Il corto circuito tra narrazione mediatica e realtà

Siena e la battaglia per la libertà d’informazione

Un ripasso di storia serve a tutti: dentro e fuori Siena. Prendiamo il periodo storico di rifermento: 2006-2012. Alla presidenza della Fondazione c’era Gabriello Mancini (PD) e in Banca Giuseppe Mussari (PD), il capo della comunicazione della Banca era David Rossi. Il comune di Siena era guidato dal PD e portavoce del sindaco era il sig. David Taddei. L’amministrazione provinciale di Siena era guidata dal PD e il portavoce del presidente della provincia era il sig. Michele Taddei. Il sistema dell’informazione, durante i sei anni drammatici che hanno messo in ginocchio la città, era condizionato -un dato di fatto e non un’opinione- dal capo della comunicazione della Banca e gli unici che a Siena facevano informazione non succube erano i blogger: questa è la realtà e non un’opinione. Ogni volta che veniva sollevato un problema dai blogger, o partiva una querela, il giornalista di turno -sempre in linea con il capo della comunicazione della banca- scriveva il solito elogio sulla gestione della Banca e della città e additava i blogger nei peggiori dei modi. Stesso lavoro di blindatura del sistema veniva portato avanti dai portavoce dei politici del comune e della provincia. I blogger hanno condotto una battaglia per la libertà dell’informazione, senza cedere di un millimetro e quando arrivavano le querele, andavano in tribunale e si difendevano in punta di diritto e non avevano televisioni o i giornali a supporto. Quella battaglia è stata fatta per avere un sistema dell’informazione svincolato dai condizionamenti e per garantire ai cittadini una libera e variegata circolazione delle notizie: non è stata fatta per ritrovarsi un nuovo modello di disinformazione e nemmeno per assistere alle furbizie di chi allora era attore attivo di quel groviglio. Questa battaglia doveva servire anche per quei giornalisti che venivano a Siena per fare un lavoro d’inchiesta. Taluni giornalisti, dal momento in cui hanno preso come riferimento per le presentazioni dei libri e per farsi spiegare le cose proprio quei personaggi che fungevano da guardia-spalle meditiatici dei politici, forse non hanno ancora capito come funzionava il groviglio, o peggio ancora, non hanno capito la realtà in cui si muovono per fare il loro lavoro d’inchiesta.

Il corto circuito tra narrazione mediatica e realtà: il sindaco Valentini (PD) e il surrealismo spinto

Chi fa il giornalista e parla con Valentini Bruno, non può e non deve -per rispetto della realtà- assecondarlo e scrivere come oro colato quello che esterna, dimenticandosi di dire chi è e cosa ha fatto l’ex sindaco di Monteriggioni.

Il Valentini Bruno, ossessionato dalla ricandidatura, esterna tutto e il contrario di tutto: una vera  propaganda sul nulla.

Partiamo dall’ultima presa in giro venduta ai giornali. Lui, il Valentini, da ieri sta dicendo a tutti che lo stato deve restare nella Banca Mps per fare un nuovo modello bancario e che lo stesso ha delle enormi responsabilità verso la Banca. Le enormi responsabilità verso la banca e la città sono del PD e gli unici che hanno pagato il prezzo dei danni sono i dipendenti della banca e l’economia della città, compreso tutto l’indotto che girava intorno ad essa. Detto questo -tanto per essere chiari e per restare nella realtà- il sindaco Valentini non si deve permettere di prendere in giro la città, lo Stato non può fare nessun modello bancario con il Monte dei Paschi e dopo aver esaurito il compito del salvataggio uscirà definitivamente dall’azionariato: non lo diciamo noi, lo ha detto il ministero e lo dicono le regole europee. Quindi di cosa parla Valentini? Del nulla! Un altro argomento -come tanti dei suoi- per occupare qualche pagina di giornale e disinformare i cittadini per scopi elettoralistici. Caro Valentini, fatti un bagno di realtà e scendi da quel palcoscenico mediatico!

