Intervista alla dottoressa Rosanna Zari, una eccellenza senese

Inauguriamo la nuova rubrica dello Stanzino che si chiamerà “Arti, mestieri, eccellenze e personaggi”, con l’intervista alla dottoressa Zari, una eccellenza senese nel campo dell’agronomia nazionale e non solo. Riportiamo fedelmente la presentazione di Rosanna Zari dal sito ufficiale del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali: “Iscritta all’Ordine della Provincia di Siena dal 1°giugno 1992 ha ricoperto la carica Presidente dell’Ordine di Siena dal 2000 fino all’esercizio di opzione come Consigliere Nazionale, antecedentemente all’interno dello stesso Consiglio è stata Segretario (1994 -1997) e Tesoriere (1997-2000). Titolare del proprio studio di quattro professionisti ( Dottori Agronomi e Dottori Forestali) in cui svolge  la libera professione nell’ambito della consulenza aziendale a tutto campo ( progettazione, consulenza economico-finanziaria, stime ecc.) sistemi HACCP, sicurezza luoghi lavoro, ha maturato significative esperienze nella progettazione e pianificazione territoriale ( ripristino cave, piani strutturali ecc.) E’ membro esperto sezione specializzata agraria del Tribunale di Siena, Componente gruppo Panel Test e qualifica di Capo Panel per l’assaggio dell’olio, commissario per la revisione degli usi della CCIAA di Siena, Membro dell’Accademia di Scienze dei Fisiocritici. In qualità di vicepresidente del Consiglio Nazionale è Coordinatrice del Servizio Comunicazione. La Vicepresidente, eletta nel 1° mandato 2008-2013, è stato riconfermata Vicepresidente nel 2° mandato 2013-2018 ed è Coordinatrice del Dipartimento Comunicazione e Promozione Professionale.”

Ultimamente è stata nominata dal Ministro Centinaio tra i membri dell’organo consultivo e propositivo per le denominazioni Doc e Igt. Crediamo non ci sia da aggiungere altro, nella speranza che qualcuno a Siena si accorga delle eccellenze presenti nel suo territorio.

Dottoressa Zari, partendo dall’attualità, come nasce il rapporto e la nomina “del comitato nazionale vini DOP e IGP ” da parte del Ministro Centinaio? 

In realtà la nomina deriva dall’art. 40 del Testo unico della vite e del vino che è stato approvato nel 2016. Il mio consiglio nazionale, in breviter CONAF, chiedeva al Ministero dell’Agricoltura già dal 2009 di modificare il Comitato con l’introduzione di un esperto Dottore  Agronomo, accolta appunto nel 2016, poiché  la definizione di un disciplinare DOP e IGP o DOC o DOCG riguarda l’intera filiera vitivinicola a partire dalla scelta dell’area di produzione e dalle caratteristiche agro-climatiche per terminare sulle metodologie  di trasformazione delle uve in vino. Tuttavia mancava il decreto di nomina del comitato, fermo da quasi due anni e che il Ministro Centinaio ha fatto a pochi giorni dal suo insediamento.

Dieci anni di vicepresidenza CONAF (Consiglio Ordine Nazionale dei Dottori Agronomi e Forestali): quali esperienze e quali considerazioni ha maturato nel settore?

E’ stata un’esperienza bellissima anche se faticosa, soprattutto per gli scarsi collegamenti infrastrutturali del nostro territorio, ad ogni  modo direi l’arricchimento in termini professionali: da un lato il confronto con le altre professioni mi ha consentito di ragionare in modo diverso e più ampio, dall’altro il partecipare concretamente ai processi legislativi, anche se solo in via consultiva, mi ha lasciato una visione più completa del settore e delle sue problematiche quanto delle sue peculiarità.

Ormai da più di due mesi è finita la campagna elettorale. Si è sentito molto parlare di ” Agroalimentare”: ci traduce il significato di quello che per Siena è stato uno slogan elettorale e cosa dovrebbe fare la nostra città per rendersi attiva in questo settore?

