La nostra commissione sulle banche ha concluso i lavori: politica colpevole, mentre la disinformazione continua. La storia e la realtà vi inseguiranno ovunque: ricordatevelo! Capitolo terzo

Tutti d’accordo su Antonveneta? NO!

Una delle bugie raccontate in questi ultimi anni, e anche di recente, è quella che tutti erano favorevoli all’operazione Antonveneta. Questa è una bugia costruita ad arte per far passare il messaggio del “mal comune mezzo gaudio”. No, non funzionava così: è una vergognosa bugia.

I processi in tribunale e la ricostruzione degli eventi

I processi e i procedimenti in tribunale, che vedono coinvolti gli ex vertici della Banca Monte dei Paschi, oltre ad altri soggetti, riguardano i profili penali e civilistici dei singoli soggetti: gli esiti definitivi dei procedimenti, in un verso o in un altro, non cambieranno di una virgola la storia delle gestioni bancarie e politiche della Fondazione e della Banca MPS. La verità, quella reale e non quella “suggestionata”, c’era già nel 2013, e non c’era bisogno di una commissione regionale d’inchiesta per stabilirla, figuriamoci di quella parlamentare guidata dall’ex genero di Francesco Gaetano Caltagirone (ex azionista e vice presidente di Banca MPS). Il primo dato certo: fu la classe dirigente del PD, che gestiva gli enti nominati della Fondazione, a determinare le scelte della Banca e di conseguenza con accordi trasversali anche le nomine. Il secondo dato certo: furono la Fondazione guidata da Gabriello Mancini, e il cda della Banca presieduto da Mussari, a decidere l’operazione Antonveneta. Il terzo dato certo: la Banca d’Italia del governatore Draghi autorizzò l’operazione in base al quadro normativo del 2007, e la stessa Banca d’Italia -come ha evidenziato il colonnello della guardia di finanza Pietro Bianchi- è stata tenuta all’oscuro. Ricordiamo, per la cronaca, che il colonnello Bianchi insieme al generale Bottillo, hanno seguito fin dall’inizio le indagini su MPS. Sul prezzo dell’operazione Antonveneta Banca d’Italia non poteva metter bocca: il prezzo tra due privati, o società per azioni, è determinato dai contraenti. Il problema non era nell’autorizzazione all’operazione: i problemi sono emersi dalle verifiche dei comportamenti e delle decisioni prese dai vertici di MPS e di altri soggetti.

Leggetevi attentamente le dichiarazioni (leggi qui) del colonnello della guardia di finanza Pietro Bianchi: ”Firmavano contratti “sopra e sotto il tavolo”, tenendo all’oscuro la Banca d’Italia e bypassando quindi le sue indicazioni”. E ancora: ”Bianchi ha ricordato che dagli accertamenti emerse che da un lato Mps e Jp Morgan modificarono nel 2008 su richiesta della Banca d’Italia la prima versione del contratto fresh (indicato come capitale e invece era un prestito) e dall’altro, sotto il tavolo, ne firmarono altri che “sostanzialmente annullano i primi”. Loro firmavano “sotto il tavolo” e alcuni politici locali mettevano la testa sotto la sabbia. Da una parte ingannavano la città e dall’altra l’autorità di vigilanza.

Il supertestimone da ascoltare: il renziano Stefano Scaramelli

A qualcuno risulta che le decisioni di una banca quotata in borsa, in base al codice civile e alle leggi italiane, siano da inserire all’ordine del giorno di una riunione di partito? No! Figuriamoci quando si tratta di decidere l’aumento di capitale di Banca Mps, e alla riunione di partito partecipa il legale rappresentante della Fondazione azionista di controllo della Banca. Non siamo noi a dirlo: c’è un supertestimone mai convocato dalla Consob e che dovrebbe essere convocato dalla commissione parlamentare. E chi è questo testimone? E’ il consigliere regionale del PD della Toscana, il renziano Stefano Scaramelli. Durante un’intervista radiofonica ha detto chiaramente che nel 2011, in una riunione di partito (PD) alla presenza di Gabriello Mancini (presidente Fondazione Mps) hanno parlato di aumento di capitale della Banca e della quota del 51% della Fondazione. Ascoltate con le vostre orecchie l’audio della registrazione.

