I cambiamenti del Palio come specchio della città attuale

Stiamo vivendo con disagio e un certo senso di rassegnazione questo tentativo di cambiare il Palio; ormai a cadenze regolari ci vediamo recapitare improrogabili imposizioni sul modo in cui si deve svolgere il Palio di Siena. Mi sembra un film già visto, anche se con altri protagonisti, ma sempre riguardante l’intima sfera di questa città, che pare proprio non sappia reagire, non sappia avere un sussulto, svuotata dentro della poca coscienza di sé che le era rimasta. Ricordate a tal proposito quando si parlava dei cambiamenti da porre in atto sulla Fondazione Mps e sulla Banca stessa? Solito copione. Allora qualsiasi argomento era introdotto dalla frase: “ce lo dice l’Europa”, ricordate? Che frustrazione, che senso di impotenza davanti a cotanta immagine, “ce lo dice l’Europa” e giù, senza remore, abdicando al nostro stesso senso critico. Ora si sta ripetendo lo stesso copione, al posto dell’Europa c’è un fantomatico richiamo al senso del rispetto maniacale delle norme di sicurezza, al posto della Fondazione e Banca Mps c’è il Palio. Andiamo al punto, quello che manca a Siena è una classe dirigente capace di fare ragionamenti di alto profilo sul Palio, capace di farne da garante, che sia all’altezza di questo compito delicato, frapponendosi, facendo da filtro a difesa della nostra comunità, ma soprattutto capace di ribadire e rafforzare il ruolo del Comune di Siena come unico ed esclusivo organizzatore del Palio, l’ultima e definitiva parola deve passare da qui; ma da chi è gestito il Comune di Siena? Stendiamo un velo pietoso.

Altro argomento attinente a questa vera e propria débâcle cittadina nei confronti del proprio bene più prezioso, dell’affermazione della propria essenza di popolo, è l’immobilismo ingessato delle contrade. Queste ultime sono divenute fucina di aspiranti politici, di aspiranti personaggi in cerca di nomina in qualche parte, di favolose organizzazioni capaci di far mangiare, bere, far festa per migliaia e migliaia di persone, nel contempo però si è agito per affossare il senso critico, la possibilità di intervenire come popolo unito a difesa delle proprie prerogative. Il Magistrato delle Contrade, che fino a poco tempo fa avrebbe dato in concessione la possibilità ad un ente esterno di garantire la visibilità e la visita dei musei di contrada, è rimasto fermo al palo quando c’era da agire unito, imperterrito, fermo, nei confronti dei vari attacchi vigliacchi e ignoranti che via via si sono palesati contro il Palio. Il Magistrato ha avuto solo ultimamente un sussulto contro il sindaco in scadenza Valentini, proprio perché quest’ultimo era in scadenza, che dire, un comportamento sul quale lascio trarre ad ognuno di voi le proprie conclusioni. Non ci meravigliamo quindi se non siamo capaci di gestire queste fasi di cambiamento ancor prima che ci vengano imposte, perché proprio qui sta il nodo della situazione, proprio qui si denota la grandezza di un popolo orgoglioso di sé, nel saper cambiare quando è opportuno senza che nessuno gli insegni niente e nel saper far fronte unito quando quattro coglioni animalisti (per fare un esempio), hanno la velleità di muovere contro Siena. Nessuna sponda per questi e per altri vili ed ignoranti attacchi, nessun richiamo al senso civile e al politicamente corretto, quando i primi ad essere scorretti, consapevolmente ignoranti e incivili nella mancanza di rispetto, sono gli altri. Siena non avrà futuro se non ritroverà sé stessa, se non sarà ferocemente critica con sé prima di tutto, se non recupererà quel senso elevato del donarsi e mettersi al servizio, non pensando soltanto di essere diciassette piccole fiere del mangia, bevi e non ci pensare.

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