Hanzo: deputati della Fondazione Monte dei Paschi autoreferenziali e legati a logiche della passata amministrazione.

Sig. Hanzo, come valuta la posizione del sindaco De Mossi che ha rimproverato ai vertici della Fondazione la mancata costituzione di parte civile nell’udienza del processo milanese?

I deputati della Fondazione hanno interpretato l’autonomia dei nominati come una sorta di autoreferenzialità. Rispondono a logiche legate alla passata amministrazione guidata dal PD, partito che ha voluto Profumo alla guida della Banca e che continua ancora a difenderlo. Non a caso, il PD senese, ha fatto salti mortali per portare Profumo a Siena perché rappresentava la continuità e lo stesso Profumo veniva omaggiato sia dal sindaco Valentini, che dai vertici del Pd alla festa del partito in fortezza. Il sindaco De Mossi ha fatto bene: i vertici della Fondazione non hanno alcuna giustificazione e la mancata costituzione di parte civile è uno sgarbo alla città e una mancata tutela per la stessa Fondazione, che ha subito perdite di patrimonio per le gestioni passate della Banca. Non possono restare ai vertici della Fondazione coloro che hanno inteso la nomina come una postazione autoreferenzialedi, non accorgendosi nemmeno che il PD è all’opposizione e con solo tre consiglieri comunali. La maggioranza consiliare e la città non possono subire ulteriori sgarbi da chi è stato nominato frettolosamente da un sindaco in scadenza e in piena campagna elettorale. Chi si trova nelle deputazioni della Fondazione e rappresenta il mondo economico e associativo e non risponde a logiche politiche, potrebbe fare un gesto di rispetto verso la città rimettendo la nomina e aprendo insieme al sindaco una riflessione, per procedere con metodi nuovi, alla nomina dei futuri deputati. Non tutti rispondono a logiche politiche. Ritornando alla decisione della Fondazione di non costituirsi parte civile, decisione supportata da un solo parere legale, perché non ha chiesto altri pareri? E comunque, perché non si è costituita parte civile per mandare un chiaro messaggio? Al limite il tribunale avrebbe rigettato la richiesta di costituzione.

I consiglieri di opposizione dell’apparentamento, accusano il De Mossi di tentativo di occupazione delle poltrone e l’ex sindaco Valentini ha accusato De Mossi di aver dato il via libera alla vendita della Banca.

L’apparentamento è stato un fallimento politico, soprattutto per il PD e una sconfitta personale di Valentini e del consigliere comunale Alessandro Masi, che ha voluto con forza l’accordo con Piccini. Chi per venti anni ha occupato senza ritegno poltrone fino all’ultimo sgabello, dovrebbe tacere, soprattutto coloro che hanno dato il via libera a scelte che hanno affossato Banca e Fondazione. Quando De Mossi denunciava le cattive gestioni, il Valentini tagliava i nastri insieme al Mancini. E per quanto riguarda le accuse di Valentini per la posizione di De Mossi sulla Banca, bisogna precisare con forza, che Valentini ha letto solo il titolo e non l’intervista al sindaco De Mossi uscita sulla Verità. Il sindaco De Mossi non ha dato nessun via libera alla vendita della Banca, anche perché il Valentini, abituato a mandare sms a Renzi per concordare le nomine, non si rende conto che il via libera per le scelte della Banca non spetta al sindaco. De Mossi e invito tutti a rileggersi l’intervista, ha sviluppato un altro ragionamento, restando con i piedi per terra, senza invadere il campo di competenza che è titolarità esclusiva delle autorità bancarie e attualmente anche del ministero. Al Valentini serve una vacanza e quando legge i giornali dovrebbe leggere il corpo degli articoli e non fermarsi al titolo.

Chiudiamo con una sua valutazione sulle critiche rivolte al sindaco De Mossi per la nuova giunta.

Il sindaco De Mossi ha la possibilità di recuperare alcuni errori, ma per farlo deve smetterla di seguire i consigli di chi non ha visione e non riesce andare oltre il perimetro della propria ombra. Quando si persevera con gli stessi errori, il rischio è quello di “aprire la porta dell’inferno” e nessuno sa cosa può uscire da quella porta. Se recupera lo sprint che ha tirato fuori durante il ballottaggio e recupera il rapporto con tutto quel mondo che lo ha sostenuto, sarà un sindaco modello. Anche perché i partiti della coalizione rappresentano solo il 15% dell’elettorato. Tutto il resto, e sono la maggioranza degli elettori, aspetta segnali innovativi.

One comment

  • Rimane un fatto Sensei Hanzo, mi pare evidente che Demagodemossi abbia molta più facilità ad esternare su problematiche sulle quali dovrebbe agire in maniera “indiretta”, vedi la fondazione (con dichiarazioni che più che opinioni politiche sembrano dei pareri legali e neanche troppo facili da decifrare), mentre mantiene un atteggiamento parecchio omertoso su quelle che sono le sue competenze “dirette”, come la scelta degli assessori e soprattutto cosa cavolo vuole fare di questa città. Unica eccezione il Palio, dove evidentemente non arrivano i “consigli” dei suoi carcerieri.
    Una domanda finale, imporre le dimissioni dei deputati e nominarne di nuovi sotto controllo diretto suo e di chi lo “consiglia” non sarebbe l’ennesima dimostrazione che cambiano i soggetti ma non i metodi?

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