Il Palio con l’uovo sodo

Se fossimo in presenza di una disputa teologica, considerate le competenze in materia di chi scrive, non sarebbe opportuno fare alcun commento. Ma tenuto conto che l’argomento coinvolge la religiosità popolare, due parole si possono dire.

La vicenda è la solita: l’Arcivescovo doveva o no benedire il Palio dell’Assunta?

Nella recente nota stampa il Presule focalizza l’attenzione sui simboli che danno senso alla fede cristiana ed alla religiosità popolare ed invita gli organizzatori al rispetto di quei contenuti che hanno permesso alla festa di rimanere sempre giovane e di non ridursi ad un fatto folcloristico o mero evento agonistico tra contrade.

Tuttavia, avendo l’Arcivescovo precisato che la benedizione non è ad un oggetto ma al popolo delle contrade che celebrano la festività, lascia intendere come anche i drappelloni precedenti non siano stati benedetti.

Messa in questi termini, la questione è ancora più rilevante: nel Palio l’Arcivescovo non ha riconosciuto la Vergine Assunta ma una immagine profana; per cui, non benedicendola, non ha benedetto il popolo delle contrade.

Come si nota, soprattutto per chi è credente, la questione non è di poco conto. Si tratta di stabilire se i Cittadini di Siena (ma soprattutto i loro amministratori) possano essere ritenuti credenti, non credenti o peggio.

E’ forse opportuno ricordare che il cristiano è  colui che crede nella Resurrezione di Cristo e al tempo stabilito ogni persona, in base alla fede in Lui, risorgerà dai morti e vivrà in eterno. In estrema sintesi, la fede di cui l’Arcivescovo è il sorvegliante, ci consentirà di passare da un mondo “finito” ad uno “infinito”, in cui la morte non esiste.

Conservare la fede è quindi impresa ardua (ognuno di noi, di fronte alla malattia, alle ingiustizie, alla morte, lo ha sperimentato e lo sperimenta di continuo), per questo gli uomini hanno adibito spazi in cui erigere templi (fana) e nominato ministri (Vescovi) che li allontanassero dall’incredulità (apistia).

Stando così le cose, il Vescovo (sorvegliante) accoglie nel Tempio (fanum) le persone che intendono tenere viva la loro fede, messa in costante discussione dalla persistente frequentazione di luoghi in cui la cultura è profana (pro-fanum: fuori, di fronte al tempio). Giustamente quindi l’Arcivescovo individua il senso religioso dei cittadini nel momento in cui si trasferiscono dal pro-fanum al fanum, il luogo sacro dove per due giorni é custodito il Palio.

E qui sta il problema: forse ai più, Sorvegliante incluso, è sfuggito come, salvo che in sporadici momenti (tra cui il Palio dell’Assunta), da ormai qualche anno l’ingresso al Sacro Tempio (che, nella fattispecie, è il luogo ove è posta la Cattedra da cui il defensor fidei svolge il suo alto ministero, la Cattedrale) sia unicamente consentito ai paganti (una curiosità: ma ai milioni che acquistano il biglietto é promessa la vita eterna?).

In estrema sintesi, il pro-fanum si è ingoiato il fanum, che è andato a farsi benedire da un’altra parte.

Ecco il motivo per il quale il Sorvegliante ha deciso di non benedire il drappellone, era stato portato nel luogo sbagliato, dove il sacro ha fatto posto ad una remunerativa attività si commerciale, ma evidentemente svolta nel rispetto delle secolari radici religiose della nostra fede a cui con insistenza siamo richiamati.

Siamo perciò giunti alle considerazioni finali. Per farsi benedire il Palio gli organizzatori potranno adottare i seguenti accorgimenti:

1) Pagare il biglietto di accesso al “pro-fanum”, il cui prezzo sarà ovviamente commisurato alla partecipazione di popolo che usufruirà degli spazi commerciali messi a disposizione dall’autorità ecclesiastica ed alla permanenza in loco del manufatto sacrilego.

2) Far raffigurare sul cencio un simbolo che non presenti alcuna ambiguità iconografica, un uovo sodo andrebbe benissimo! Possiamo essere certi che, abituato com’è a benedirne in quantità industriale per la Santa Pasqua, il Sorvegliante non avrà nulla da ridire.

Nell’attesa che per tutti si realizzi l’auspicio di “vivere partendo dalla risurrezione”, per ora contentiamoci di quello che passa il convento.

d’Ivano Letto

(La foto di copertina è di Andrea Pagliantini che ringraziamo)

One comment

  • Ragionamento logico che condivido. E l’idea di raffigurare sul drappellone un uovo denota buona conoscenza della storia dell’arte, dove l’uovo è stato assai rappresentato, spesso con significato simbolico, da Piero della Francesca a Constantin Brancusi: «Ciò che è reale non è l’apparenza, ma l’idea, l’essenza delle cose.» Trovandoci però nella “faziosa” Siena, presumo che comunque non potranno mancare le polemiche, da sempre armoniosamente presenti specialmente nel Palio. Qui si propone un «uovo sodo», ma potrebbe anche essere strapazzato, à la coque o in camicia, nel tegamino o magari fritto, ecc. Però se ne potrebbe anche utilizzare uno crudo, ponendo magari attenzione che non caschi; almeno fin quando il Cencio non sarà – per le mani del Capitano vittorioso – calato dal palco dei giudici ai contradaioli vittoriosi.

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