Commissione d’inchiesta sulle banche: continuate con le strumentalizzazioni “su commissione” o ripristinate la veridicità dei fatti? – Capitolo secondo

In questo secondo capitolo (nel primo capitolo che potete leggere qui  abbiamo riportato la vicenda MPS-ANTONVENETA ai fatti documentati e documentabili) cercheremo di ricostruire con completezza, il contesto politico-finanziario del periodo in cui è stata deciso e concluso l’acquisto di Banca Antonveneta da parte del Monte dei Paschi. Riportare la descrizione dei fatti e degli eventi, su basi documentate e documentali, ci sembra la via migliore per sgombrare il campo dai tentativi di revisionismo e di improbabili riabilitazioni, che da circa tre anni vengono riproposti dai soliti che ci marciano. Ognuno ha le proprie opinioni, ci mancherebbe altro, ma le stesse non possono discostarsi dai fatti e dagli eventi reali: le verità forzate e le opinioni di comodo, non aiutano la corretta informazione e soprattutto non rendono giustizia.

Il contesto politico-finanziario in cui è nata l’operazione Antonveneta

Il primo gennaio 2007, dopo la fusione tra San Paolo IMI e Banca Intesa, parte l’attività di Banca Intesa Sanpaolo.

Il 20 maggio 2007, i cda di Unicredit e Capitalia deliberano la fusione tra i due istituti.

Il 27 giugno 2007, dopo la fusione di Capitalia con Unicredit, Cesare Geronzi viene nominato presidente del consiglio di sorveglianza di Mediobanca, designato all’unanimità dal patto di sindacato. Nel consiglio insieme a Geronzi entrano: Tarak Ben Ammar, Vincent Bolloré, Ennio Doris, Salvatore Ligresti, Giampiero Pesenti, Alessandro Profumo, Dieter Rampl e Marco Tronchetti Provera.

Le istituzioni senesi e i vertici di Banca e Fondazione MPS sono espressione dei DS e della Margherita. Nel 2007 ci sarà la fusione tra i due partiti, nasce il PD.

Il cda di Banca Monte dei Paschi delibera all’unanimità l’acquisto di Antonveneta l’otto novembre 2007 (nel primo capitolo trovare le dichiarazioni di due ex membri del cda montepaschino).

Il 27 ottobre 2007, viene convocata l’assemblea costituente del Partito democratico.

Il centrodestra, soprattutto in Toscana, è a trazione verdianiana (Denis Verdini).

In buona sostanza, il 2007 è un anno di importanti cambiamenti sul piano politico ed è l’anno delle grandi fusioni bancarie italiane. Il governatore di Bankitalia è Mario Draghi e in Italia si contendono lo scacchiere finanziario due storici avversari: Giovanni Bazoli e Cesare Geronzi.

A questo punto sorge spontanea una domanda, così si risponde alle diverse dietrologie costruite intorno al Monte dei Paschi: l’operazione Monte dei Paschi-Antonveneta, rientra in questo schema di fusioni nel sistema bancario italiano? No! Se seguite attentamente la ricostruzione dei fatti e degli eventi scoprirete che la funesta operazione Antonveneta, è il frutto amaro di una classe politica locale, che sperava di varcare i salotti buoni della finanza, costituendo il terzo polo bancario. Per diversi anni, fino al 2012, nei salotti ci sono entrati, eccome se ci sono entrati, ma  facendo pagare un caro prezzo al Monte dei Paschi, alla Fondazione Mps azionista di controllo, ai dipendenti, alla città di Siena e a tutto il sistema economico del paese. Altra domanda: il Santander di Emilio Botìn appare all’improvviso? No!

Il Santander di Emilio Botìn in Italia, prima e dopo l’operazione Antonveneta-Monte dei Paschi

Emilio Botìn prima di vendere Antonveneta al Monte dei Paschi di Giuseppe Mussari, aveva tentato due operazioni bancarie: il San Paolo IMI e Ubi banca.

Il Santander era azionista del San Paolo IMI con una quota rilevante e quando Bazoli, porta a segno insieme a Salza, la fusione tra San Paolo IMI e Banca Intesa, Botìn rimane deluso perchè aveva altri piani: la conquista proprio del San Paolo IMI. Giovanni Bazoli gli rovina i piani e successivamente il Santander vende la quota del San Paolo.

Vi ricordate che prima della nascita di Banca Intesa, c’era stato il tentativo di un matrimonio tra il San Paolo IMI e Monte dei Paschi, che poi non è andato in porto? Il Santander era azionista del San Paolo IMI.

Fallito il progetto sul San Paolo IMI, Botìn (il secondo re di Spagna), stava studiando un’Opa (offerta pubblica di acquisto) per UBI (siamo sempre nel 2007). E’ stato proprio il professor Bazoli a rivelare questo retroscena: ”Io ebbi conferma delle intenzioni del Santander in un incontro richiestomi personalmente dal presidente, Emilio Botin. Egli mi precisò che intendeva procedere con un’Opa amichevole. Replicai subito che la banca stava considerando una diversa ipotesi”.