Intanto si potrebbe partire, non solo a Siena, ma in tutte le città, da una “riconsiderazione” della cultura rurale e contadina  con riconoscimenti concreti per la vita difficile ed il lavoro assolutamente ancora arduo e pesante che i nostri agricoltori e allevatori fanno. Spesso la non conoscenza del settore e di quello che viene fatto anche solo per avere un piatto di pasta sul tavolo, distacca sempre di più le persone da quella che invece è stata l’attività primaria e fondante del nostro Paese. Ci vuole considerazione quando si fanno le norme ad esempio sui fabbricati, sui piani strutturali ed in generale sugli atti di pianificazione ed una conoscenza e attenzione verso chi produce cibo. Nel nostro territorio spesso, all’interno dell’azienda agricola, avviene anche la trasformazione del prodotto finito, si pensi non solo al vino e all’olio ma anche ai formaggi ecc. , ecco che l’agricoltura si fonde con l’idustria e questo richiede una grande preparazione dell’impreditore. L’agroalimentare è un settore fondamentale per l’intera nostra provincia dove ancora si richiedono posti di lavoro, ma che se abbandonato a se stesso rischia di naufragare.

Dove manca (se manca) Siena nelle politiche del suo territorio, così celebre e fertile agli occhi del mondo?

Credo che una politica più attenta alle produzione primaria, come per esempio una semplificazione amministrativa, sarebbe un vero toccasana, partire da un riordino della normativa vincolistica ad esempio, che ovviamente è parte statale, parte regionale e parte comune e provincia, sarebbe già un primo passo verso una diminuzione della burocrazia: passando ad un esempio concreto, se un agricoltore deve fare un intervento straordinario sul terreno, quale ad esempio una spietratura, uno scasso o altro  per un impianto arboreo ecc. può essere  necessario richiedere autorizzazioni fino a sei enti diversi! questo comporta ovviamente non solo costi enormi, ma anche tempi assolutamente incerti, e come fa un imprenditore a programmare i propri investimenti? Magari per tali investimenti ha anche chiesto un prestito bancario ed a maggior ragione servono tempi certi.

Il modello Expo Milano dove ha attivamente lavorato, potrebbe essere esportato in scala a Siena? Riterrebbe utile un’iniziativa del genere?  

La domanda è davvero interessante poiché se fosse rivisto non in chiave internazionale ma in chiave ” senese”, sarebbe senz’altro un modello da importare, seppure a carattere permanente. Un esempio simile è quello di FICO (Fabbrica Italiana Contadina) di Bologna , ma forse troppo grande e dispendioso. Si potrebbe pensare ad uno spazio didattico, riqualificando aree coperte dismesse, in cui  illustrare e far provare come si produce un determinato alimento del nostro territorio.

Cosa dovrebbero fare subito Siena e il suo territorio come politica gestionale nel settore in cui lei è leader?

Per il settore vino la nostra Enoteca Italiana è un bene ed  un patrimonio che è stato perduto, ma che meriterebbe sicuramente una sua “riabilitazione”, ma com’è stato possibile mi chiedo perdere un tale gioiello?  io mi sono davvero rammaricata quando ho letto della sua chiusura, perché a parte ricordi nostalgici di luoghi in cui ho svolto parte della mia formazione,  io credo che vista in chiave moderna avrebbe potuto essere uno strumento di divulgazione straordinario dei nostri vini, oltre a quelli delle altre regioni.
Certi nostri vini, seppure eccellenti, hanno poca risonanza ed ecco che qui la pubblica amministrazione potrebbe intervenire con una promozione capillare, analoga a quella che molti importatori stanno facendo in America, andando porta a porta ad organizzare eventi degustativi per gruppi di normali cittadini. Insomma, in generale la nostra cultura dovrebbe porre più l’attenzione sul mondo agro-alimentare e rurale e di quello del vino.

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