Ma chi è Valentini Bruno? Valentini è quello che nel 2013, quando doveva fare le nomine della Fondazione MPS scrisse un sms a Matteo Renzi: ”Matteo, allora vado a dritto sulle nomine, okay?”. Ad oggi, il Valentini, non ha ancora spiegato come mai ha sentito la necessità di mandare un sms al suo segretario di partito. Funzionava cosi anche ai tempi del Mancini e Valentini è rimasto fermo a quei metodi, poi lo stesso Valentini magari va sui giornali e si spaccia come l’anti-sistema. Ma quel famoso sms resta agli atti.

Ma chi è Valentini Bruno? Fatevi un giro a Monteriggioni e indagate -giornalisticamente parlando- sulla gestione urbanistica ai tempi del sindaco Valentini. Vi chiederete come fa lo stesso Valentini, ad andare  sui giornali per dare la patente di buon amministratore agli altri. Scendi da quel palcoscenico, caro Valentini!

Rileggetevi questo qui e questo qua.

Il corto circuito tra narrazione mediatica e realtà: il testimone Pierpaolo Fiorenzani

Pierpaolo Fiorenzani, prima nella puntata delle Iene e poi su tutti i giornali, è stato intervistato in veste di “piccolo azionista della banca” per la vicenda dei “festini” e degli “orgiastici e pervertiti”. Si sono dimenticati di un particolare -un enorme particolare- che cambia decisamente il ruolo di Fiorenzani in tutto questo circo mediatico, costruito sulla vicenda di David Rossi. Pierpaolo Fiorenzani è stato assessore del PD del comune di Siena dal 2006 al 2011, senza considerare tutta l’esperienza amministrativa pregressa. Non era uno spettatore, ma un politico del PD che governava la città, prorpio negli anni del groviglio armonioso. E ora sui giornali lo fate passare come un qualsiasi piccolo azionista che denuncia la “cappa di piombo” di quegli anni? O non vi siete informati, oppure avete omesso ad arte il vero ruolo del Fiorenzani.

Il corto circuito mediatico tra narrazione mediatica e realtà: i debitori del Monte dei Paschi

A cosa vi serve l’elenco dei debitori del Monte dei Paschi? A qualcuno risulta che i debitori sono entrati negli uffici della Banca e con la pistola in mano hanno chiesto l’erogazione del credito?

A nostro avviso, la pubblicazione dell’elenco dei debitori serve solo ad aumentare la caciara e a spostare le responsabilità. Ci sono due livelli reali di valutazione: la gestione complessiva del credito e la gestione specifica del credito. Se il credito è stato erogato in base alle normative, possiamo essere favorevoli o meno, ma resta confinato nel rapporto di riservatezza tra banca e clienti. Se invece una gestione specifica del credito ha prodotto un danno alla Banca, la colpa non è del debitore, ma del responsabile che ha autorizzato il credito e se il debitore ha truffato la banca, si entra nel reato di accesso abusivo al credito.

La pubblicazione dell’elenco dei debitori è un gioco “perverso” che non porta a nulla di concreto, anzi, si rischia di mettere in croce aziende, o imprenditori che hanno avuto problemi economici dovuti alla crisi e non hanno potuto saldare il debito. O si contesta un reato o un abuso, oppure meglio parlare di questioni concrete.

Facciamo un esempio. La procura di Siena e la Guardia di Finanza hanno concluso un’indagine in cui contestano l’acceso abusivo al credito oltre ad altri reati. Leggete qui.

“Sequestro di beni per oltre 8,5 milioni di euro da parte della Finanza all’ex presidente della A.C. Siena, l’imprenditore romano Massimo Mezzaroma, in seguito alle indagini concluse nei confronti della squadra di calcio senese, condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Siena su indicazione della Procura della Repubblica di Siena. Tra le ipotesi di reato contestate, si legge in un comunicato delle Fiamme Gialle, figurano la bancarotta fraudolenta patrimoniale mediante distrazioni di denaro, la bancarotta fraudolenta mediante false comunicazioni sociali e la bancarotta fraudolenta per pagamenti preferenziali. Al Presidente della società ora in fallimento, sono stati contestati inoltre reati fiscali per dichiarazione fraudolenta, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed omessi versamenti di imposte, nonchè il reato di accesso abusivo al credito”.

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