In quel 2007, la finanza che ruotava intorno a Giovanni Bazoli, blocca le mire del banchiere spagnolo Emilio Botìn.

E ora seguite attentamente. Nei primi mesi del 2007, il banchiere Botìn dice apertamente: “Sono deluso dal San Paolo Imi ma non dell’Italia”, nel frattempo si prepara ad entrare con circa il 2% nell’azionariato di Capitalia (banca guidata da Cesare Geronzi). E infatti un importante quotidiano nazionale in quei primi mesi del 2007 titolò “Botin nuovo garante di Geronzi”. Il quotidiano La Repubblica -e ora spunta un personaggio molto attivo nei giorni nostri con la sua Vivendi– pubblica delle dichiarazioni del finanziere francese Bolloré : ”Dopo la fusione Intesa-Sanpaolo Botin voleva andarsene dall’ Italia – ha spiegato ieri il finanziere Vincent Bolloré – sono andato a trovarlo un paio di volte per convincerlo che valeva la pena di restare in Italia per lavorarci. E ci sono evidentemente riuscito”.

Geronzi e Bollorè rappresentavano un consolidato schieramento di potere finanziario, costituito dall’intreccio di Capitalia- Mediobanca-Generali, che si opponeva all’altro blocco finanziario italiano, rappresentato da Giovanni Bazoli.

Ora facciamo un passo indietro nel 2005, quando i politici senesi si oppongono al matrimonio con BNL.

Nel 2005 il Bilbao (BBVA) tenta l’Opa su BNL, ma l’allora governatore di Bankitalia Antonio Fazio, non gradisce l’ingresso degli spagnoli nella banca romana. Anche le Generali, che in un primo momento sembravano favorevoli alla cordata degli spagnoli, si sfilano  e la Bnl rimane nelle mani della cordata italiana. Coincidenza: in quegli anni nel board delle Generali, c’era Ana Botin, la figlia di Emilio, presidente del Santander, banca concorrente del Bilbao.

Il banco di Bilbao(BBVA), il Santander di Botin e Gabriello Mancini (ex presidente Fondazione MPS e uomo del PD): la ricostruzione testimoniale del procuratore della repubblica di Siena

Rileggetevi bene quanto scritto in precedenza e ora leggete attentamente quando dichiarato dal pm di Siena Nastasi in commissione parlamentare, e senza arrabbiarvi troppo, pensate ai danni fatti dal PD. Una premessa: il Santander era ed è la banca concorrente del Bilbao(BBVA).

Le parole del procuratore Nastasi (dal Sole 24 ore): ”Ricordando le ipotesi di matrimonio di Mps antecedenti all’acquisizione di Antonveneta, Nastasi spiega che la fusione tra il Monte dei Paschi e il Bbva a fine 2006 fu fermata «a un passo dalla firma». Il pm riferisce vari interrogatori agli atti, tra i quali quello dell’ex Provveditore della Fondazione Mps, all’epoca azionista di riferimento della banca, Marco Parlangeli. Nel giorno della firma, in uno noto studio legale torinese, arrivò da Siena la telefonata del presidente della Fondazione Gabriello Mancini che bloccò tutto, riferendo che aveva avuto lo stop dai rappresentanti delle istituzioni locali. A dire di no, riferisce Nastasi sulla base delle testimonianze acquisite, erano stati l’ex sindaco Maurizio Cenni, l’ex presidente della Provincia Fabio Ceccherini e l’ex presidente della banca Giuseppe Mussari. La Fondazione Mps avrebbe avuto il 12% del gruppo Bbva-Mps, un terzo dei consiglieri, un premio di maggioranza di 1 miliardo e la sede della banca italiana conservata a Siena. La storia recente del sistema bancario italiano forse sarebbe stata diversa”.

Una Fondazione, una Banca, una città e l’intero paese, nelle mani della telefonata del piddino Gabriello Mancini!!!!

Il ruolo di Mediobanca e il Monte dei Paschi:l’articolo della Stampa che merita un approfondimento

Quelle lettere con Mediobanca, un favore pagato caro dal Monte”: leggetevi questo articolo scritto dal giornalista Gianluca Paolucci.

Banca Monte dei Paschi, il fresh e il ruolo della Fondazione: il ministero dell’economia che dice?

Alla luce di quanto sta emergendo, rileggetevi questo articolo documentato sul ruolo della Fondazione Mps scritto dalla giornalista Camilla Conti: “Fondazione Mps, quell’azione da banca su Antonveneta

Nel terzo capitolo, la sorpresa finale. Altro che suggestive commissioni d’inchiesta. Ad maiora.

(l’immagine di copertina vede Mussari dare la mano  a Salza ed è tratta dal sito Dagospia)

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