Le colpe

In tutta questa frenesia mediatica mi sembra si sia perso un po’ il senso della ragione. Sulle vicende senesi, e mi riferisco alla débâcle della Banca Mps e della sua Fondazione, si sta da tempo impostando una visione sulle cose molto scorretta, che si basa essenzialmente sul trovare fuori da Siena le responsabilità, ottenendo così un duplice risultato: quello di dissipare certe colpe e quello di riabilitare, o perlomeno alleggerire, la posizione di alcuni protagonisti di quei disastri. Cerchiamo per una volta di essere chiari, care amiche e cari amici della mia città: Siena era la città dei nominati, dei tantissimi nominati, ai vertici e negli organismi delle varie istituzioni reggenti il potere socio-politico-economico della nostra comunità. Cosa voglio dire con questo? Molto semplice, e questo sarebbe bene che qualcuno se lo mettesse in testa una volta per tutte, in queste istituzioni vi erano delle regole da seguire, degli statuti da rispettare e delle carte sottoscritte alle quali essere fedeli.

Siena era dotata di propri anticorpi, tra questi lo Statuto e la Carta Etica ad esso correlata della Fondazione Mps,  per fare un esempio, parlavano chiaro. In essi si parlava del fatto che tutti dovessero agire con lo spirito del buon padre di famiglia, rispettando i limiti e i dettami che lo statuto imponeva, in tal modo non sarebbe mai successo quello che si è palesato poi difronte ai nostri occhi increduli. Senza voler dare la colpa ai massimi sistemi, cari miei concittadini, cerchiamo le colpe e le risposte dentro le nostre mura, tra coloro che erano stati nominati, tra coloro che dovevano salvaguardare le nostre istituzioni, tramandarci le ricchezze, dare progresso civile e sociale alla città. Tutto ciò è stato disatteso, ma a nessuno di questi nominati viene mossa alcuna responsabilità, perlomeno morale, dell’accaduto. Si preferisce dare le colpe ai vari Draghi, alla Consob, alla congrega degli illuminati, alle corporazioni delle scie chimiche, ma mai a quelli che hanno, con i loro voti, con il loro silenzio, con il loro assenso, permesso uno scempio di tali dimensioni.

Così ci tocca leggere che un consigliere regionale del Pd, Stefano Scaramelli, racconti di quando Mancini andava a presentare l’aumento di capitale della Banca Mps e le conseguenti mosse della Fondazione, nella sede del partito, con tutti i maggiorenti presenti che avrebbero votato sulle intenzioni di questo aumento. Ma non vi sembra una cosa inconcepibile? O sono solo io che mi scandalizzo? Ma tutti quei nominati nelle deputazioni, che avrebbero potuto agire per impedire lo scempio, che facevano? Sicuramente riscuotevano il gettone di presenza. Perché non vengono resi pubblici i verbali di certe sedute delle deputazioni? Ne leggeremmo delle belle. Dell’operazione “Fresh” per reperire i contanti, sottolineo i contanti, al fine di  sorreggere l’operazione Antonveneta, ne vogliamo parlare quanto fosse compatibile con lo statuto? Ma no, dai, diamo la colpa alla congrega delle scie chimiche. Per qualcuno è meglio così, si sentirà sollevato. Allora, alla fine dei salmi, se Mussari e Vigni essendo parti integranti del groviglio hanno fatto naufragare la Banca, e lo hanno fatto,  nessuno ha impedito loro questo atto scellerato, nessuno dei nominati ha fatto pesare il proprio ruolo. Anzi, Mussari è stato promosso ai vertici dell’Abi, mentre Vigni, secondo le parole di Bezzini e Ceccuzzi, doveva, grazie alla sua enorme competenza, una volta uscito dalla Banca, fare da consulente alla Fondazione Mps. Roba da palati fini questa, meglio guardare altrove, vero cari concittadini? E ancora qualcuno di questi ci vorrebbe dire come si porta il cappello. Nessuno dei massimi sistemi europei, italiani e internazionali, avrebbe potuto fare alcunché con la Banca Mps, se non avesse avuto la Fondazione massimo azionista, accondiscendente e colpevolmente sprovveduta (per usare un eufemismo). Quindi giocate pure a dare le colpe agli altri, ma i primi ad essere coinvolti sono stati i senesi, con la loro smania di grandezza e la loro bramosia di potere politico. Il groviglio ha distrutto tutto, non i mancati controlli, svegliatevi, almeno per non passare da bischeri quando incrociate qualche personaggio. Poi sarebbe da approfondire da dove ha avuto genesi questa smania di grandezza incontrollata del potere politico senese, che avrebbe voluto, da una piccola cittadina della Toscana centrale, controllare e tenere sotto scacco i vertici romani. Pensate un po’. Ma qui si apre un altro capitolo della saga, ne riparleremo.

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