Febbraio 2017 (10 anni dopo l’operazione Antonveneta): la dirigente del PD senese Silvia Sestini, lascia il partito con delle motivazioni chiare e pesanti. Le dichiarazioni di Orfini che coinvolgono il PD nel ricambio dei vertici di una Banca

Nel febbraio del 2017, Silvia Sestini, si dimette dagli organi del PD di Siena e lascia anche la tessera con queste parole: ”Per esempio ho chiesto di approfondire anche il disastro Mps. Ma il partito fatica a prenderne coscienza. Mi hanno detto che è ancora troppo presto per una discussione aperta. Ma all’epoca ero una semplice militante e non voglio essere confusa con quelli che hanno fatto disastri o che non hanno nemmeno la forza di parlarne “. Per questo le uscite di Orfini e Renzi, che pensano di fare gli eroi “della verità”, sono solo slogan elettorali. Perché  non ritrovate le dichiarazioni di Orfini, quando era “giovane turco” e responsabile cultura e informazione del PD, nelle quali disse apertamente che “era stato il PD a promuovere il ricambio dei vertici della banca”? E poi ci tocca sentire Orfini che se la prende con la vigilanza? Ritrovatele queste dichiarazioni!!!

Mancini ha raccontato ai magistrati perché  Pisaneschi fu nominato presidente di Antonveneta

Gabriello Mancini, ex presidente della Fondazione Monte dei Paschi, interrogato dai magistrati ha rilasciato queste dichiarazioni, verbalizzate e agli atti. Dopo l’acquisto da parte di MPS, l’allora membro del cda Andrea Pisaneschi (vicino a Denis Verdini) fu nominato presidente di Antonveneta e Mancini ai magistrati disse: “Ricordo di avere avuto, in proposito, un colloquio con Mussari il quale indicò Pisaneschi alla presidenza della banca. Egli motivava questa sua indicazione con motivi di opportunità politica e nei seguenti termini: poiché Antonveneta aveva i suoi maggiori interessi in Veneto, regione a forte connotazione politica di centrodestra, era opportuno che il presidente fosse della medesima area politica”.

Il grillismo populista “in soccorso” di un PD senese imbarazzato

Come hanno scritto in tanti: perché  Grillo non dice nulla delle gestioni disastrose di Banca Carige -Grillo è anche di Genova- e si concentra solo su MPS  in maniera amplificata, in vista delle elezioni amministrative e utilizzando la tragica morte di David Rossi come argomento per sferrare attacchi alla magistratura, che ha indagato e sta indagando sulle vicende MPS? E come mai, i grillini e alcuni giornalisti del Fatto, hanno elogiato e applaudito Pierantono Zanettini, il membro laico di Forza Italia nel Csm, che per pura coincidenza è il genero dell’avvocato che difende l’ex direttore generale di Banca MPS Vigni Antonio? Tra l’altro questa parentela di Zanettin non viene mai citata dagli articoli del Fatto Quotidiano e dagli altri organi d’informazione che stanno gestendo la vicenda della morte di Rossi,  come veri e propri mezzi d’informazione al servizio della sola tesi della famiglia. Poi accusate gli altri di essere omertosi, eh!?! A chi giova questo grillismo populista su Siena? Sicuramente a tutti quelli coinvolti nelle inchieste su MPS: una magistratura delegittimata favorisce mediaticamente le arringhe difensive in appello. E serve anche al PD: un clima pesante e il caos totale sposta il dibattito dagli argomenti della città e dalle responsabilità. E sicuramente non c’è nessuna correlazione, tra l’esperienza lavorativa del giornalista delle Iene, presso la Casaleggio Associati (anno 2009) e il fatto che i Cinque Stelle sono il partito che sponsorizza ovunque la tesi della famiglia Rossi, e ancora nessuno ha risposto a questa domanda: è vero che i grillini hanno chiesto a Carolina Orlandi di candidarsi nel seggio della camera per le elezioni del 2018 o alla carica di sindaco di Siena? E la stessa richiesta è stata fatta anche a qualcuno dei periti di parte?

Non è esagerato affermare che, a Siena e su Siena, è in atto una vera e propria azione di disinformazione per tenere in ostaggio la città con la vicenda di David Rossi fino alle elezioni comunali. Ed è imbarazzante l’uso di certe trasmissioni o di un giornale, per scopi di pubblicità per iniziative private in modo così continuo, come un reality show. Alla fine di questa storia -speriamo presto- si farà la tara a tutta questa campagna mediatica ossessiva.

