Intelligenza Artificiale: siamo pronti?

Quante volte abbiamo visto un film di fantascienza e lo abbiamo apprezzato, pensando però che la trama non possa avere un riscontro nella vita reale, o nel nostro futuro?
La scienza ci ha ripetutamente smentiti. Dalle modifiche genetiche alla clonazione, dal trapianto di faccia al quasi imminente trapianto sperimentale di cervello, quasi ogni trama viene presa “in prestito” dalla scienza.

C’è un tema che i registi cinematografici hanno affrontato fin dal lontano 1927 e che oggi desidero affrontare: l’intelligenza artificiale (o più semplicemente IA).

Metropolis, 1927, di Fritz Lang“Metropolis” (1927, di Fritz Lang), “Io, Robot” (2004, di Isaac Asimov), “Transcendence” (2014, di Wally Pfister), o “Ex Machina” (2015, di Alex Garlan), sono solo alcuni dei film che hanno affrontato il tema dell’IA e delle possibili conseguenze sociali.

Cos’è l’IA? L’intelligenza artificiale è una disciplina informatica che, attraverso la combinazione di hardware e software, ha come obiettivo la creazione di macchine in grado di agire e pensare come noi umani. Tale disciplina nacque nel 1956 ma solo negli ultimi anni ha subito una forte crescita grazie a due sotto discipline: l’apprendimento e l’elaborazione del linguaggio naturale. Complessi algoritmi sono stati sviluppati per consentire alle macchine di apprendere il nostro linguaggio ed emularlo.

Guida autonomaOggi l’IA, senza rendercene conto, fa parte delle nostre vite già da diverso tempo, e diversi prodotti tra cui gli smartphone ne incorporano alcune funzionalità, come per esempio l’assistente vocale. Le auto, altro esempio concreto, sfruttano l’intelligenza artificiale per guidare autonomamente.
In realtà l’IA è largamente impiegata in diversi ambiti quali l’economia, per scoprire frodi bancarie o analizzare il mercato, o la medicina per diagnosticare malattie o interpretare i risultati degli esami clinici, o l’agricoltura per migliorare i raccolti.
Nel 2016 Watson di IBM fu in grado di diagnosticare in soli 10 minuti una rara forma di leucemia in una donna di sessant’anni e di suggerire la corretta terapia.

Alla luce dei risultati ottenuti finora, perché il dibattito sull’intelligenza artificiale è molto acceso?
L’essere umano come tutti gli animali ha sviluppato come sistema di autodifesa la paura. Tale paura oggi è amplificata dalla presenza di un’entità misteriosa, l’IA, che agisce nell’ombra ed è in grado di emularci fino a sostituirci nelle decisioni. Forse abbiamo paura di un “essere” che per la prima volta è dannatamente più veloce, intelligente e, soprattutto, razionale di noi?

Uno dei contro più sbandierati è la perdita di posti di lavoro: robot al posto degli operai, umanoidi al posto delle badanti, mezzi a guida autonoma al posto di autisti e piloti, e la lista potrebbe scorrere per ore. Di questi scenari apocalittici ne abbiamo avuto paura fin dall’era industriale. Eppure eccoci ancora qui ad ipotizzare chissà quale collasso della società umana. Sicuramente saremo in grado di affrontare positivamente anche questo cambiamento purché, fin da oggi, si inizi a guardare la nostra società con occhi differenti. Il nostro attuale modello economico è basato fondamentalmente sul paradigma lavoro (stressante, ripetitivo) che ci porta un reddito (mediamente basso) con il quale costruiamo il nostro tenore di vita (ma che non siamo in grado di apprezzare). Questo paradigma ci è stato inculcato fin dalla nostra nascita e ci è difficile pensare che un altro modello più performante sia possibile, ossia usare saggiamente la tecnologia per migliorare la qualità del nostro lavoro da poter svolgere in meno ore (e con minor stress) garantendoci più tempo libero e quindi un benessere generale.

I pro nell’adottare l’intelligenza artificiale sono davvero tantissimi e alcuni esempi reali sono stati già citati.
La tecnologia deve essere abbracciata e non respinta. Ci deve aiutare, senza farci schiavizzare.

Alleanza tra Umani e IACiò di cui dobbiamo realmente aver paura siamo noi stessi, nel modo in cui la utilizzeremo. Oggi l’IA è sviluppata sia da enti governativi sia da aziende private, dalla Cina agli Stati Uniti, passando anche dall’Europa. Il problema attuale è l’inesistenza di una regolamentazione a tal proposito. Quindi le vere domande che ci dobbiamo porre sono: chi sta sviluppando l’intelligenza artificiale? E per quali scopi?

E noi, comuni cittadini di questo pianeta, cosa desideriamo? Quale obiettivo desideriamo raggiungere per il benessere nostro e dello stesso Pianeta Terra? Non sarà il caso di iniziare a predisporre servizi di riconversione lavorativa?