Per un manifesto del buon senso: elezioni comunali e liste di opposizione

A distanza di qualche giorno dai risultati delle elezioni politiche, e a mente più fredda, risulta più facile provare ad analizzare l’impatto che questa tornata ha avuto anche per la città di Siena. Impossibile non guardare con attenzione a quanto avvenuto in casa PD. E’ vero, il ministro uscente (e assai difficilmente – per non dire impossibile – riconfermabile) Padoan ha conquistato il suo personale scranno in Parlamento, seggio peraltro che il PD locale ha regalato ad una persona che con il territorio senese non ha nulla a che vedere. E non ci si venga a prendere in giro con la storiella del “personaggio autorevole” e bla bla vari. Siamo proprio curiosi di vedere di quante istanze locali si farà carico Piercarlo Padoan in futuro. Ma il numero dei voti che il PD ha perso rispetto alle precedenti elezioni politiche è impressionante, una vera e propria emorragia di consenso.

E proprio su questo vogliamo riaprire una riflessione che avevamo già proposto qualche giorno fa. Peraltro, lanciata perché – molto banalmente – è un chiacchericcio di sottofondo che sta cominciando a circolare con insistenza per Siena tra chi non è (e in alcuni casi, non è più) interessato a votare il PD alle Comunali.

Archiviata la questione Fulvio Bruni che, come accadde anche la volta scorsa, sembra abbia ballato per una sola notte, pare sempre più evidente che Valentini, volente o nolente, sarà ancora una volta il candidato del PD (candidatura, oramai, per assenza di alternative in quell’area politica). Quindi, chi è di quella fede di partito voterà lui. Ma dall’altra parte? Sembra onestamente senza una logica che, soprattutto alla luce del disastroso risultato elettorale del PD e dello psicodramma di un segretario, Renzi, che dà dimissioni  part-time, tutte le varie forze che si trovano attualmente all’opposizione non riescano ad avere un supplemento di riflessione. Superfluo dire che la politica non può essere fatta sulla scorta delle simpatie/antipatie personali. Se uno ragiona così è bene che nella vita si dedichi ad altro. Superfluo dire, altresì, che se ben determinate persone  (De Mossi, Sportelli, Corradi, Neri, Piccini, Vigni, Tucci, Pinassi, solo per citarne alcuni tra i più rappresentativi nel panorama attuale, ma ovvio che ce ne sono anche tanti altri e non ce ne vogliano per non averli elencati tutti) in tutti questi anni se ne sono state all’opposizione o, anche semplicemente, non hanno comunque condiviso le politiche intraprese dal PD, vuol dire che una base di partenza per aprire un cantiere di confronto necessariamente esiste (diversamente avrebbero sposato senza batter ciglio la gestione della maggioranza).

Allora. Ma è mai possibile che nelle opposizioni ci siano più candidati delle dita di una mano? Quale sarebbe la logica? Attenzione perché va a finire che nell’opinione comune come motivazione a tale pluralità di candidature viene data solo quella di un’eccessiva esigenza di visibilità personale. E, sinceramente, non solo non ha nulla a che vedere con la politica con la P maiuscola, ma neanche con il buon senso. Legittimo che ciascuno sia portatore di una propria visione e con essa, della necessaria esigenza di autonomo spazio per esporla e portarla avanti. Ma vale la pena frazionarsi in tanti piccoli rivoli che andrebbero dal 2% all’8%,15% ciascuno? O forse non sarebbe meglio fermarsi e sforzarsi di avere una visione più ampia e un po’ più a lungo respiro? Con una visione simile, ed una conseguente gestione illuminata della città, (abbastanza latitante fino ad oggi) lo spazio per le proprie proposte è abbondantemente possibile. Vi sembra razionale e logico che un insieme di persone che da anni, e pur con alcune diverse sfaccettature, si oppone ad un certo sistema locale del PD, non abbia le basi per incontrarsi su alcuni punti in comune e da lì cercare un cammino condiviso?

Suggerimento. Fermate i motori. Analizzate bene il dato elettorale. Ascoltate meglio l’umore della gente in giro (e non solo quello nelle stanze chiuse), vi renderete conto che la massa dei senesi che non fa parte del sistema ritiene che la mancata sintesi tra le varie anime delle opposizioni rappresenti, ancora una volta, l’ennesima occasione sprecata. La volta scorsa, sempre per le solite miopie politiche e bizze personali, Eugenio Neri e tutta la coalizione perse per una manciata di voti. Si vuole ripetere lo stesso errore, oppure si può fare un passo avanti, tirare una linea, ripartire da zero e, a questo giro, trasformare il ballottaggio della volta scorsa in una vittoria?
TROVATEVI E PROPONETE UN MANIFESTO PER UNA AMMINISTRAZIONE CIVICA APERTA A TUTTI COLORO CHE HANNO LA VOLONTÀ DI FAR RIPARTIRE SIENA.

3 comments

  • I due ostacoli per questa soluzione seria per la città sono due: il Piccini che a costo di perdere continuerà in solitaria, e il De Mossi oramai blindato nel centrodestra guidato a Siena dalla Francesconi e dal Rosso.

  • Si fa una scommessina? Il centrosinistra compatterà tutti e diranno che hanno anche la componente civica. Rivincono un’altra volta grazie alle solite manovre a ribasso nelle opposizioni, soprattutto nel centrodestra (leggasi F.I.).
    Alla fine la bandiera del civismo se la giocherà il centrosinistra.

  • Gira voce che il Borghi per il candidato a sindaco della Lega avrebbe in mente l’avvocato Riccardo Pagni. Poi sta pensando anche a una donna come candidata. Verificate, verificate….

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