Commissione d’inchiesta sulle banche: continuate con le strumentalizzazioni “su commissione” o ripristinate la veridicità dei fatti? – Capitolo primo

Avevamo delle perplessità -poi confermate dalle conclusioni dei lavori- sullo svolgimento della commissione regionale d’inchiesta su MPS, e grosse perplessità ce le abbiamo su quella parlamentare. Quello che sta succedendo in questi ultimi giorni, con la pubblicazione di audizioni lanciate “a bomba” nel circo mediatico e le ricostruzioni parziali sul ruolo delle autorità di vigilanza (senza alcun cenno al ruolo della politica e dei gestori locali degli Istituti di Credito), conferma che la commissione viene utilizzata da settori della politica per delle palesi strumentalizzazioni “su commissione”.

Per quanto ci riguarda c’è un equivoco di fondo: la responsabilità diretta dei disastri bancari, confutata dai fatti, è della classe politica -con le sue articolazioni nei livelli locali- e dei manager nominati dalla politica, in quel groviglio nefasto tra politica e banche. Questo avveniva con il Monte dei Paschi soprattutto, ma il modus operandi era esteso anche dalle parti di Banca Etruria e nelle banche venete. E’ innegabile, che per questi disastri bancari,   ci siano state le coperture politiche nazionali e che ci sia stata una debolezza delle autorità di vigilanza, il tutto scaturito, per certi versi,  da un vuoto normativo e per altri, da una pressione politica impropria. Nel caso di Bankitalia il vuoto normativo è stato il vero freno per incidere sulle banche, e fino al 2015, è bene sapere che la Banca Centrale non aveva i poteri per rimuovere i vertici degli istituti di credito. Questo non è secondario, se ripercorriamo tutte le vicende bancarie. Per quanto riguarda Consob la questione è un’altra e non viene mai evidenziata in questi giorni: il presidente Vegas viene dalla politica ed è stato il viceministro di Giulio Tremonti, e dopo la carriera politica è stato nominato alla presidenza dell’autorità di vigilanza. Nel leggere l’imbarazzante battibecco in commissione, tra il rappresentante della Consob e quello di Bankitalia, ci siamo ricordati che l’ex ministro Tremonti era in perenne scontro con l’allora governatore di Bankitalia Mario Draghi. Quando Draghi chiese alla politica di legiferare, per dare alla Banca Centrale il potere di rimuovere i vertici degli istituti di credito che operavano male, Tremoni si oppose fermamente. La storia ci ricorda che Tremonti è stato un sostenitore dell’ex presidente di MPS e Abi, Giuseppe Mussari. La storia non si cambia con la caciara mediatica di questi giorni e sia Renzi che i grillini, stanno spostando l’attenzione sulle autorità di vigilanza, non solo non portando alcun documento a supporto delle loro teorie, ma non dando nessun contributo utile: più che i chiarimenti, stanno alimentando il circo mediatico per mere strumentalizzazioni elettorali.

In questo primo capitolo, riproponiamo dei fatti e dei riferimenti documentali, per ribadire che la gestione del Monte dei Paschi nell’operazione Antonveneta, è stata tutta una questione politica ed è stata la politica a decidere quella operazione, attraverso la Fondazione Monte dei Paschi. I processi nei tribunali determineranno le responsabilità personali sotto il profilo penale o civilistico. Le responsabilità politiche e gestionali sono già state accertate e non servono i processi in tribunale o le commissioni d’inchiesta per stabilirle. Partiamo dall’acquisizione di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi. Alcuni personaggi citati meriterebbero di essere ascoltati.

 

Banca Antonveneta: il cda di Banca Monte dei Paschi delibera all’unanimità l’operazione il giorno 8 novembre 2011. Le dichiarazioni di due ex membri del cda della Banca sono emblematiche.

Francesco Gaetano Caltagirone (ex azionista e vicepresidente di MPS) nel 2012 dichiarò quanto segue: ”Ho saputo dell’acquisto di Antonveneta in sede di Cda tenutosi il dì 8.11.2007. Ricordo che ci fu comunicato tra le varie. Tra l’entusiasmo degli altri consiglieri, io e il consigliere Gorgoni sollevammo qualche perplessità. Ricordo che all’annuncio chiesi, prima di votare, di vedere i documenti. Ricordo che fu fatto tutto molto in fretta. Ci furono dati dei documenti e il contratto di acquisto. La delibera, però, fu presa all’unanimità. Non ricordo che durante la discussione in Cda fu fatto riferimento a una due diligence. Normalmente, quando si intende acquistare un’impresa la due diligence viene effettuata. Non sono in grado di dire se in quel caso fu fatta, ovvero se ne fu fatta una successiva”.

Andrea Pisaneschi (ex membro del cda di MPS ed ex presidente di Antonveneta) rilasciò questa dichiarazione: ”Chiedemmo al presidente se potevamo avere del tempo per visionare e studiare il contratto, per valutare con ponderatezza l’operazione. Mussari ci disse che bisognava chiudere in fretta”.

Chissà, magari Casini, potrebbe convocarli in commissione.

 

 

Chi aveva nominato i vertici di Fondazione e Banca Monte dei Paschi?