L’operazione Antonveneta fu elogiata da quasi tutto il mondo dell’informazione: ricordiamoci anche di certi premi.

“Al Gruppo Montepaschi è stato assegnato il premio Guido Carli nell’ambito del Milano Finanza Global Awards 2009. Il riconoscimento è toccato al presidente Giuseppe Mussari e al direttore generale del Gruppo Antonio Vigni per la miglior strategia di riorganizzazione e sviluppo in merito all’integrazione di Banca Antonveneta in seno al Gruppo Montepaschi. Un altro importante premio ricevuto dal Gruppo Montepaschi e ritirato dal responsabile dell’area comunicazione David Rossi è stato il Leone d’oro 2009 per il miglior progetto di comunicazione sul territorio”.

Un consiglio per i membri della commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche: fate  qualche domanda al direttore delle relazioni esterne di Banca Monte dei Paschi.

Lo stato italiano è azionista di riferimento di Banca Monte dei Paschi e quindi per procedere con quella chiarezza necessaria, la commissione d’inchiesta parlamentare potrebbe convocare il direttore delle relazioni esterne della Banca Marco Palocci, per avere dei dati di riferimento sulle gestioni passate.Una domanda potrebbe essere rivolta al dott. Palocci: a quanto ammontano le risorse utilizzate dalla banca -2006 fino ad oggi- in sponsorizzazioni e pubblicità, ovviamente con la specifica anno per anno?

Seconda domanda: ci sono mai state ingerenze di politici locali, o di parlamentari italiani in relazione a qualche sponsorizzazione da agevolare, o a qualche pratica di erogazione di credito da seguire?

La prima domanda serve per avere un quadro complessivo dei costi sostenuti in pubblicità e sponsorizzazioni. La seconda, per capire se ci sono state ingerenze o meno. Chi meglio del direttore delle relazioni esterne ci può aiutare in questa campagna di verità?

Le tappe che hanno portato all’acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi

Nella storia di Antonveneta ci sono due città italiane protagoniste: Padova e Siena. E due paesi stranieri: la Spagna e l’Olanda.

Anno 2005. Dopo lo scontro tra Fiorani da un parte e gli olandesi di Abn Amro dall’altra,per il controllo di banca Antonveneta,tra un’OPA fallita e numerose bracci di ferro,sono gli olandesi a spuntarla.Fallita la prima Opa,gli olandesi portano a segno la seconda.

Anno 2006. Nell’estate del 2006, Rijkman Groenink, amministratore delegato di Abn Amro, durante la presentazione della semestrale disse: “Stiamo conducendo un’ analisi sui vari mercati per vedere come possiamo crescere nelle diverse aree del Paese e abbiamo bisogno di trovare partner che abbiano voglia di crescere con noi regione per regione”. Era l’agosto del 2006. E sempre in quel periodo Abn Amro deteneva il 7% di Capitalia (ricordate Cesare Geronzi?).

Consultando gli archivi di quegli anni, emerge la volontà da parte di Groenink, per studiare un’aggregazione tra Antonveneta-Capitalia-Monte dei Paschi. Tra l’altro era circolata anche la voce, che l’amministratore di Abn Amro era proprietario di una tenuta in provincia di Siena.

Anno 2007. Scoppia la guerra per il controllo della banca olandese Abn Amro. Siamo nel 2007, qualche mese prima del cda di Monte dei Paschi dell’otto novembre, durante il quale fu deliberato di acquistare Antonveneta. Leggete attentamente cosa succede in Olanda. Il consorzio formato dalla Banca Royal Bank of Scotland, Banco Santader (Emilio Botin) e Fortis, prende il controllo di Abn Amro e l’amministratore Groenink si dimette e lascia Abn Amro. Le banche del consorzio decidono di distribuire gli asset di Abn Amro e Banca Antonveneta viene assegnata al Banco Santander.

Nel maggio del 2007, l’allora amministratore delegato del Banco Santander Alfredo Saenz, aveva dichiarato che Antonveneta era “un’eccellente piattaforma per la crescita in Italia”.

Dopo l’estate del 2007 in Spagna cambiano idea e vendono Antonveneta al Monte dei Paschi.

Vi consigliamo di rileggevi il capitolo primo e il capitolo secondo e poi unite i puntini nella vostra mente. Tutto vi sarà più chiaro.

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