cui operava il Corti. Infatti nei giorni precedenti alla nomina di Tacconi, sui giornali viene pubblicata l’ordinanza del GIP contro Andrea Corti e si legge testualmente: “La gratitudine verso il professore con cui si era laureato (Corti Ndr), che l’aveva introdotto nel settore pubblico agevolando la sua assunzione – scrive nell’ordinanza a pagina 31 – spiega la totale sottomissione del Tacconi alle volontà del Corti”. Ancora, sempre secondo il Gip, il direttore generale agli arresti avrebbe «diretto» quello che ora è il suo successore «in modo continuativo, usandolo come schermo per dare veste di correttezza formale alle decisioni adottate nella gara d’appalto ed ai pagamenti che si era auto-attribuito». (dal quotidiano La Nazione) Che cosa non avevano capito leggendo queste parole del GIP, i “virtuosi” sindaci riuniti nell’assemblea dell’Ato?
  • A dicembre 2016 al Tacconi arriva un avviso di garanzia “per concorso in corruzione e turbativa d’asta” e lo stesso rassegna le dimissioni dalla carica di direttore dell’Ato. Come ci possiamo fidare di questi sindaci e soprattuto di quei sindaci che controllano a maggioranza la gestione dell’Ato?
  • Siamo arrivati al 2017 e l’Ato nomina una commissione per individuare un nuovo direttore per l’Ato. La commissione individua quattro candidature idonee a ricoprire l’incarico. Nel mese di agosto 2017, i sindaci si ritrovano nell’assemblea dell’Ato per la nomina del direttore. Vi ricordate come furono svelti per nominare il Tacconi al posto di Corti? Ebbene, nell’agosto del 2017, dopo un lavoro svolto da una commissione apposita, i sindaci non riescono a nominare il nuovo direttore e l’assemblea finisce con un nulla di fatto. La nomina dopo qualche giorno verrà decisa dal presidente della regione Toscana Rossi Enrico e i sindaci si sono ritrovati in assemblea per votare il nominativo indicato da Rossi. Sarebbe interessante leggere sia i verbali dell’assemblea dell’Ato quando fu nominato Tacconi, sia quelli del mese di agosto 2017 quando non si sono trovati d’accordo con i quattro nominativi indicati dall’apposita commissione. Chissà che fine ha fatto “la nave” finita nelle secche!?!

Nella terza puntata le dimissioni di Fabrizio Vigni (PD) da Sei Toscana e Sienambiente e le nomine di Paolini alla presidenza di Sei Toscana e quella di Fabbrini (PD) alla presidenza di Sienambiente,volute dal peggiore sindaco dell’era moderna,il renziano Valentini Bruno e dal gruppo dirigente del PD che aveva sostenuto il lavoro di Corti Andrea, Eros Organni e Marco Buzzichelli. E il resto della catena di assetti tra Siena e Arezzo. Nei giorni scorsi l’ex segretario nazionale del PD, il cinefilo Walter Veltroni, ha detto che “il PD ha dimenticato la battaglia per l’ecologia”. Sicuramente è come dice Veltroni, ma il PD di sicuro non ha mollato le poltrone e non ha dimenticato la battaglia per garantirle ai soliti noti. Per l’ecologia c’è tempo,tanto le bollette le pagano le famiglie e le imprese.

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