Ricordiamo nuovamente questa vicenda e riproponiamo lo stralcio dell’interrogatorio dai magistrati dell’ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi Gabriello Mancini: ”La mia nomina, come quella dell’avvocato Giuseppe Mussari alla guida della banca, fu decisa dai maggiorenti della politica locale e regionale e condivisa dai vertici della politica nazionale”. Ricordiamo a Renzi e anche agli smemorati di qualche redazione: Mancini e Mussari erano esponenti del PD!

Il cda della Banca nel novembre del 2007 delibera l’operazione Antonveneta e nel gennaio del 2008 presenta l’istanza per l’acquisto in Banca d’Italia. L’autorizzazione della Banca Centrale arriva nel marzo del 2008. Cosa non raccontano gli urlatori di questi giorni?

Nei documenti di Bankitalia emerge che, la Banca Centrale ha autorizzato l’operazione, ma la stessa era condizionata al rafforzamento patrimoniale. Tradotto: la legge vi consente di farla, ma vi autorizziamo solo se siete nelle condizioni di fare un’aumento di capitale finalizzato al rafforzamento patrimoniale.

Ecco cosa si trova scritto nei documenti di Bankitalia: ”L’operazione fu autorizzata perché conforme ai criteri previsti dalla normativa, avendo riguardo tra l’altro all’adeguatezza patrimoniale di MPS e alla sostenibilità dell’acquisizione. A gennaio del 2008 MPS presentò alla Banca d’Italia l’istanza per l’acquisizione del gruppo Antonveneta (BAV) da ABN AMRO, nell’ambito di un accordo quadro con il Banco Santander; il costo dell’operazione ammontava a circa 9 miliardi di euro (di cui 6 miliardi a titolo di avviamento). L’istanza includeva un articolato piano di rafforzamento patrimoniale (aumenti di capitale, emissione di strumenti ibridi e subordinati, un finanziamento ponte, asset disposal) necessario a mantenere il rispetto dei coefficienti patrimoniali post acquisizione; era previsto tra l’altro un aumento di capitale per 5 miliardi di euro riservato agli azionisti e uno da 1 miliardo di euro riservato a JP Morgan a servizio di un’emissione di titoli convertibili in azioni (cd. Fresh). Nell’autorizzare l’operazione (marzo 2008), la Banca d’Italia, viste le dimensioni delle banche coinvolte nel progetto e i problemi della Antonveneta, formulò a MPS puntuali richieste di rafforzamento della situazione tecnica e organizzativa attinenti a diversi profili, incluso quello patrimoniale. Per quanto concerne l’aumento di capitale riservato a JP Morgan e la prevista emissione dei titoli Fresh, la Vigilanza richiese che le relative strutture contrattuali fossero coerenti con la natura di qualità primaria assegnata allo strumento e che garantissero il pieno trasferimento a terzi del rischio di impresa. A MPS venne anche richiesto di mantenere livelli patrimoniali superiori al minimo regolamentare (Tier 1 ratio del 6% a fronte di un minimo regolamentare del 4% e un Total capital ratio del 10% a fronte di un minimo dell’8%)”.

 

 

Per meglio chiarire: se Bankitalia è parte civile nei processi relativi alla vicenda MPS, cosa non ha funzionato dopo l’autorizzazione per l’operazione Antonveneta? Dal punto di vista penale lo sapremo alla fine dei procedimenti, dal punto di vista politico e gestionale, sappiamo benissimo che è stato distrutto il patrimonio della Fondazione, per assecondare la scelta dell’acquisto di Antonveneta. Altro che vigilanza, la responsabilità è tutta politica!

 

 

La vigilanza li manda via e la politica li cerca come consulenti

 

Il primo fatto: Bankitalia convoca i vertici di Banca e Fondazione MPS. Il 15 novembre 2011, il Direttorio della Banca d’Italia convocò i vertici di Fondazione e Banca Monte dei Paschi, per chiedere “una rapida e netta “discontinuità in Banca. Nei giorni successiva, il direttore generale Antonio Vigni, lascia il Monte dei Paschi. Pur non avendo i poteri per rimuoverli, la Banca Centrale chiese comunque una netta discontinuità. E la politica come reagì?

Il secondo fatto: la politica scese a difesa di Antonio Vigni. L’allora sindaco di Siena Franco Ceccuzzi (PD) e l’allora presidente della provincia di Siena Simone Bezzini (PD), scrissero queste cose (leggetele attentamente): ”Esprimiamo un sentito ringraziamento al dottor Antonio Vigni per la professionalità, la dedizione e l’attaccamento alla Banca con i quali ha servito prima l’istituto e poi l’azienda per 40 anni, durante i quali ha ricoperto, con merito, diversi ruoli fino a quello di direttore generale. Per questo – concludono Bezzini e Ceccuzzi – ci auguriamo che tale professionalità possa continuare ad essere al servizio della comunità senese, auspicando che la Fondazione Monte dei Paschi possa avvalersi della sua consulenza per le operazioni strategiche”.

E poi la colpa è della vigilanza?

Nel secondo capitolo vi racconteremo  delle novità che abbiamo trovato, grazie a degli amici giornalisti spagnoli.

 

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