Angelo Riccaboni, l’uomo giusto nel CdA del Monte dei Paschi di Siena

Di Giovanni Grasso

Al grande professore di “Economia Aziendale“, non gli passa neanche per l’anticamera del cervello che non si può considerare «risparmio» la mancata spesa per un’attività che la legge impedisce di fare. Non può dire, per esempio, d’aver fatto risparmiare l’Ateneo non comprando una Ferrari per le sue funzioni di Rettore, per un motivo molto semplice: la legge non lo consente. Invece, ascoltare, o leggere di seguito, quel che, con disinvoltura e convinzione, ha dichiarato Angelo Riccaboni in Tribunale.

Da Radio Radicale (udienza del 24 febbraio 2016; brano da 36:26 minuti a 37:27 minuti): «Quello che sicuramente è stato importante è una gestione caratterizzata dal massimo dell’attenzione alle spese. Questo è ovvio! Che sei in quella situazione, devi dare anche degli esempi: basti ricordare, anche soltanto, quel piccolo incontro per i saluti di Natale, che naturalmente è stato offerto dal Rettore, come persona fisica. Lo dico, come esempio di un’attività gestionale improntata a una tensione esasperata, esasperata al risparmio, per due motivi: sia perché era giusto farlo, per ridurre i problemi di tipo finanziario; ma anche per un altro motivo, l’esempio. Cioè, all’interno di un’organizzazione se non si dà l’esempio a tutti i livelli è difficile che questa induzione del risparmio, dell’attenzione alle risorse, è difficile che si propaghi.»

Pagare il rinfresco per gli auguri di Natale, sarebbe stato un danno erariale. Al contrario, se Angelo Riccaboni avesse rinunciato ai 216.000,00 € dell’indennità di carica per i sei anni da rettore, o decidesse, oggi, di rinunciare all’indennità da consigliere nel CdA della Banca MPS, quello sì che sarebbe un risparmio e un bell’esempio a tutti i livelli.

 

4 comments

  • Dissento completamente da quanto affermato dal Professor Grasso. Il lavoro si paga. Io non riesco neanche ad immaginare un incarico che grava di oneri e responsabilità svolto da volontario. Non è neanche un buon esempio per alcuno, anzi lo troverei fortemente diseducativo. In qualche modo renderebbe plausibile lo sfruttamento sottopagato o non pagato dei giovani ricercatori.

    • Quella del professor Grasso è evidentemente una provocazione sulla base di quanto asserito pubblicamente da Riccaboni. Va contestualizzata nella diatriba processuale tra i due, ricavarci una analisi socio-politica sullo sfruttamento dei giovani ricercatori ci pare una esagerazione. Grasso fa del sarcasmo; due risate a denti stretti e via andare.

      • Ho letto e riletto, ma devo dire che non colgo grande sarcasmo ma solo critica “acritica”. Le diatribe processuali non dovrebbero avere come conseguenza la perdita della lucidità, che invece sembra esser stata smarrita da Grasso. Il professore infatti scrive che i comportamenti di Riccaboni erano doverosi sia per la situazione economica dell’ateneo che perchè chi dirige ha il dovere del buon esempio. Quindi di fatto prima giudica il comportamento dell’ex rettore esemplare poi però lo provoca con la boutade della rinuncia alle indennità. Chissà se Grasso ha rinunciato o rinunci ancora, per il bene dell’ateneo senese, alle numerose indennità di posizione che contribuiscono a formare la busta paga di un professore universitario, soprattutto se di area medica.

        • Va bene A.B., va bene, d’altronde non possiamo farne un dramma (cit. Lucio Battisti).

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